sabato, Settembre 18

Vino: l’Italia dell’ebbrezza che affascina la Cina

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Il consumo di vino nei Paesi del Vecchio Mondo diminuisce, mentre cresce la domanda che proviene dai Paesi emergenti, dove il vino non è mai stato parte della cultura locale. Il bicchiere fuori pasto è molto apprezzato anche in Italia, dove la qualità prevale sulla quantità. Il consumo del vino nel mondo in molti aspetti ha caratteristiche comuni anche nei paesi che stanno scoprendo il vino in questi anni. Sta di fatto che Cile, Australia, Argentina, Sud Africa e Nuova Zelanda conquistano fette sempre maggiori del mercato mondiale, pur non avendo una lunga tradizione produttiva in campo vitivinicolo.

Come hanno fatto questi Paesi ad arrivare a competere con Paesi come l’Italia o la Francia? La risposta è semplice: i Paesi del Nuovo Mondo hanno saputo creare le condizioni per un vantaggio competitivo. Indipendentemente dalle risorse iniziali, un paese può costruire le pre-condizioni per il successo economico delle proprie aziende. Lo dimostra la Teoria del Vantaggio Competitivo delle Nazioni di Michael Eugene Porter: il vantaggio competitivo di una nazione non si fonda solo sulla quantità di risorse naturali di un Paese, o quantomeno non sono più fondamentali come un tempo, ma anche sugli strumenti messi in campo per creare un vantaggio competitivo. I governi possono oggi migliorare l’istruzione, creare nuove infrastrutture, promuovere la formazione di capitali o attrarre capitali dall’estero. La dogana cinese registra che l’export di vino francese negli ultimi anni è cresciuto del 63,4% e anche gli spagnoli conquistano un ottimo +40,2%.

L’Europa produce il 59% del vino mondiale, mentre nel fiorente Nuovo Mondo emergono due nuovi protagonisti produttivi, l’Argentina e la Cina. L’Argentina con la performance del 2010 ha superato l’Australia, diventando il quinto produttore mondiale di vino dopo Francia, Italia, Spagna e USA. La Cina in termini produttivi è a ridosso dell’Argentina: secondo i dati FAO il sorpasso è addirittura già avvenuto, nel 2008, con la Cina che ha prodotto 1.500.000 tonnellate contro le 1.467.640 dell’Argentina. In Asia, a trainare le importazioni è stato sicuramente il Giappone, seguito da Cina, Hong Kong e Singapore. Ma, la Cina, che è ormai un mercato che attrae tutti i Paesi esportatori per il numero di potenziali nuovi consumatori, sta investendo molte risorse nella produzione di vino per il consumo locale, tanto che in un futuro potrebbe imporsi anche come esportatore.

In Europa, il regolamento del Consiglio dei Ministri europeo n.479/2008 ha introdotto una vasta riforma dell’organizzazione comune del mercato vitivinicolo, e condotto alla progressiva eliminazione di misure di intervento sul mercato, inefficaci e costose, permettendo di destinare il bilancio a misure più positive e dinamiche per aumentare la competitività dei vini europei. Il periodo di applicazione della riforma ha significato per l’Italia il finanziamento e l’adozione tra il 2009 e il 2014 di strumenti quali: riconversione dei vigneti, promozione del vino italiano, investimenti nel settore, distillazione e arricchimento con mosto concentrato.

L’Italia ha sicuramente un vantaggio comparativo nel settore del vino: una tradizione vinicola più antica e più radicata che in molti altri paesi e una varietà di prodotti che nessun altro paese al mondo può vantare. Vantaggi competitivi sono invece le competenze di un’azienda, generalmente derivanti dai costi, dalla dimensione o dalla capacità di innovazione, che non sono facilmente imitabili o replicabili dai competitor anche, quelli cinesi. Secondo un rapporto dell’istituto IWRS, Istituto Britannico International Wine and Spirit Research, nel 2016 il Dragone consumerà 3 miliardi di bottiglie di vino annue, diventando così il primo mercato globale nel giro di 20 anni. Per questo, il vino italiano in Cina ha ancora enormi potenzialità di crescita.

Quest’anno a Chengdu, dal 20 al 23 marzo sono state presentate le aziende che hanno partecipato con 39 stand, 582 etichette e 131 brand all’International Wine and Spirits Show, fuorisalone del China Food and Drink Fair, il più importante evento vitivinicolo in Cina frequentato da più di 300mila operatori del settore. Nell’occasione è stata annunciata la 50ma edizione di Vinitaly, in programma a Verona dal 10 al 13 aprile 2016, kermesse molto seguita anche dalla clientela cinese.

Nel 2015 l’Italia è tornata ad essere il primo produttore mondiale di vino, raccogliendo uva per circa 49 milioni di ettolitri di vino con un aumento del 13% rispetto all’anno precedente. Quello del vino è un settore produttivo di primaria importanza e dà lavoro a circa 1,25 milioni di persone. L’ISTAT (Istituto nazionale di statistica) rivela che nel 2015 l’Italia ha esportato vino in Cina per un controvalore di circa 90 milioni di euro, con una crescita pari al 18% rispetto all’anno precedente: circa 27 milioni di litri di vino con una crescita del 5,5%. Ma, l’attuale posizionamento del vino italiano in Cina non è ancora adeguato al ruolo che l’Italia ricopre nel panorama enologico mondiale.

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