sabato, Ottobre 23

Victory Day a Mosca, tra presenti e assenti

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Ogni anno, il 9 maggio, Mosca festeggia in pompa magna la vittoria degli alleati contro la Germania nazista. In genere, carri armati, mezzi blindati e lanciamissili sfilano lungo la via principale della città e attraverso la Piazza Rossa mentre i più famosi caccia sorvolano Mosca in formazione.

Victory Day 2015, il giorno della vittoria, segna il settantesimo anniversario della resa dei nazisti nel 1945, e quest’anno i festeggiamenti saranno ancora più spettacolari, con un preventivo di 28,5 miliardi di rubli, pari a circa 490 milioni di euro, secondo quanto affermato da Sergei Ivanov, capo dell’amministrazione presidenziale russa, in un’intervista pubblicata sul sito del Cremlino.

Più di 15000 soldati sfileranno per Mosca e la parata di quest’anno si concentrerà sulle armi moderne più all’avanguardia e sulla tecnologia militare  del passato, ha dichiarato in un’intervista a RT Ivanov, che è anche direttore del comitato organizzativo del Victory Day. Altre sfilate avranno luogo in 150 città in tutta la Russia e non solo, con soldati russi che parteciperanno ai festeggiamenti a Bishkek, Minsk, Erevan e nell’Ossezia del Sud.

Il clima festivo si estenderà oltre il percorso della sfilata. Circa 25 miliardi di rubli del preventivo del Victory Day sono stati destinati alle prestazioni sociali e d’alloggio per i veterani di guerra e le loro famiglie. «È una somma ingente», ha detto Ivanov in un’intervista sul budget completo della ricorrenza. «Vorrei comunque anche sottolineare un fatto veramente importante, e cioè che il denaro non è stato destinato in gran parte ai festeggiamenti, ma ai veterani. Per l’esattezza, 12,5 miliardi di rubli serviranno per dar loro un alloggio; in Russia ci sono ancora 2,5 milioni di veterani e questa somma è per le loro case. Inoltre, 12,3 miliardi di rubli sono destinati alle prestazioni sociali per queste persone».

Nel frattempo, su richiesta del presidente Vladimir Putin, le autorità russe hanno richiesto un’amnistia di massa che potrebbe riportare in libertà decine di migliaia di prigionieri. Nei giorni precedenti il giubileo, la capitale russa era già tappezzata di bandiere e decorazioni patriottiche, mentre i mezzi di comunicazione erano affollati di programmi dedicati e conti alla rovescia per il giorno della vittoria.

Contro tutta questa euforia, però, aleggia il tema principale che minaccia di rabbuiare gli animi di Mosca nel giorno della vittoria, e cioè l’impressionante assenza della maggior parte dei leader stranieri invitati. Per il Victory Day 2014, le relazioni tra Mosca e l’Occidente si erano già affievolite in seguito all’annessione della Crimea da parte della Russia, ma la guerra che si è combattuta tra gli insorti dell’est dell’Ucraina e le forze leali a Kiev per gran parte dello scorso anno era allora appena all’inizio e molte sanzioni imposte da entrambe le parti della divisione tra est e ovest erano presenti solo nei trattati.

La lista di partecipanti di quest’anno sembra chiarire l’importanza diplomatica rivestita da questo tipo di eventi. «Gli inviti ai festeggiamenti per il Victory Day sono stati mandati ai capi di 68 paesi stranieri e a quelli dell’ONU, dell’UNESCO, del Consiglio d’Europa e dell’Unione Europea» ha detto il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov il 17 marzo alla riunione del comitato organizzativo dell’evento. «Fino a ieri, la conferma è arrivata dai capi di 26 Paesi e da quelli dell’UNESCO e del Consiglio d’Europa».

Nella riunione del 24 aprile, un portavoce del ministro degli esteri aveva detto che i leader stranieri partecipanti erano ancora 26. Tra coloro che hanno confermato, stando alle parole di Lavrov, c’erano anche i leader della Cina, dell’India, del Sudafrica, del Vietnam, della Mongolia, di Cuba e della Corea del Nord.

