martedì, Agosto 3

Vespa, vespisti, mito e business field_506ffbaa4a8d4

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Una storia che compie 60 anni quella della Vespa, molto più di una motocicletta, un mito.
La Piaggio ne depositò il brevetto il 23 aprile 1946, con l’intento di realizzare subito dopo la guerra un mezzo destinato alla mobilità individuale in Italia, a basso costo e di largo consumo, derivato dalle motociclette per paracadutisti, migliorato dopo il prototipo MP5, denominato ‘Paperino’ per la sua strana forma, dall’ingegnere progettista Corradino D’Ascanio. La soluzione da lui trovata era all’avanguardia per l’epoca e rivoluzionaria per i veicoli a due ruote, con una forma che richiamava quella della vespa, da cui derivò il nome. Venne messa in vendita in due versioni a prezzi diversi: quella normale a 55.000 lire  e quella di lusso con alcuni optional  a 61.000 lire, corrispondenti a diversi mesi di lavoro di un impiegato: ma l’idea di rateizzazione del pagamento fu di grande stimolo per le vendite.

La Vespa contribuì, così, alla motorizzazione di massa in Italia. Ad oggi conta oltre 18 milioni di esemplari in tutto il mondo, e si è diffusa come un marchio globale sulle strade di tutte le Nazioni quale simbolo di mobilità e di benessere acquisito.

Vespa è molto di più di un mezzo di trasporto, ci dicono dall’Ufficio Stampa Piaggio. Rappresenta un simbolo della tecnologia e dello stile italiano nel mondo, il lato più classico ma anche più giovane e irriverente della mobilità urbana.
La grandezza, se vogliamo la unicità di Vespa, “è il fatto di aver presto superato la sua funzione di mezzo facile ed elegante, perfetto  per il commuting per diventare un simbolo delle epoche che ha attraversato. Oggi Vespa non è solo uno scooter, è il veicolo a due ruote più diffuso nel mondo. Primo marchio veramente globale della mobilità, Vespa ha interagito con ambienti sociali lontanissimi tra loro, generando fenomeni culturali diversi, peculiari delle realtà nelle quali ha saputo calarsi fino a diventarne protagonista e tratto distintivo. Ha guidato le rivoluzioni di costume, musicali, giovanili. Ha accompagnato i popoli nella loro crescita. Li ha fatti correre nelle fasi di benessere economico. Ed è oggi uno dei prodotti italiani più diffusi e conosciuti a ogni latitudine“, ci dice  Paolo Pezzini dell’Ufficio Stampa della Piaggio e C. SpA..
Quello che oramai si è guadagnato a buon diritto l’appellativo di ‘mito’ è stato fortemente alimentato da quella community rappresentata dai così detti Vespisti. “Ad oggi sono 40 i Vespa Club nazionali associati, con oltre 60.000 soci in tutto il mondo, che si radunano per i Vespa World Days, ma è impossibile quantificarne il numero”, dice Pezzini. “Ormai in ogni Paese c’è un gruppetto di vespisti e quasi in ogni città esiste un club o un’associazione che raccoglie gli appassionati di questo scooter senza tempo”, ci dice Dario Mazzato, Presidente dell’Associazione Vespisti in Italia.

