venerdì, Maggio 7

In Vietnam non dire ‘gatti’

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BangkokLe Autorità vietnamite hanno arso migliaia di gatti, alcuni dei quali si ritiene fossero ancora in vita al momento dell’ applicazione della tortura,  dopo aver verificato che si trattasse di animali oggetto di contrabbando dalla Cina nell’ambito del settore della compravendita illegale di carni .

Un tir contenente tre tonnellate di gatti praticamente inscatolati in ceste di bambù, è stato sottoposto a perquisizioni nella giornata di Martedì scorso nel territorio della Capitale Hanoi . La Polizia, in quel momento, non sapeva nemmeno che misure adottare al caso e come comportarsi di fronte ai gatti imprigionati. Ma nella giornata di Mercoledì un ufficiale di Polizia ha poi confermato alle fonti giornalistiche locali che erano stati dati alle fiamme, secondo quel che prevede la legge vietnamita sui prodotti oggetto di contrabbando. Insomma, i gatti sono stati semplicemente equiparati a qualsiasi tipo di merce illegale, fosse vivente oppure no. E così la questione è stata subitaneamente “risolta”.

«I gatti provenivano dalla Cina, con nessun documento di bordo al seguito e senza che avessero adempiuto ad alcuna norma riguardante la quarantena», ha affermato un poliziotto del Distretto di Dong Da, Reparto di Polizia Ambientale, ovviamente rilasciando dichiarazioni al riparo dell’anonimato.

«Molti di essi erano morti, vi era un odore terribile che credo potesse infettare l’ambiente e potenzialmente causa di altre malattie», ha aggiunto il solerte funzionario di Polizia vietnamita. «A quel punto, abbiamo deciso di distruggere tutto il prodotto illegale bruciandolo», ha continuato declinando di aggiungere quanti di quei gatti fossero vivi al momento di essere arsi.

I gruppi di animalisti ed attivisti che operano in difesa dei diritti degli animali, che a lungo hanno tentato di difendere gli animali da metodi così brutali, nulla hanno potuto opporre per proteggere quelli che erano vivi al momento di essere dati alle fiamme.

Altri animali contrabbandati, come polli, sono di routine sottoposti a metodi similari.

L’Alleanza di Protezione Canina Asiatica, una coalizione regionale di attivisti per la difesa dei diritti degli animali, ha affermato in varie sedi di aver udito di «storie inumane così come questa recente vicenda relativa al trattamento riservato ai gatti ovvero come essi siano stati letteralmente distrutti».

«Qualsiasi informazione su quale fine avessero fatto i gatti avessimo fatto, ci è sempre stato opposto un netto silenzio», ha affermato il gruppo di attivisti in un documento pubblico rilasciato nella giornata di Mercoledì, dove si cita «l’inumana pratica di uccidere animali oggetti di traffico», una pratica che essi intendono in ogni modo sia fermata.

Alcune fotografie dei gatti letteralmente inscatolati in contenitori di bambù, accatastati l’uno sull’altro alla rinfusa documentano le condizioni assurde alle quali sono stati sottoposti i poveri animali. Da qui la richiesta di rivedere tutto l’insieme delle norme ma soprattutto le norme applicative, nella contestuale necessità di trovare forme alternative di trattamento delle specie animali oggetto di traffici illeciti.

Una petizione circolata attraverso la piattaforma change.org dove si chiede con urgenza alle Autorità vietnamite «di cambiare le loro politiche di trattamento degli animali», ha riscosso più di 23.000 firme da tutto il Mondo nella sola giornata di Mercoledì.

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