lunedì, Ottobre 18

Visti da fuori: gli occhi del mondo sull’Italia prima del voto A un passo dal rinnovo del Parlamento, l’Italia si ‘scompone’ sotto lo sguardo della stampa estera. Intervista a Alberto Martinelli, dell’Università statale di Milano

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Ci sono, nei vari programmi, mancanze particolari oggetto di rimprovero alle nostre forze politiche da parte degli osservatori europei?

Non so quanto si possa generalizzare, ma ho letto qualcosa riguardo alla scarsa attenzione per i problemi ambientali. Se vogliamo, ciò è obiettivamente vero.

Quale percezioni si hanno in merito alle proposte relative alla questione migratoria, nelle sue ripercussioni sullo scenario europeo?

Qui troviamo un atteggiamento di critica da parte del Gruppo di Visegrád, ma si tratta di aspetti inerenti al ricollocamento. Le autorità di quei Paesi hanno dovuto registrare che il Governo attuale ha una posizione più proattiva sul problema rispetto ai precedenti. Direi che, in generale, si sono fatti i complimenti all’Italia sul suo ruolo centrale di ‘gestore’ dei flussi.  Vero è che, poi, alle ‘pacche sulle spalle’ non seguono altri provvedimenti.

Potrebbe dirci qualcosa su come appare la nostra politica di difesa (rispetto al tema della difesa comune, secondo la Strategia Globale dell’UE) e sullo spazio che occupa nei vari programmi elettorali?

La questione del Niger non è stata dibattuta più di tanto sui media italiani. In realtà, è un aspetto importante perché è la prima volta che non ci sono solo truppe francesi in un Paese ex-colonia francese, – il che non farebbe notizia -, ma ci sono anche truppe tedesche e italiane. Questo è visto come la riprova di una volontà di andare verso una difesa comune. Ormai, quella è considerata in qualche modo la ‘frontiera meridionale’ dell’Europa, almeno per ciò che riguarda il problema migratorio e il contrasto alla penetrazione del fondamentalismo islamico nelle zone desertiche e a Sud del Sahara. SI tratta di un elemento saliente, presente sui media stranieri e del quale tenere conto.

Tuttavia, nei programmi non si trova, salvo un rapido cenno da parte del Centrosinistra.

Anche questo è significativo. Il Centrodestra, benché composto in larga parte da sovranisti, non ‘può’ parlarne perché equivarrebbe a riconoscere un merito al governo attuale. Perciò, è meglio tacere. Dal loro punto di vista dovrebbe, invece, essere un modo per esprimere il potere politico-militare del Paese. Peraltro, anche il Centrosinistra ne parla poco perché è una scelta che, a mio parere, ha una sua motivazione molto precisa, ma sanno che potrebbe suscitare dissensi tra i potenziali elettori. Ecco perché il tema non è molto presente nei programmi della campagna elettorale.

Qual è la ragione specifica della nostra scelta di essere presenti militarmente a fianco della Francia in una regione poco strategica come il Sahel?

In questo senso non parlerei tanto di ‘affiancare’ la Francia. Conta, invece, la scelta di non lasciare certe aree importanti per la politica dell’Europa. Ovviamente parlo dell’espansione del fondamentalismo islamico, che è stato sconfitto in alcune arre, ma al momento è molto attivo in Africa Subsahariana: questo è visto come un problema europeo. Quindi, l’idea che siano le potenze ex-coloniali a occuparsi del problema è contrastata nei fatti. Anche la Germania, che – molto più dell’Italia – è sempre stata attentissima a non farsi coinvolgere in operazioni militari di alcun tipo, in questo caso ha fatto una precisa scelta: essere presente. Si può discutere se sia la strategia più opportuna o meno, ma importante è decidere insieme, non lasciando che un solo Paese faccia le proprie scelte e gli altri optino per scelte opposte o, comunque, diverse. In ciò vedo un valore ‘europeo’. Non entro nel merito della strategia adottata, ma è una scelta europea, non meramente francese.

Parlando ancora di missioni militari, non va dimenticato che, in Iraq, il contingente italiano è stato in questi anni il più cospicuo, dopo gli USA. Per l’area interessata, la politica era concordata all’interno della NATO e l’Italia, sempre presente, ha dato un contributo – non belligerante, ma strategico – importante.

Infine, l’Italia cerca progressivamente di svolgere una politica mediterranea. Mi sembrano gli aspetti interessanti di questo governo, aspetti su cui il Centrosinistra dovrebbe insistere un po’ di più per mostrare continuità di indirizzo. In altre parole, le ‘cose buone’ del nostro Governo potrebbero essere riprese in campagna elettorale, diversamente da quando accade. Nei programmi non ho trovato grandi novità.

Soprattutto da parte dei 5 Stelle, c’è una sorta di rigidità nei confronti della NATO da parte di diverse formazioni. Come è vista? Se ne parla fuori dall’Italia?

Riguardo al M5S, all’estero non riescono a capire esattamente quali siano le posizioni perché continuano a mutare nel tempo. Aspettano, quindi, di vedere quale sarà il risultato elettorale e quali ruoli avranno queste forze politiche – se saranno di governo o di opposizione. Se fossero di governo, dovrebbero cominciare a occuparsene (e a preoccuparsene). Per ora, tuttavia, non mi sembra che vi sia una grande attenzione.

Più in generale, sembra anche a me che la politica estera non abbia un grande spazio nel dibattito né nei programmi. L’immigrazione è la cosa più importante, insieme alla politica mediterranea e tutto quanto può avere a che fare con la minaccia terroristica e le conseguenze di quel che avviene nell’area mediorientale.

E il rapporto con la Russia, che alcuni (M5S, Lega) vorrebbero recuperare?

Ci sono forti differenze. In particolare, un atteggiamento decisamente filo-russo nella Lega. Come sappiamo, però, l’Italia ha sempre avuto un’attitudine molto più dialogante e conciliante rispetto alla posizione americana. Ci sono differenze, sicuramente, ma direi che la Lega è quella che tiene a differenziarsi di più, perché gli altri sono abbastanza prudenti. Soprattutto, per ciò che interessa FI e PD, su questi temi non vedo grandi differenze.

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