lunedì, Ottobre 18

Violenze elettorali in Kenya 2007, la verità della Commissione Waki

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Il rapporto Waki distrugge la versione diffusa dal Governo e dai principali media kenioti di furore etnico incontrollato come causa delle violenze post elettorali avvenute. Le violenze si svilupparono  su base etnica, ma furono pilotate da politici ed imprenditori appartenenti ad entrambi due i maggiori schieramenti politici kenioti: quello di Kibaki, il Party of National Unity – PNU, e quello di Odinga, il Movimento Democratico Arancione (ODM).

I servizi segreti kenyoti avevano avvisato mesi prima il Governo e il Presidente uscente Kibaki del rischio di violenze post elettorali estese a livello nazionale. Il National Security Intelligence Service (NSIS) già nel settembre 2007 aveva consegnato al Governo un rapporto dettagliato del rischio di violenze, specificando le aree geografiche maggiormente interessate (Nairobi, Rift Valley e la costa). Il rapporti conteneva anche vari nomi di politici e imprenditori dei due i partiti candidati alle elezioni che stavano pianificando le violenze.

Un secondo rapporto del NSIS, intitolato: ‘Critical Dates and events. General Election 2007‘, era stato consegnato il 06 dicembre 2007 al Presidente della Commissione Elettorale Keniota, Samuel Kivuitu. Quest’ultimo rapporto conteneva ulteriori informazioni sulle dinamiche, luoghi e mandanti delle future violenze etniche – politiche. Ambedue i rapporti del NSIS furono ignorati dal Governo e dal Presidente Kibaki.

Secondo la commissione Waki, nessuna misura preventiva fu attivata per impedire le violenze. Nessuna informazione relativa ai rapporti dei servizi segreti fu fatta pervenire alla Polizia e all’Esercito. Nessun rafforzamento delle forze d’ordine nelle zone geografiche indicate a rischio dal NSIS fu ordinato. Nessuna misura giudiziaria (come l’arresto per accertamenti della durata di 72 ore previsto dalla legge) fu presa contro i mandanti indicati dai servizi segreti. La Commissione Waki sottolinea che se il Governo e il Presidente avessero preso in seria considerazione i rapporti dei servizi segreti e predisposto le relative misure preventive di contenimento, sarebbe stato possibile evitare le violenze post-elettorali o, nella peggiore delle ipotesi, limitarle.

Ambedue i partiti aspiranti alla presidenza si resero responsabili delle violenze etniche post elettorali, addirittura pianificate prima delle elezioni, secondo quanto investigato dalla Commissione Waki. Nel rapporto sono dettagliati numerosi esempi che portano alla luce le responsabilità dei politici di entrambi i schieramenti, compresi due episodi di violenza tra i più famosi: quello di Naivasha nella Rift Valley e quello di Mombasa, sulla costa. Nella cittadina di Naivasha, tra il 27 e il 30 gennaio 2008 le violenze etniche, perpetuate dall’etnia Kikuyu (a cui appartiene Kibaki) contro l’etnia Luo (a cui appartiene Odinga), causo’ circa 200 morti ed ingenti danni materiali. La Commissione Waki rivela che le violenze a Naivasha furono pianificate dai politici del PNU e da imprenditori vicini al partito.

La programmazione delle violenze a Naivasha fu effettuata in due riunioni. La prima svoltasi nella State House, proprio nel cuore della presidenza,  la seconda al Safari Club di Nairobi. Fu deciso di utilizzare la setta religiosa Mungiki per perpetuare le violenze contro i cittadini kenyoti di origine Luo sostenitori di Odinga. Ai Mungiki furono affiancati dei giovani disoccupati Kikuyu, pagati 200 scellini kenyoti (circa 2 euro). Imprenditori supporter del PNU fornirono i machete e i mezzi di trasporto per effettuare i raid.

Nella città di Mombasa, politici ed imprenditori del ODM di Odinga pianificarono mesi prima e gestirono in seguito le violenze etniche contro i Kikuyu e cittadini kenyoti di origine indiana che causarono 32 morti, circa 100 feriti, 240 negozi e 29 case distrutte. Mombasa, famoso centro commerciale e turistico, era nota per il suo atteggiamento moderato e pacifico durante tutte le elezioni svoltesi in Kenya. I cittadini di Mombasa di origine Luo e Kalenjine, che nutrivano un senso di rancore e marginalizzazione economica secondo loro portata avanti dal Governo di Kibaki, durante le elezioni presidenziali avevano appoggiato in massa il ODM. Nel 2009 i Kalenjine si unirono ai Kikuyu guidati da Uhuru Kenyatta. Il rapporto Waki rivela che i politici del ODM utilizzarono una setta religiosa e giovani disoccupati pagati 300 scellini kenyoti (circa 3 euro) per perpetuare le violenze etniche a Mombasa.

La Commissione Waki si sofferma sul ruolo delle forze dell’ordine durante le violenze etniche post elettorali. Mentre l’Esercito diede prova di maturità, di neutralità e di equilibrato uso della forza, la Polizia affrontò la crisi nazionale totalmente impreparata e con una pessima coordinazione. Vi sono numerose prove e testimonianze che evidenziano addirittura il ruolo attivo della Polizia nelle violenze etniche che causarono la morte di 405 persone uccise direttamente dalla polizia durante manifestazioni pacifiche.  La maggioranza delle vittime fu colpita da uno o più proiettili alla schiena. Durante le manifestazioni di protesta la Polizia invece di limitarsi all’uso di gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e pallottole di gomma, spesso e volentieri utilizzava proiettili veri sparati ad altezza d’uomo.

Secondo la Commisione Waki le vittime della Polizia sarebbero maggiori di quelle riportate ufficialmente, molti omicidi sarebbero stati occultati dagli stessi poliziotti. La Commissione accusa la Polizia anche di aver commesso violenze carnali (almeno 119 casi) e di aver rilasciato numerosi colpevoli delle violenze soprattutto di origine Kikuyu, nonostante che erano stati colti sulla scena dei delitti. Il rapporto rivela inoltre che almeno 1.600 poliziotti in borghese prestarono servizio di intimidazione davanti i seggi durante le elezioni per conto del PNU di Kibaki nella città di Nyanza. Successivamente presero parte attiva nelle violenze contro i Luo avvenute nella città. Il rapporto fa notare che il gruppo etnico prevalente nella Polizia e’ Kikuyu, mentre le vittime sono in maggioranza Luo e Kalenjine.

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