mercoledì, Dicembre 1

Vino… ai tempi della rete Intervista a Alessandra Bodda, vignaiola tra tradizione e modernità

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Vino e famiglia: un binomio inscindibile per Lei.

Tenuta la Pergola è nata nel 1903. A fondarla fu uno dei miei nonni, Tony, che iniziò a produrre vino in casa, com’era allora consuetudine fra tutti i contadini. Negli anni le terre sono aumentate, sino a raggiungere l’attuale estensione di oltre 40 ettari. Mio papà le ha sempre curate da solo e nel 1992, poco più che venticinquenne, mi sono aggiunta anch’io, supportata da mamma Franca, scomparsa l’estate del 2015. Una donna tenace, tutta casa e lavoro, originaria del Vercellese, terra di riso, grange e fatica dei campi. Per onorarne la memoria, ho scelto di dedicarle una linea di conserve cosiddetta a Km 0, fatta solo prodotti tipicamente locali, battezzata per l’appunto ‘Le ricette di nonna Franca’.

 

Come ha vissuto l’essere a capo di un’azienda vitivinicola?

Da Torino, città in cui sono nata e ho vissuto il periodo adolescenziale e dei miei studi di ragioneria a indirizzo commerciale al tempo delle superiori, ai verdi colli astigiani, il passo è stato breve. Li ho sempre respirati, sono la mia seconda casa. Ho ereditato l’azienda di famiglia: ma, soprattutto, ho scelto consapevolmente di seguire questa attività, che vivo giornalmente come una vocazione. La sento mia, il vino è il mio passato, presente e futuro. Costruire è fondamentale nella vita.

 

Da un lato i vini per tutti, dall’altro le bottiglie per amatori ed esperti.

Siamo presenti in importanti catene nazionali di grande distribuzione con 3 linee di prodotti appositamente dedicati a quel mercato. Il resto è vendita al dettaglio ed e-commerce, grazie alle molteplici possibilità di contatti che i social media comportano. Ma, fondamentalmente, la mia attenzione è costantemente rivolta all’incrementare progressivamente il numero complessivo dei vitigni, mentre si consolidano importanti porzioni di mercato fresche di conquista.

  

Cisterna d’Asti, ove lei opera, è nota da circa quindici anni per un altro omonimo vino cosiddetto superiore…

Si tratta della ‘Bonarda di Cisterna’. A partire dagli anni ’90, per promuovere la ‘Bonarda di Cisterna’ i vignaioli locali si sono dati un gran da fare perché anche oltreconfine si conoscesse quella varietà, che loro stessi definivano ‘diversa dalla solita bonarda’. Da qui, l’attenzione di più pool di studiosi riservata a quel ‘vino diverso’. Dopo svariate analisi ci si accorse che in diversi vecchi vigneti la quantità di uva croatina era superiore al bonarda. Visto che il ‘Disciplinare di Produzione’ del vino ‘Piemonte Bonarda’ non contempla la croatina, per ben tre vendemmie i vignaioli hanno dovuto declassare il prodotto in vino rosso, e venderlo come tale, con un mancato guadagno. Al quarto tentativo, invece, abbiamo ottenuto la nuova doc ‘Cisterna D’Asti’ che deriva il nome dal paese. Con gran gioia di tutti, è una promozione mica da poco. Mentre invece, a partire dal 2002 è giunta l’attesa nuova denominazione DOC: una delle poche che comprende i comuni di 2 province: Asti e Cuneo.

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