mercoledì, Giugno 23

Virginia Raggi e i travagli di Travajo Marco Travaglio prende accoratamente la difesa della sua pupilla con il dispiegamento del classico benaltrismo italico. Sono ben altri i problemi dell’Italia, altro che la superficialità della Sindaca

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Le gaffe di Virginia Raggi, sindaca di Roma, sono innumerevoli e con essi si potrebbe comporre un’intera enciclopedia e strapperebbero un sorriso se non fossero purtroppo espressioni dei danni che può compiere il populismo quando porta in dote una classe dirigente superficiale e accidiosa.

Parliamo solo delle ultime, perché sono le più eclatanti e danno veramente il segno della superficialità a cui si è giunti. Per le altre rimandiamo a Google, alla voce ‘Virginia Raggi gaffe’. Incominciamo.

Solo un mese fa confuse l’anfiteatro romano di Nimes, in Francia, con il Colosseo che è il simbolo di Roma nel mondo.

Un erroretto da niente che scaricò. Come al solito, su ‘impiegati’ che avrebbero commesso l’errore. Anche se fosse vero lei non controlla quello che le scrivono?

Subito nella mente populista dei grillini girò l’idea del complotto. Qualcuno aveva ordito l’incredibile sostituzione per screditare la Sindaca in campagna elettorale.

È come se il sindaco di Parigi avesse messo la torre di Pisa al posto della torre Eiffel. Sai le pedate che avrebbe preso con conseguente immediata cacciata?

L’altro giorno invece ha scritto ‘Carlo Azelio Ciampi’, invece di ‘Carlo Azeglio Ciampi’, nella insegna marmorea di commorazione in un largo di Roma alla presenza di tutte le più alte cariche dello Stato, tra cui il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, letteralmente infuriato per quanto accaduto. Cerimonia rimandata, insegna ricoperta con un lercio lenzuolo giallo – rosso e storielle inverosimili che cominciano a girare nell’entourage come il fatto che appena accortasi dell’errore la Sindaca chiamava il marmista che le rifaceva al volo la targa, ma poi era fermato per strada dai vigili urbani e quindi non ce la faceva ad arrivare in tempo. Se fosse così sarebbe da sganasciarsi dalle risate: non poteva la Sindaca mandare una scorta municipale al povero marmista invece che farlo fermare dai suoi stessi vigili? Siamo alle comiche alla ridolini.

Ma ancora più divertente è l’apparato esplicativo che è stato messo in moto per giustificarla. Come è classico, anche questa volta è emersa la teoria del complotto e cioè ‘Virgy’ sarebbe vittima di oscure manovre di non ben precisati ‘poteri forti’ per farla fuori.

Quindi il marmista sarebbe un agente prezzolato di una Spektre ciociara e la sua capa la povera impiagata alla toponomastica che ha sbagliato a mandare l’email all’artigiano.

Il solito ‘fratellone’ della sindaca, Paolo Ferrara, scrive: “Si avvicinano le elezioni e ormai si inventano tutto per fermare Virginia Raggi. La targa con il nome sbagliato di Carlo Azeglio Ciampi non è un semplice errore. Vi sembra possibile? A me no”. Ed invece a noi sì. Si chiama superficialità e scarso impegno sul lavoro.

Ma la cosa divertente è che il ‘giornalista del popolo’, Marco Travaglio, pardon ‘Travajo’, prende oggi accoratamente la difesa della sua pupilla con il dispiegamento del classico benaltrismo italico. Sono ben altri i problemi dell’Italia, altro che la superficialità della Sindaca.

Il titolo è particolarmente stupido: ‘Erori di stumpa’, il contenuto peggio. Infatti la difesa particolareggiata della incompetenza verte sul fatto che la Sindaca non può fare anche la scalpellina con tutti i dipendenti che ha. E certo, perché secondo Travaglio la Sindaca non è responsabile degli errori dei suoi sottoposti ed è esentata dal controllo del lavoro, se non altro lungo la catena amministrativa.

E poi giù contro tutti i giornali rei di aver perculato, scusate il termine oxfordiano, la Sindaca illetterata.

Ed infine la perla finale: la Raggi stessa durante l’imbarazzante figuraccia davanti a tutti avrebbe compulsato Google e trovato un errore simile del 1989 fatto nientemeno che da Cossiga e non si è potuta trattenere infantilmente dal dichiararlo a tutti. Naturalmente quel monaco del pensiero itinerante di Travaglio ha preso la palla al balzo e ha fatto sua la perla comunicativa della pupilla.

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