mercoledì, Dicembre 1

Vino… ai tempi della rete Intervista a Alessandra Bodda, vignaiola tra tradizione e modernità

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Lei è nota anche per le sperimentazioni sugli uvaggi, tese a ottenere nuovi prodotti…

Avevamo bisogno di un vino da meditazione, un’alternativa ai baroli e barbareschi tradizionali. Un’idea nata più di vent’anni fa. Abbiamo provato barricati di legni diversi con altrettanti differenti tempi d’invecchiamento, per giungere poi alla giusta ‘ricetta’. Anche l’etichetta che lo identifica è nata con il vino: personaggi diversi che raccontano le varie epoche storiche, con i costumi piemontesi propri del ‘900.

 

…Ed ecco così il ‘Bric du Sivu’.

Letteralmente, in dialetto piemontese, significa ‘collina del fischio’, con allusione agli anni pre-telefonia mobile, quando ci si chiamava da un’altura all’altra con un fischio, avendo accortezza di scegliere un colle utile per ottenere la risonanza dell’eco. Come quello che dà vita, a ogni nuova vendemmia, all’uva di nebbiolo, croatina e barbera di cui tal vino si compone, prima di essere rigorosamente tenuto a riposo nelle barriques per circa un intero anno solare, per poi essere lasciato in bottiglia ad affinarsi.

 

Quanto conta la comunicazione moderna e internet nella promozione del vino?

Il vino si vende da solo, è l’azienda che deve essere conosciuta. Ci adoperiamo per imbottigliare sempre un vino di alta qualità, infatti raramente chi viene in cantina esce a mani vuote. La comunicazione moderna serve per far emergere le realtà più piccole, come la nostra. La rete è indispensabile per ogni azienda per farsi conoscere, ma sicuramente le sensazioni che si provano a essere sul luogo d’origine sono impagabili! Il vino va gustato in loco, alla fonte, ed è per questo che, all’interno della ‘Tenuta La Pergola’, esiste anche un ospitale agriturismo, un percorso formativo e un camminamento collinare per comprendere appieno tutto quel che c’è da sapere sul vino. I cinque sensi, qui da noi, sono importantissimi. Sono i soli in grado di lasciare qualcosa a un ospite attento. Motivo per cui, l’ultimo investimento compiuto è la nascita di una sorta di grande ‘Croutin’, in piemontese, tunnel naturale, piccola cava a misura d’uomo dentro il tufo, era la cosiddetta dispensa di una volta ove conservare vini, formaggi e carne. Un luogo privilegiato ove assaporare un‘atmosfera particolare, con vino accompagnato da piatti semplici e tipici della tradizione piemontese.

 

Lei è stata la prima in Italia a far uso delle monete complementari per la vendita del vino.

Il cosiddetto ‘corporate barter’, ovvero il moderno baratto fra imprese, è una strada alternativa alla persistente carenza di liquidità. Grazie all’EuroCredito, la prima moneta complementare italiana, un mercato privato parallelo in cui ciascuno acquista ciò che gli occorre pagandolo semplicemente con ciò che produce, ho potuto sia farmi conoscere a più aziende in Italia, aderenti anch’esse al commerce network, e moltiplicare le vendite, ottenendo così crediti commerciali con cui ho rinnovato parte dei locali dell’azienda, e inaugurato un ristorante tipico piemontese con annessa enoteca.

 

 

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