martedì, Ottobre 19

Vicoforte, l’altro Pantheon dei Savoia Le spoglie di Vittorio Emanuele III devono restare dove sono: così lo storico Ceccuti e l'architetto Ruffilli

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Le varie fasi della edificazione del Santuario sono ben narrate dal Rettore della Basilica  don Meo Bessone: la parte inferiore fu iniziata nel 1596 dall’architetto Ascanio  Vitozzi,  a Francesco Gallo si deve invece l’enorme cupola “ovata” ( in forma ellittica) realizzata in soli cinque mesi (1730-31),  le decorazioni della navata e della volta, sono opera di Giuseppe Bibiena, Mattia Bortoloni e Felice Biella, che  in due anni (1746-1748) riuscirono a dare  al tempio quella  straordinaria unità di spirito, di colori ed effetti che narrano la storia mariana e riscattano la frammentarietà delle parti esterne.  Al centro del grande spazio ellittico si trova un tempietto  con marmi e statue realizzato su disegno dello stesso  Francesco Gallo, a protezione dell’antico Pilone con l’effige della Madonna, custodita in una teca d’argento.  Gallo è considerato uno degli architetti tra i più versatili e prolifici  del tempo ( fra il Sei e il Settecento)   la cui opera  accompagnò la rinascita urbanistica di varie città del Piemonte meridionale, progettando palazzi, chiese e ospedali. Il suo nome è particolarmente legato al Santuario di Vicoforte. Un’opera questa che i visitatori possono ammirare nella sua imponente struttura. Purtroppo, la chiesa è malata, poiché edificata su di un terreno disomogeneo che fa registrare cedimenti  che richiedono costanti interventi, peraltro già iniziati dagli anni ’70.

Dunque, a 70 anni dalla morte di Emanuele III ( avvenuta nel ‘47 ad Alessandria d‘Egitto, dove la coppia reale   era esiliata a seguito della  fuga prima da Roma nel ’43, poi  dall’Italia devastata dalla guerra)  il Re e la Regina Elena di Bulgaria, sono nuovamente insieme. Mentre  la nipote Maria Gabriella di Savoia  esprimeva «profonda gratitudine al presidente Sergio Mattarella, che ha permesso il trasferimento del corpo in Italia» auspicando che ciò «concorra  alla composizione della memoria nazionale», altri della  stessa famiglia,  chiedevano la tumulazione delle due salme nel Pantheon a Roma, ove  solo tre reali appartenenti al casato dei Savoia sono sepolti: Vittorio Emanuele II detto «il re galantuomo»; il re Umberto I assassinato a Monza nel 1900( dall’anarchico Gaetano Bresci)  e la Regina Margherita sua consorte, che morì nel 1926. Altri Savoia, sono sepolti a Superga. ciò, è cronaca di queste ore, ha suscitato la ferma contrarietà della Comunità ebraica, dell’Anpi  ( che contesta anche l’uso per il trasporto della  salma  del Re di un velivolo dell’aeronautica militare) e di altre organizzazioni.

Cosa ne pensano i nostri due interlocutori delle inevitabili polemiche suscitate da questa rivendicazione, che è solo di una parte dei familiari? Per  l’architetto Massimo Ruffilli, il ritorno delle salme in Italia erano già stato reso possibile sotto la Presidenza di Napolitano dall’abolizione  della norma transitoria della Costituzione sull ’esilio, ma è comprensibile l’opposizione alla  collocazione delle due salme al Pantheon  romano  da parte della Comunità ebraica, perché su Vittorio Emanuele III pesa il giudizio fortemente negativo sulla promulgazione delle leggi razziali e la fuga da Roma nel settembre  del ’43, lasciando il paese in balia dei tedeschi. “Se avesse affidato al figlio Umberto l’incarico di difendere  con l’esercito la città   forse avrebbe potuto sottrarre la monarchia dall’ accusa di codardia o tradimento. Una macchia inaccettabile anche per persone di fede monarchica: mio padre, Pier Carlo Ruffilli, allora  ufficiale nell ’esercito italiano si trovava in Corsica, e dopo l’8 settembre  il suo battaglione di artiglieria  non esitò a combattere contro i  i tedeschi e ad affondare le loro navi. Ricordo le amichevoli discussioni con il suo caro amico, allora Presidente dell’ACI, il comunista Amos Pampaloni, uno dei pochi sopravvissuti di Cefalonia. Alla lotta di Liberazione presero parte tanti militari badogliani, molti dei quali  persero la vita. Mentre il Re se n’era fuggito. Ma di questo mi sembra non se ne sia parlato a sufficienza”.

Entrando nel concreto della questione, che ha suscitato una polemica esagerata,  il prof Cosimo Ceccuti nulla obbietta sulla volontà della famiglia Savoia di  riportare in Italia  le due salme, ma non al Pantheon a Roma. “Primo perché non c’è posto, quindi tecnicamente non sarebbe possibile, poi – ed è la ragione principale – perché il giudizio storico sul suo operato è pesante e tale  rimane. Solo il periodo  iniziale del suo incarico, più liberale, si salva, per il resto la storia lo condanna, già con l’entrata in guerra nella Primo conflitto mondiale,  con l’incarico a   Mussolini, con  la promulgazione  delle leggi razziali, fino alla fuga  di fronte al nemico tedesco e il paese lasciato allo sbando. Ce n’è abbastanza per  dire no al significato che taluni  vorrebbero   a questa presenza, che è un fatto privato, familiare”. Per lui e la consorte va  bene il Pantheon di Vicoforte.

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