La lista di partecipanti dimostra chiaramente quanto la presenza di Mosca in Asia stia ripagando dal punto di vista diplomatico. Ormai da un po’ di tempo, il Cremlino ha indirizzato la propria politica estera verso est. «Mosca ha sperato per tanto tempo in un equilibrio tra gli interessi in politica estera dell’Occidente e dell’Asia», ha scritto Dmitri Trenin, direttore del Centro Carnegie di Mosca, in un articolo di opinione al Deutsche Welle. «Questo equilibrio non esiste più dall’inizio della crisi ucraina, ma è necessario; ciò significa che c’è ora una necessità di spostare la politica russa verso l’Asia e lontano dall’Occidente».

Giovedì, il Cremlino ha annunciato che il leader della Corea del Nord, Kim Long Un, ha cancellato quello che sembrava essere il suo primo viaggio all’estero come capo del regno eremita, giustificando la decisione per via dei problemi interni del Paese. Citando due legislatori del suo Paese, la settimana scorsa, l’agenzia di stampa sudcoreana Yonhap ha affermato che Kim Jong Un avrebbe ordinato l’esecuzione di 15 alti ufficiali dall’inizio dell’anno.

Nel frattempo, molti leader occidentali hanno rifiutato apertamente l’invito di Mosca per il 9 maggio. Tra questi, il presidente statunitense Barack Obama, il primo ministro britannico David Cameron e il cancelliere tedesco Angela Merkel. Gli ufficiali russi hanno rapidamente fugato le preoccupazioni che potrebbero offuscare i festeggiamenti di Mosca per l’assenza dei leader stranieri nel giorno della vittoria. «Solo 28 invitati stranieri avevano partecipato al 65º anniversario nel 2010», ha fatto notare Lavrov nella riunione di marzo del comitato dopo aver fornito informazioni sul numero di invitati e conferme.

In un’intervista a ‘Rossiya‑24’ pubblicata a fine aprile sul sito del ministro degli esteri, a Lavrov era stato chiesto di esprimere il proprio parere sui rifiuti di alcuni invitati. «Nessuno può privare la Russia della sua posizione nel mondo. Per quanto riguarda le risposte agli inviti per i festeggiamenti spediti ai capi di stato e di governo, non ne farei un problema. Alcuni hanno rifiutato di partecipare per motivi ideologici, cercando di usare questa data importante per mettere da parte e isolare la Russia, mentre altri seguono la scia dei primi; altri ancora sono spaventati. Tutto ciò, però, non ha nulla a che fare con il significato che questa giornata ha per noi».

«V‑day è molto importante per i russi, che ne sono fieri. Vogliono sottolineare il fatto che l’Unione Sovietica sia stata il principale attore a dominare il nazismo e a sconfiggerlo. Ecco perché siamo felici e pronti a incontrare i dignitari stranieri. Per i russi, però, i festeggiamenti interni, per così dire, sono i più importanti. È una festa, un giorno personale per la memoria», ha detto Ivanov nell’intervista a RT trasmessa dal Cremlino.

In quest’intervista, Lavrov ha sottolineato il valore dell’unità e della collaborazione più che del singolo contributo di ogni nazione per la vittoria. «Contrariamente a ciò che affermano alcuni, la nostra politica estera non mira a rubare la vittoria di altre nazioni», ha detto Lavrov a Rossiya‑24. «Loro hanno cercato di rubarcela mentre noi continuavamo a mettere in evidenza la natura multinazionale della guerra e il ruolo dell’Unione Sovietica, il cui aiuto fu decisivo per la vittoria, e della coalizione formata da statunitensi, britannici, francesi e persone di tanti altri paesi alleati e dei movimenti di resistenza. È un festeggiamento condiviso da tutti».

Man mano che il Victory Day si avvicina, l’eccitamento di Mosca si può quasi toccare con mano, così come è evidente la separazione di Paesi che si erano un tempo uniti per distruggere la minaccia fascista di settant’anni fa. Per quanto preoccupanti siano stati i fatti di un anno fa, forse i leader mondiali potrebbero mettere da parte le differenze per un momento e onorare i milioni di russi che hanno combattuto e sono morti in una guerra che ha salvato l’Europa e l’America dal totalitarismo; inoltre, potrebbero riflettere sul fatto che le correnti cambianti della storia possono sempre trasformare un avversario in un futuro alleato indispensabile.

 

Traduzione di Emma Becciu

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