sabato, Ottobre 23

Virginia Raggi: quattro anni di disagi più il disastro finale La sua visione della politica è desolatamente limitata perché la gente si ricorda benissimo quello che è successo e capisce anche che la ‘strategia’ della sindaca è di una irritante furbizia non molto intelligente

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Roma, la Capitale d’Italia, è devastata da buche grandi come crateri lunari che fanno la felicità di carrozzieri e meccanici. La gente oltretutto ci cade pure dentro.

Il verde pubblico è devastato dall’incuria e i rifiuti sono ormai un segno distintivo, un brand, noto nel mondo più del Colosseo. Gli animali selvatici come i cinghiali scorrazzano allegramente nei parchi e sempre più spesso fuori, aggredendo anche la gente.

Gli autobus che ‘Virgy’ compra vanno a fuoco con una inquietante frequenza (candidatura al premio Nerone) mentre lei continua a blaterare di improbabili funivie, oltretutto in un momento non certo felice per questo mezzo di trasporto. La vicenda dello Stadio della Roma a Tor di Valle, quadrante Sud della città, una delle più grandi opere pubbliche mondiali, è esemplificativa. Eletta anche con i tanti voti di chi questa colata di cemento in un’area subsidente e ad alto rischio idrogeologico non la voleva, cambia improvvisamente idea e ne diviene una fan appassionata. Fortunatamente le note vicende giudiziarie che vedono coinvolti anche in prima persona esponenti dei Cinque Stelle fanno capire alla nuova proprietà che ‘zero tituli Pallotta’, il precedente presidente costruttore, ha preso una cantonata e quindi desiste.

Allora lei, tosta e ratta, cerca di rifilare la possibilità all’altra squadra della capitale, cioè la Lazio e non è detto che non ce la faccia.

E poi il dulcis in fundo dell’eroina della borgata Ottavia: qualche mese fa, improvvisamente, apre tutti i cantieri insieme rendendo praticamente impossibili gli spostamenti e facendo infuriare ulteriormente i commercianti che speravano in una ripresa dei commerci.

Dopo più di quattro anni in cui è stato fatto poco o niente, è chiaro che la Raggi s’era fatta un ragionamento furbetto del tipo, “mi si nota di più spalmando –come si deve fare- i lavori in cinque anni oppure li concentro solo nei mesi appena precedenti le elezioni?”.

Da notare anche il ‘ricatto’ che la Raggi ha pensato nei confronti del Movimento, quando Conte e Zingaretti se la stavano per giocare: ha detto che il suo programma sarebbe stato costruito sulla piattaforma Rousseau in rotta con il Movimento stesso. Un chiaro avvertimento che si sarebbe comunque presentata con una sua lista facendo perdere tutti. Immediatamente ebbe l’appoggio incondizionato dell’ex premier.

Tuttavia, la sua visione della politica è desolatamente limitata perché la gente si ricorda benissimo quello che è successo e capisce anche che la ‘strategia’ della sindaca è di una irritante furbizia non molto intelligente.

Questo accade quando il populismo arruffone non mette in moto quei meccanismi che una volta conducevano ad avere amministratori almeno competenti.

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