mercoledì, Giugno 16

Vino… ai tempi della rete Intervista a Alessandra Bodda, vignaiola tra tradizione e modernità

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Il vino europeo è il più amato dai consumatori di tutto il mondo. E i dati, in tal senso, parlano chiaro. Nell’Italia vessata dalla recessione le buone notizie vengono dalla tavola. “L’anno scorso l’export ha stabilito il record storico con circa dieci miliardi di euro e sette di saldo commerciale. Gli Usa si confermano il primo mercato, ma la sorpresa è rappresentata dal balzo della Cina (+26%), dove, però, il vino italiano strappa solo il terzo posto dopo Francia e Spagna”, ci dice Alessandra Bodda, 50 anni e grinta da vendere. Bodda è una delle donne del vino italiane, proprietaria della Tenuta La Pergola, azienda vinicola ultracentenaria, che fa da perno nelle terre dei vini, al confine con Roero e Monferrato. “Nel complesso, compresi i flussi intraeuropei, nel 2015, l’export francese è balzato del 6,4% a 8,3 miliardi: seguito dall’Italia con il +3,7% a 5,4 miliardi e dalla Spagna con +2,7% a 2,6 miliardi. A parità di quantità, il vino francese esprime un valore superiore di oltre la metà rispetto al nostro”, aggiunge la Bodda.

Ma la marcia del vino italiano all’estero ha radici ben più lontane. “Rispetto al 1993 l’export è quintuplicato e la qualità ha fatto passi da gigante. Da qualche anno, infatti, gli ettolitri prodotti calano (20,2 milioni di ettolitri nel 2015) ma aumenta il valore”, spiega Bodda. “L’export 2015 conferma che il vino europeo piace sempre di più negli Stati Uniti (3,15 miliardi l’import, +18%), dove il consumatore é disposto a pagare una bottiglia a un prezzo superiore alla media: 5,61 euro contro 4,47 euro/litro. L’Italia ha esportato negli Usa per 1,5 miliardi (+20%) contro gli 1,4 dei francesi (+23%)”.

 

Quali altri mercati hanno destato sorpresa?

A essere in crescita sono anche l’Inghilterra, con un +2,4%, seguita a ruota dalla Cina, che supera il Canada, in particolare per l’import di vini confezionati, a vantaggio dei principali Paesi fornitori sui mercati internazionali. Tra gennaio e ottobre 2015 v’è stato un incremento cospicuo delle vendite all’estero, complessivamente per un 4% in più di prodotto, equivalente a un fatturato pari a 4,4 miliardi di euro.

 

Dove si è avvertita la crisi?

La battuta d’arresto si è registrata per i vini comuni, in particolare per gli sfusi, mentre è sensibilmente migliorato il ramo degli spumanti. Nei primi dieci tirano sempre di più le Dop e Igp (rispettivamente ‘denominazione origine protetta’ e ‘indicazione geografica protetta’, ndr). Nel 2015 le bollicine hanno registrato un export superiore ai 2 milioni di ettolitri (+10%), per un controvalore di 742 milioni di euro (+12%). Sui vini fermi si registrano in volume buone performance per le Igp, a fronte della lieve frenata delle Dop, mentre in valore seguono entrambe una dinamica positiva.

 

Anche la Gdo sta andando bene, vero?

La grande distribuzione, complice il cosiddetto ‘effetto-globalizzazione’, conferma appieno con i dati di dicembre quanto rilevato nel corso dell’anno: una importante crescita degli acquisti enologici.

 

Lei è una delle donne del vino italiano, l’impressione è che le quote rosa fatichino a trovare spazio nell’enologia. E’ così?

Forse è sempre stato visto come un lavoro prettamente maschile quello di coltivare la terra, ma in questi ultimi anni inizio, fortunatamente, a conoscere sempre più professioniste che si fanno largo in questo campo, e ne sono fiera. Credo che le donne abbiano un’accortezza maggiore per certe cose, per certi dettagli che, in realtà, si rivelano fondamentali nel far sì che il risultato finale cambi nettamente. Abbiamo tanto da dare, nel mondo del vino.

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