domenica, Maggio 9

Vertice Unione Africana: il giorno dopo La collaborazione è la via maestra, tanto con l’UE, quanto con il resto del mondo. Il parere dei docenti Umberto Triulzi, Valeria Saggiomo e del ricercatore Bernardo Venturi

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Dato quindi questo quadro generale, c’è poi da chiedersi fino a che punto i problemi dell’Africa siano conosciuti dall’Europa e resto del mondo. Il prof. Triulzi è dell’avviso che “soltanto una piccola parte dell’Europa istituzionale e delle istituzioni nazionali siano in grado di capire i problemi dell’Africa. In genere, l’opinione pubblica ha una pessima impressione dell’Africa e si guarda più che altro alla minaccia rappresentata dal fenomeno migratorio. Ma la realtà profonda dei problemi dell’Africa è ben altro e per lo più, eccetto gli studiosi, rimane sconosciuta. Inoltre, bisognerebbe approfondire i contesti singoli di ciascuno Stato per evitare di compiere delle generalizzazioni arbitrarie, rispetto ai problemi in analisi. Nel continente africano, comunque, si può citare tutta una serie di esempi di crescita economica, a cui però spesso non si accompagna una equa distribuzione delle ricchezze, ma un aumento delle disuguaglianze. Ciò, peraltro, non si verifica solo in Africa”.

Il dott. Venturi è del medesimo avviso: “Gli affari africani, nel bene e nel male, sono conosciuti molto poco e ricevono un’attenzione limitata. Quasi sempre l’attenzione è posta su aspetti negativi e problematici e questo aumenta le percezioni distorte sul continente”. Ancora, la prof.ssa Saggiomo pone una riflessione di carattere generale: “In un mondo globalizzato, i problemi dell’Africa sono i problemi di tutte le società moderne: sicurezza, lavoro, sviluppo sociale e sviluppo economico, salvaguardia dell’ambiente e così via. Quello che non è conosciuto al resto del mondo, o per lo meno quello su cui il mondo non sembra riflettere a sufficienza è l’interdipendenza di questi fenomeni. Ad esempio, se non vi è sicurezza e stabilità politica in Nord Africa, è compromessa la sicurezza e la stabilità politica anche nel Mediterraneo ed in Europa. Si guardi in tal senso al fenomeno delle migrazioni nel mediterraneo e a come questo sia politicamente sensibile non solo per le elezioni nazionali, ma mi azzarderei a dire per la tenuta dell’Europa stessa. Allora il punto è smettere di pensare che basta alzare un muro per arginare i problemi e cominciare ad elaborare politiche di cooperazione che creano alleanze per risolvere i problemi dell’Africa e delle nostre società contemporanee”.

Fino a che punto ritiene che ci possa essere la volontà politica di risolverli? Afferma il prof. Triulzi che “una delle carenze che osservo da parte dell’Ue è che spesso cerca di lanciare obiettivi per un maggiore sviluppo, ma gli Accordi di Partenariato Economico (Ape) sono stati rifiutati per parecchio tempo. Ho la sensazione che non colga mai davvero la realtà esistente in ciascun Paese africano. Se loro vogliono essere aiutati, devono anche introdurre nelle loro legislazioni delle misure applicative dei trattati firmati, per esempio sulla lotta alla corruzione. Rispetto a tale problema, nei 50 Stati africani esistono 50 legislazioni diverse e modi di risolvere il problema e di applicare le pene. Ma cosa si fa davvero? Resta da capirlo”.

Un approccio integrato e di lungo periodo rappresenta la formula giusta, secondo la prof.ssa Saggiomo: “Siamo in un momento storico molto particolare in cui il mondo ha preso coscienza della necessità che occorre un concorso di azioni nella stessa direzione per raggiungere obiettivi ambiziosi. Mi riferisco all’agenda di sviluppo del Millennio lanciata nel 2000 e ripresa recentemente dagli Obiettivi Sostenibili del Millennio, che propongono la strategia per un mondo più equo, giusto e sostenibile già entro il 2030. Io ho cominciato a lavorare nel mondo della cooperazione proprio all’inizio del nuovo millennio, sono figlia di questa visione e credo fermamente nei risultati che sono già stati raggiunti. Proprio qualche giorno fa si è conclusa a Roma la Conferenza Nazionale della Cooperazione allo Sviluppo, con la partecipazione di più di tremila persone interessate e desiderose di contribuire all’Agenda di sviluppo nazionale e globale e con importanti impegni politici a favore della cooperazione allo sviluppo che il nostro Paese si assume con decisione. Questo qualcosa di positivo significherà in un’ottica di lungo periodo”.

È possibile citare esempi di una cooperazione positiva tra UE e Africa? Sì, secondo il prof. Triulzi, anche perché “non è pensabile che l’Africa rimanga nelle condizioni attuali. Raggiungerà due miliardi e mezzo di abitanti e pensare che nulla cambi implica che andiamo anche qui in Europa incontro ad un problema enorme in termini di flussi migratori, dell’ordine non più di un milione, ma di decine di milioni. Dobbiamo migliorare la possibilità di integrazione nel nostro continente, ma anche migliorare le possibilità di una vita dignitosa nel loro. Possiamo fare molto di più. L’Italia, per esempio, sta aumentando i suoi investimenti diretti in Africa. Abbiamo anche un concorrente molto forte, cioè la Cina, che acquisisce terre e adotta politiche commerciali in funzione della sua esigenza di sfamare un miliardo e trecentomila cinesi. Ci scontriamo quindi con un Paese con una politica estremamente diversa dalla nostra, che investe tantissimo e che non guarda al rispetto dei diritti umani. Non possiamo concorrere con la Cina, in quanto sarebbe un errore, ma diversificarci. Possiamo formare ottimi ingegneri, ottimi insegnanti, aiutarli a sviluppare piccole e medie imprese, aiutarli a comprendere il nostro sistema di vita, le nostre legislazioni. Non possiamo costruire porti e aeroporti come fa la Cina, ma puntare sullo sviluppo umano”.

Afferma in merito a ciò la prof.ssa Saggiomo che “nel 2007, durante il secondo summit tra Unione Europea ed Africa a Lisbona è stata adottata la Joint Africa-Europe Strategy (JAES) che rappresenta il quadro operativo entro il quale si muove l’impegno Europeo nel continente Africano. La strategia ha a sua volta dei piani operativi (Action Plan) che la rendono concreta e che dirigono la cooperazione internazionale sulle seguenti aree prioritarie: Pace e Sicurezza; Democrazia, good governance e diritti umani; Commercio, infrastrutture e integrazione economica; Obiettivi di sviluppo del Millennio; Cambiamenti climatici; Energia, Migrazioni, Lavoro, scienza e società dell’Informazione. Detta così sembra un’agenda molto vasta, ma è importante sottolineare che si tratta in molti casi di programmi operativi che cambiano, ed hanno già cambiato la vita di molti individui, in Africa ed in Europa. Il processo di cambiamento è solo iniziato”. Insomma, conclude il dott. Venturi, “l’UA e l’UE hanno creato buoni e consolidati rapporti. La collaborazione su pace e sicurezza ha portato risultati positivi, anche in termini di capacitazione africane”.

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