Il sorgere dell’associazionismo fra Vespisti è legato alla diffusione della Vespa sul mercato internazionale; già nel 1948, in occasione della Fiera Campionaria di Milano, i Vespa Club nazionali organizzarono un rally (detto ‘sciame d’argento’, per il colore verde argentato della moto), che ebbe grande successo e risonanza. Nel 1951 alla Giornata Italiana della Vespa aderirono 20.000 vespisti, mentre nel 1953 le stazioni di servizio Piaggio nel mondo erano divenute già 10.000, con oltre 50.000 appassionati.
Viaggiare e incontrarsi in Vespa, per gli appassionati del settore, costituisce quasi un simbolo di libertà, di fruibilità degli spazi, di facilità di rapporti sociali, di condivisione di tutte le iniziative ed esperienze messe in campo nella guida e nell’equipaggiamento della propria moto.
Credo che in ogni persona ci sia un potenziale vespista che alla prima occasione salta fuori!…poi tra amici la cosa è virale”, dice Mazzato. Italiani, ma non solo, “Inglesi, francesi, austriaci, tedeschi sono tra i più numerosi ed appassionati….”. Il Vespa World Club, fondato Il 14 marzo 2006, in coincidenza con il 60° anniversario della Vespa, ha funzione di coordinamento e di promozione di tutte le organizzazioni vespistiche del mondo, “ed è promosso dalla Piaggio con l’intento di far tesoro delle esperienze dei club delle diverse Nazioni“, ci spiega Pezzini dall’Ufficio stampa Piaggio. Ha sedi in vari Paesi, soprattutto fra quelli europei (compresi gli Stati più recenti come Croazia, Repubblica Ceca, Serbia, Macedonia, ma anche Principato di Monaco e Lussemburgo), e poi in Russia, Canada, Usa, Cile, Colombia, Argentina, Australia, Sud Africa, Corea, Taiwan, Filippine, Giappone e Israele.

La Vespa ha contraddistinto la mobilità nel XX secolo, presentandosi come ‘trait de union’ fra culture e ambienti sociali molto diversi e lontani fra loro, spiega Pezzini, “ma sempre accompagnando la crescita e l’avanzare del benessere economico in vari Paesi, con una progressiva evoluzione tecnica e tecnologica. Aderire al suo marchio è un modo di essere e di sentirsi, anche come parte di un brand internazionale”.

Per l’Italia del dopoguerra ha significato la capacità di riconversione industriale da parte della Piaggio, fino alla I guerra mondiale dedita alla costruzione di carrozze e vagoni ferroviari, motori, tram e carrozzerie speciali per autocarri e poi volta alla produzione aeronautica, che la rese obiettivo militare e strategico, con tutte le conseguenze del caso durante il secondo grande conflitto. “La determinazione di Enrico Piaggio di dedicare la sua industria all’obiettivo di realizzare un veicolo destinato alla mobilità individuale per l’Italia, con un prodotto a basso costo e di largo consumo, derivato dalle motociclette per paracadutisti, seppe far riprendere l’attività nei vari stabilimenti dell’azienda, a cominciare da quello di Biella, dove fu realizzato il prototipo MP5, poi migliorato dall’ingegnere progettista Corradino D’Ascanio nella scocca che copriva il motore e tutte le parti meccaniche, nel cambio e nella sostituzione delle ruote in caso di foratura, senza tralasciare l’estetica e la sicurezza del guidatore“, spiegano dall’ufficio stampa Piaggio.

La soluzione trovata (e brevettata nel 1946) fu all’avanguardia per l’epoca e rivoluzionaria per i veicoli a due ruote, con una forma a ‘vita’ stretta che richiamava quella della vespa, da cui derivò il nome. La presentazione della nuova moto si tenne nel Circolo del Golf Club di Roma, con il generale americano Stone rappresentante del governo militare alleato e fu ripresa perfino dal cinegiornale statunitense ‘Movietor’: in Italia la Vespa comparve sulla rivista ‘Motori’ il 24 marzo del 1946 e fu esposta anche alla Fiera di Milano. Venne messa in vendita in due versioni e con due prezzi: quella normale a 55.000 lire  e quella di lusso con alcuni optional (contachilometri, stampella laterale e pneumatici con fianco bianco) a 61.000 lire, corrispondenti a diversi mesi di lavoro di un impiegato: ma la formula di rateizzazione per il pagamento fu di grande stimolo per le vendite. La Vespa contribuì alla motorizzazione di massa in Italia, ancora prima dell’auto prodotta dalla Fiat con scopi popolari, ovvero la 500.
Di colpo l’Italia è passata dalla bicicletta alla Vespa (e alla Lambretta, che però ebbe minore successo). Per la prima volta si poteva avere libertà ed economia di spostamento a lungo raggio, a costi abbordabili e con un prodotto di assoluta qualità ed estetica, con una notevole possibilità di carico, con comodità e praticità sconosciuti ai normali motocicli del tempo”, spiega Mazzato.

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