domenica, Settembre 19

Video shock di Daesh in Tanzania

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Dal 2016 il Daesh tenta di infiltrarsi in Tanzania sfruttando il malcontento dei giovani musulmani sulla costa e i motti indipendentistici di Zanzibar, l’isola a maggioranza musulmana che, assieme alla ex colonia tedesca del Tanganyka, forma la federazione della Tanzania. Nelle ultime contestate elezioni amministrative e presidenziali del 2015, dove John Magufuli è stato eletto con pesanti frodi elettorali, i risultati delle urne sull’isola di Zanzibar garantivano la vittoria agli indipendentistici e le elezioni sono state annullate dal Governo centrale di Dodoma, la capitale amministrativa della Tanzania, dopo aver contenuto l’inizio del sollevamento popolare grazie alla dura repressione di Esercito e Polizia tollerata dall’Occidente. Questa mossa, non seguita da nuove elezioni amministrative, ha permesso al Tanganyka di mantenere la precedente amministrazione di Zanzibar pro-Stato federale. Amministrazione non accettata dal 62% della popolazione musulmana della famosa isola turistica.

Dagli inizi del 2016 i servizi segreti tanzaniani informano la Presidenza di fondati sospetti di radicalizzazione salafista lungo la Costa, a Zanzibar, e nelle regioni di Tanga, Dar es Salaam e Lindi. Una cellula Daesh fu scoperta nella regione di Tanga in una cava denominata Amboni. I gruppo terroristico sparì prima che le forze dell’ordine potessero annientarlo, eliminando testimoni e collaboratori, per non permettere alcuna fuga di notizie.

I servizi segreti tanzaniani hanno raccolto informazioni e prove certe di addestramenti militari a giovani disoccupati gestiti da terroristi somali di Al-Shabaab e consiglieri militari Daesh presso i distretti di Kibiti, Mkuranga e Rufiji lunga la Costa. I campi di addestramenti nascosti nelle foreste servirebbero al momento per preparare mano d’opera per i fronti somalo, libico, yemenita, siriano e iracheno. Le indagini sui campi d’addestramento iniziarono dopo la comparsa sul web di un video dove mostrava giovani tanzaniani armati di Kalashinkov  che sventolavano la bandiera dello Stato Islamico. Il video, nonostante fosse di bassa qualità, fu esaminato dagli esperti delle agenzie di contro terrorismo regionali e considerato originale.

La scorsa settimana il Presidente John Magufuli ha convocato un meeting in tutta urgenza con il Comitato della Difesa Parlamentare e Sicurezza Nazionale per discutere quella da lui definita ‘emergenza terroristica‘. Un meeting convocato dopo il massacro avvenuto nel distretto di Kibiti, dove 8 poliziotti sono stati uccisi da un gruppo terroristico vicino al Daesh. I servizi segreti, la Polizia e l’Esercito sono stati chiamati a prendere drastiche misure preventive per soffocare l’inizio del terrorismo salafista nel Paese.
In tutta risposta il Daesh ha messo online un secondo video, dove uno sconosciuto leader terroristico incita al Jihad per scacciare gli infedeli dall’isola di Zanzibar. Il video è stato trasmesso anche da una emittente televisiva di Zanzibar con i debiti commenti per far comprendere che i messaggi veicolati hanno l’obiettivo di far scatenare una guerra dove la popolazione musulmana di Zanzibar sarebbe la prima vittima a tutto vantaggio del Daesh.

Questo secondo video contiene importanti novità. Per la prima volta il Daesh chiarisce i suoi obiettivi strategici in Tanzania: cacciare dall’isola di Zanzibar tutti gli infedeli con l’obiettivo (non dichiarato nel video) di far entrare il Paese nel Gran Califfato d’Africa. Il video di propaganda fa credere che nell’isola vi sia stata una conquista degli infedeli ai danni della popolazione musulmana, che ora è incitata a riprendersi le ricchezze perdute e ad acquisire quelle degli infedeli, con indiretti accenni all’industria turistica di Zanzibar. Scompaiono gli inviti ad arruolarsi per i fronti libico, yemenita, siriano e iracheno. Rimane solo l’invito per la Jihad in Somalia. Questo cambiamento di tattica (fino ad ora le reclute Daesh in Tanzania venivano inviati sui fronti esteri) è comprensibile: il Califfato Islamico necessita di mano d’opera per iniziare la sua guerra in Tanzania.

