mercoledì, Agosto 4

Vertice UE-Cina: interessi forse convergenti field_506ffbaa4a8d4

0

Inizia oggi, a Pechino, e si concluderà domani 13 luglio, il 18º vertice bilaterale tra l’UE e la Cina. Le discussioni saranno incentrate sulle relazioni politiche ed economiche e sulle questioni globali e regionali.

L’Unione europea è rappresentata dal Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e dal Presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Partecipano al vertice anche l’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Federica Mogherini, il vicepresidente della Commissione, Jyrki Katainen e il Commissario europeo per il Commercio, Cecilia Malmström.

Le discussioni si svolgeranno nel quadro dell’Agenda strategica per la cooperazione (UE-Cina 2020), lanciata in occasione del vertice tenutosi a Pechino nel 2013.
Il vertice sarà l’occasione per consolidare i progressi e dare un orientamento politico per la finalizzazione dell’accordo globale in materia di investimenti UE-Cina (il Comprehensive Agreement on InvestmentCAI). Tre gli altri punti particolarmente importanti nell’agenda di lavoro: le reti transeuropee di trasporto (TEN-T), il Fondo europeo per gli investimenti strategici (EFSI), il così detto Piano Juncker, con il contributo apportato dalla Cina a EFSI (già arrivato a 2 miliardi), e il riconoscimento dello status di economia di mercato (MES) alla Cina.
Il vertice dovrebbe chiudersi con la definizione di accordi anche in tema di mobilità e migrazione. Sia Bruxelles che Pechino intendono lavorare per un rafforzamento della cooperazione in fatto di politica estera, di difesa e sicurezza. In questo ambito si parlerà anche di Africa. Su questo punto, la cooperazione UE-Cina contro il terrorismo è l’ombrello, il tema vero, per Bruxelles, è l’attivismo economico e politico nel continente del gigante asiatico, chiaramente intenzionato a divenire protagonista della rivoluzione industriale alla quale un pezzo di Africa è proiettata (in primis con la delocalizzazione di parte del suo potenziale industriale in Africa al fine di godere di mano d’opera meno costosa e di tagliare i costi sul trasporto delle materie prime), mentre il continente si allontana dall’Occidente.
I leader, in ultimo, valuteranno l’attuazione della dichiarazione UE-Cina del 2015 sui cambiamenti climatici e prepareranno il prossimo vertice del G20, che si terrà in Cina il 4 e 5 settembre 2016.

Il MES e il Comprehensive Agreement on Investment sono i temi più spinosi al centro dei colloqui.
Per quanto attiene il Mes, la Commissione europea non ha ancora assunto una posizione ufficiale, lo dovrà fare entro l’11 dicembre 2016, per quella data la UE dovrà decidere se riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato, perchè tutti i membri dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) saranno chiamati a pronunciarsi sul ricoscimento ufficiale alla Cina del  ‘market economy status’ (MES).
Il sistema delle imprese UE è da mesi al lavoro perchè la UE si pronunci per il ‘No’. Secondo le stime dell’Economic Policy Institute (EPI), la concessione del MES alla Cina, e il conseguente abbattimento dei dazi che oggi difendono l’industria europea, metterebbero a rischio 3,5 milioni di posti di lavoro in tutta l’Unione  -400 mila solo in Italia, annientando interi settori quali il tessile, il calzaturiero, il siderurgico, l’ottico e l’arredamento. Ciò perchè la Cina continua ad applicare misure di dumping e a concorrere slealmente contro le imprese europee, elargendo sussidi e incentivi statali alle proprie imprese.
Alla vigilia del vertice di oggi a Pechino, Aegis Europa, alleanza di oltre 30 associazioni manifatturiere europee, si è pronunciato ufficialmente per il ‘No’, sollecitando la UE al mantenimento delle protezioni commerciali contro la «concorrenza sleale» di Pechino. Riconoscere il Mes alla Cina, sostiene Aegis, fatto che renderebbe illegali gli attuali dazi antidumping in difesa dei settori economici nei quali la Cina ‘bara’ sui prezzi, metterebbe a serio rischio migliaia di posti di lavoro e si avrebbe una contrazione del Pil europeo tra l’1 e il 2%. Scrive Aegis Europe: «l’economia pianificata della Cina dirige sistematicamente le sovracapacità produttive e quindi offre prodotti al di sotto dei costi di produzione sui mercati internazionali per sopraffare la concorrenza».

L’invito di Aegis a Juncker è: «prendere una posizione chiara contro il dumping, l’eccesso di capacità produttiva e sovvenzioni illegali cinesi».

La questione MES si lega all’altro tema scottante, quello del Comprehensive Agreement on Investment. L’accordo sugli investimenti tra Bruxelles e Pechino, che dovrebbe chiudersi nei prossimi mesi, dovrebbe offrire parità di condizioni a imprese cinesi ed europee, ha ribadito ieri la Commissiaria Ue per il Commercio, Cecilia Malmstrom, promettendo che la UE si adopererà per un commercio «maggiore e migliore» con la Cina. Malmstrom ha anche parlato della discriminazione contro le imprese europee in Cina, aggiungendo che le zone di libero scambio cinesi hanno fatto progressi limitati. L’anno scorso gli investimenti cinesi in Europa hanno superato per prima volta il livello di quelli europei in Cina. «I cinesi sono quindi interessati alla protezione corretta dei loro investimenti, come avviene nell’Ue», secondo una fonte interna alla Commissione citata da ‘ANSA‘, ma la conclusione dei negoziati non è per nulla agevole. Pechino, ha affermato nei giorni scorsi Federica Mogherini, sta diventando un membro più integrato alla comunità globale, per tanto «deve accettare anche i doveri e non solo i benefici» del suo nuovo status, dall’altra significa che l’Europa «deve assicurarsi di agire per proteggere la nostra industria da pratiche commerciali sleali». Quindi  «la Cina deve fare significativi e verificabili tagli alla sovraccapacità industriale, in particolare nel settore dell’acciaio, ma anche in quelli dell’alluminio, delle ceramiche e dei prodotti a base di legno». La UE, ha aggiunto l’Alto rappresentante, «abbiamo interesse in una Cina aperta, stabile e cooperativa. Ma anche la Cina ha un grande interesse ad avere buoni rapporti con la Ue».

L’appuntamento di oggi e domani non sarà decisivo ma potrebbe essere l’occasione per qualche passo avanti.

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->