giovedì, Aprile 15

Vinile: sempre più una questione di gusto e di mercato Torna sul mercato con una crescita pari al 52%. Ne parliamo con Enzo Mazza, CEO di FIMI, e Giulio Cesare Ricci, patron di Fonè Records

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Dopo un blackout di oltre trent’anni, il nero del vinile sta tornando con forza nel mercato musicale italiano. Attira un pubblico sempre più vasto e incoraggia i produttori discografici a offrire, oltre che alle risorse digitali, maggiori alternative analogiche da proporre sia al consumatore che agli stessi artisti. Domani 24 novembre uscirà una ristampa di ‘Come è profondo il mare’ in vinile, per celebrare i quarant’anni del debutto come autore dei testi delle sue canzoni di Lucio Dalla.

Sebbene, il mercato italiano, e non solo, sia ancora trainato dal prodotto digitale, che a fronte di un calo del segmento fisico ha avuto un ampliamento esponenziale negli ultimi 15 anni (solo nel 2016 ha ottenuto una crescita del 30% pari a 35milioni di euro, fonte FIMI, Federazione Industria Musicale Italiana, il mercato ‘fisico’ ha comunque fatto registrare una crescita inaspettata.

Da uno studio condotto da Deloitte per FIMI, si nota come dal 2012 ad oggi il solo mercato del vinile abbia guadagnato circa il 330%, andando addirittura a triplicare la copertura sull’intero mercato italiano. Nel 2012 infatti, solo il 2% degli affari musicali apparteneva al disco nero; oggi, ha superato il 6%. Per non parlare della crescita dei ricavi: +52% nel solo 2016, con un guadagno totale di oltre 10 milioni di euro. Inoltre, se si fa riferimento ai punti vendita locali e ai negozi di dischi, che oggi continuano a proporre sempre più vinili di stampa e formattazione recente (i famosi dischi in 180g) il ricavo medio da soli vinili varia, a seconda delle zone in cui è situato, dal 10 al 15%.

Come ci ha spiegato Enzo Mazza, CEO di FIMI, questo significativo sviluppo nel mercato musicale del prodotto fisico è dovuto al fatto che nell’era della totale smaterializzazione “lo streaming ha visto trascinare verso alcune fasce di consumatori il mercato fisico legato proprio al vinile più che al cd, che è stato al contempo cannibalizzato dal download”, che a sua volta ha subito un forte calo pari al 24% nell’anno precedente.

Un dato importante da aggiungere riguarda l’interesse del pubblico verso dei prodotti qualitativamente interessanti, che hanno riportato in auge l’importanza della fisicità dell’oggetto stesso. “É interessante sottolineare”, aggiunge Mazza,“il fatto che è diventata importante la materialità del prodotto, e che il pubblico una volta considerato come di nicchia e di ‘aficionados’ che in qualche maniera erano interessati a comprare un prodotto adulto e legato ad un era passata, si è rilevato un pubblico paradossalmente fatto anche da giovanissimi”.

L’espansione del mercato analogico verso una fetta di pubblico sempre più vasta, ha portato l’industria discografica a predisporre più offerte sulle diverse piattaforme. Infatti, sempre meno consumatori preferiscono o scelgono un prodotto o l’altro ma, anzi, come sottolineato dal rapporto annuale della FIMI, l’utilizzo di streaming e vinile è diventato molto spesso complementare. “É un consumatore che passa indifferentemente dal cd, allo streaming al vinile anche a seconda della comodità” ha ricordato il CEO della Federazione, “e questo ha portato l’industria discografica a predisporre un offerta più ampia possibile”.

Ma gli artisti, cosa preferiscono? In un realtà industriale come quella musicale dove essere presenti sulle diverse piattaforme è diventato fondamentale, preferire un format rispetto ad un altro non è sempre vantaggioso. A parte realtà underground di nicchia che “ si limitano al vinile ricercato” come dice Mazza, “sia gli artisti affermati sia artisti nuovi, utilizzano il vinile come strumento per raggiungere il pubblico tanto quanto lo streaming”.

Se si guarda il mercato in un’ottica internazionale, per il vinile la crescita è in proporzione con il trend degli altri Paesi. L’Italia infatti occupa l’ottavo posto nel mercato raggiungendo quasi l’11% dell’intero volume d’affari musicale. Germania e Francia occupano il 7%, mentre negli USA il mercato del vinile raggiunge il 28% e in Regno Unito il 14%, ma questo è dovuto al fatto che “sono mercati e realtà nettamente più ampi rispetto al nostro. Ma è un mercato in continua espansione che durerà ancora per molto tempo”, ha ricordato Mazza.

Ma se sul piano internazionale la crescita del vinile ha una data d’inizio abbastanza recente, in Italia, e non solo, sono presenti realtà minori che hanno contribuito al mondo analogico senza interruzione, neppure quando le major discografiche hanno decretato la fine del vinile. Fonè Records per esempio, fondata nel 1983 da Giulio Cesare Ricci, artigiano toscano devoto al mestiere, continua la sua produzione di registrazione di alta qualità da oltre trent’anni, offrendo prodotti ricercati e rivolgendosi ad un pubblico maturo e adulto musicalmente.

Dal 1983, non ho mai interrotto la mia produzione di vinile anche quando molti ambienti internazionali non credevano più nella registrazione analogica” ci racconta Ricci, “e il mio pubblico non è mai cambiato, anche se devo constatare con piacere, che anche i giovanissimi si stanno avvicinando, e sono interessati, a questo universo. E devo dire che di ragazzi attenti, come potevo essere io a 10 anni quando ho deciso che nella mia vita volevo fare dischi, ce ne sono e anche di più di quanto si possa pensare. É chiaro: hanno bisogno di esempi. Quando organizzo eventi per l’Italia, io mi rivolgo principalmente a loro per attivare un confronto e per stimolare loro che sono attenti alla qualità e non alla quantità”.

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