martedì, Maggio 18

Viaggio, il sapore della 'lentezza' field_506ffb1d3dbe2

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La lentezza, un concetto spesso usato con accezione negativa in un mondo che scorre veloce e senza possibilità di sosta. Tutto va fatto immediatamente e nel minor tempo possibile, le giornate sono di ventiquattro ore e tolte quelle di lavoro, per chi ce l’ha, bisogna correre: prendere i figli a scuola, fare la spesa, andare in palestra, uscire con gli amici o dedicarsi ai propri hobbies, il tutto, rigorosamente, di fretta. Uno stile di vita che ha le sue ripercussioni inevitabili in termini di stress e nervosismo, con la qualità della vita che punta il suo indice verso il basso.

E se utilizzassimo il termine lentezza in senso positivo? Se riscoprissimo il piacere di goderci le cose muovendoci senza fretta? Forse non migliorerebbe tutta la nostra esistenza?

Il viaggio lento o volendo essere più internazionali Slow Tourism, rappresenta un modo di fare diverso, un allontanarsi dai ritmi frenetici quotidiani per privilegiare una vacanza all’insegna della calma, a contatto e in armonia con la natura e con il territorio. Una tipologia di percorso che, paradossalmente, si propone come alternativa fuori dagli schemi pur adattandosi al fluire naturale del tempo. “È uno stile ed una filosofia di vita, si entra in una sorta di stato di grazia e ci si sente in pace con se stessi. Vengono privilegiate frugalità e convivialità e la solidarietà diventa quasi una necessità. Si intraprende il viaggio insieme, come un’unica comunità che condivide gli stessi valori e che cerca di portali nella vita di tutti i giorni”, afferma Alberto Conte che attraverso il suo sito, www.movimentolento.it, vuole diffondere la cultura del viaggio a piedi e in bicicletta.

Un’esigenza forte, quella di riprendersi il suo tempo, così forte da abbandonare un posto da manager di una multinazionale americana per rimettersi in gioco, alla fine degli anni ’90. La passione per il viaggio, la noia per la routine e un nuovo progetto che prende vita nel 2006 con l’azienda itinerAria, società specializzata appunto nella valorizzazione e nell’organizzazione dei viaggi lenti.

L’orologio da usare con molta cautela e la parola fretta che viene cancellata dal vocabolario del turista, con queste premesse è dunque possibile fermarsi ad osservare le bellezze naturali, gustare un sapore particolare di una determinata zona, ascoltare il rumore di una cascata o i versi dei tanti animali che popolano i nostri boschi. Tutti i sensi vengono coinvolti in questa full immersion naturale in cui il rispetto del paesaggio di cui si deve godere, rappresenta uno dei punti cardine dell’intera filosofia.

Il cammino più famoso ma forse anche più inflazionato è quello di Santiago di Compostela, un lungo percorso che i pellegrini intraprendono sin dal Medioevo, attraversando Francia e Spagna per arrivare al santuario dove vi sarebbe la tomba dell’Apostolo Giacomo il Maggiore. Un percorso di circa 800 km, diviso in tappe, che si può decidere di intraprendere a piccole dosi o nella sua interezza, in circa un mese di viaggio (periodo che ovviamente cambia a secondo dell’età, dell’allenamento e del numero di km compiuti al giorno). I film e i tanti libri sull’argomento lo rendono senza dubbio il cammino più conosciuto, con tutti i pro e i contro che ne conseguono. Nel periodo estivo, ad esempio, esso diventa molto affollato e può risultare difficile intraprendere quel percorso interiore e di conoscenza che rappresenta il motivo sicuramente preponderante per cui lo si compie.

Diverse sono le molle che spingono una persona a partire zaino in spalla per questi cammini: “Alcuni lo fanno per motivi religiosi, altri per motivi spirituali, per una loro esigenza interiore, tanti altri per la voglia di stare insieme, altri per una sfida con se stessi, ad esempio c’è il cinquantenne che lo vede come una gara a cronometro per collezionare primati. C’è chi vuole conoscere nuove persone o chi parte in un periodo particolarmente difficile, ci sono motivazioni valide e altre meno ma le rispettiamo tutte, può scocciarci, ad esempio nel Cammino di Santiago, vedere orde di adolescenti con lo stereo sulle spalle e la musica a palla, però meglio che stiano in quei luoghi che a bombardarsi di ecstasy a Ibiza, sono sicuro possa far loro bene”.

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