La tecnica di propaganda utilizzata nel video è grezza rispetto a quelle utilizzate dal Daesh in Libia, Siria, Iraq che hanno un impatto mediatico e comunicativo dirompente, come spiega l’analista Claudio Bertolotti nella sua analisi recentemente pubblicata su ‘L’Indro‘. Il video non contiene la famosa visione alternativa, fortemente identitaria e romantica trasmessa dal Daesh per il reclutamento sui fronti nord-africano e medio orientale. Il leader terrorista incita i musulmani tanzaniani a islamizzare Zanzibar con la promessa di ricchezze materiali, affermando che rubare le ricchezze degli infedeli (dopo avergli tagliato la testa) è Alal: religiosamente corretto. L’unico messaggio mediatico in comune tra questo video e quelli classici diffusi in Medio Oriente, Europa e America è la facile contrapposizione tra Islam e Occidente, tra sacro e infedele, nel classico schema della guerra santa contro i Kafir.

Esiste una spiegazione per questo video contenente propaganda grezza, che punta sul desiderio dei nullatenenti di diventare ricchi, partecipando alla Jihad. Daesk rispecchia la mentalità razzista del suo principale finanziatore e creatore: l’Arabia Saudita. Il salafismo, l’espressione più violenta del Islam promossa dalla monarchia feudale Salman, non considera tutti i musulmani uguali. Al contrario, li stratifica in musulmani di seria A (sauditi), serie B (arabi e nord africani). I musulmani dell’Africa nera sono considerati esseri inferiori e vengono trattati come tali. Di conseguenza, i video ideati per l’arruolamento sui fronti nigeriano, somalo e forse a breve quello in Zanzibar, sono grezzi perché si rivolgono a dei negri. Seppur musulmani, vengono ritenuti da Riad solo dei credenti di supporto, in quanto provenienti dalle popolazioni che gli arabi usavano per catturare schiavi da vendere in Occidente. Qualunque musulmano africano può testimoniare il razzismo palese e le discriminazioni subite durante il più sacro dei riti del Islam: il pellegrinaggio alla Mecca.

Riportiamo di seguito la traduzione del discorso del leader terroristico pronunciato in Swahili.

 

«In questi ultimi decenni gli infedeli hanno invaso Zanzibar. Sono venuti da ogni dove. Dal Congo, dalla Tanzania e da altri Paesi. Potete immaginare che Zanzibar, una volta 100% musulmana, ora è piena di Kafir (infedeli)? Potete accettare che la Gente del Islam di Zanzibar sia dominata dai Kafir? Hanno rubato tutte le terre dei musulmani per i loro affari. Questa è una ingiustizia!
Le terre devono ritornare al Islam! Come fare? Le possiamo ottenere attraverso le elezioni secondo voi?

ASSOLUTAMENTE NO (recitano in coro i militanti).

Avete ragione! Le possiamo ottenere solo tagliando la testa a questi infedeli! Solo così avremo indietro le nostre terre. Inshallah.

Dobbiamo prenderci cura delle teste degli infedeli! Non possiamo attendere. Tutti i musulmani in Zanzibar stanno affrontando dei seri problemi e potrebbero essere in un futuro uccisi. Meglio uccidere per primi. Ricordatevi che uccidere un infedele non è peccato!

Oltre alle terre potete anche prendere i soldi e le proprietà degli infedeli. Non preoccupatevi questo non è contrario agli insegnamenti di Allah. Non è peccato uccidere i Kafir e appropriarsi delle loro ricchezze. È Alal a condizione di partecipare alla Jihad che scateneremo in Zanzibar. Se morirete martiri sarete ricompensati e ricchi anche in Paradiso e noi prenderemo cura delle vostre famiglie.

Vi consiglio di prepararvi con la preghiera e di non dimenticare i nostri fratelli e le nostre sorelle oppresse dai Kafir. Preghiamo per il bene di tutta la nostra popolazione musulmana e prepariamoci alla Jihad affinché i musulmani possano riconquistare le loro terre e vivere ricchi e felici».

Dopo il discorso del leader terrorista seguono i classici video di parate militari con una voce fuori campo di un mullah non identificato con l’evidente scopo di rafforzare gli incitamenti alla guerra santa del leader terrorista tramite la parola ‘divina’.

«Alcuni di noi sono diventati ricchi emigrando a Londra o in altri Paesi. Noi diventeremo ricchi andando a combattere in Somalia e scatenando la Jihad in Zanzibar. Alcuni di noi sono andati molto lontani per diventare ricchi. Noi troveremo i tesori a portata di mano, vicino a noi».

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