domenica, Maggio 9

Vertice UE-Cina: il ‘vorrei ma non posso’ di Bruxelles Domani a Bruxelles Cina e Unione Europea discutono di economia, commercio e diritti umani, il quanto è in discussione secondo l'analisi di Sergio Miracola, analista NATO

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Tutto è pronto per il summit tra Unione Europea e Cina. Domani, martedì 9 aprile, il Primo Ministro cinese, Li Keqiang incontra i vertici delle istituzioni europee, dopo mesi che i vari accordi bilaterali tra Stati membri europei e Cina hanno riempito le prime pagine di tutti i giornali. A Bruxelles sono attesi il Presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker, il Presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, e l’Alto rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini. Insomma, si incontrano due mondi politici ed economici. Le premesse per un accordo congiunto sono deboli: il dragone cinese fa paura ad Europa?

Quello di Bruxelles è il 21° summit tra Unione Europea e Cina. Nell’ultima riunione del Consiglio Europeo, del 21 e 22 marzo 2019, il Presidente del Consiglio europeo ha riferito che «intendiamo concentrarci sul raggiungimento di una relazione equilibrata, in grado di assicurare la concorrenza leale e un pari accesso al mercato». Donald Tusk aveva coordinato i lavori del Consiglio per la preparazione del vertice UE-Cina: «speriamo di persuadere la Cina ad includere le sovvenzioni all’industria quale elemento fondamentale della riforma dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO. Insomma, all’Unione Europea preoccupa il commercio e l’apertura tecnologica cinese del 5G. Queste due tematiche avevano caratterizzato anche gli scorsi summit con la Cina. L’Unione Europea cerca di colpire questi problemi alla base utilizzando altre strade: ad esempio, il dibattito sui diritti umani. Ma credo che i diritti umani siano un tramite popolare per mantenere il sostegno dell’elettorato europeo, che è molto legato alla causa”, si espone Sergio Miracola, analista strategico NATO negli Stati Uniti e Associate Research Fellow Asia per l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI).

“I temi principali rimangono le infrastrutture come la Belt Road Initiative (BRI) e i rapporti bilaterali tra Stati membri europei e Cina, come nel caso di Italia, Francia e Germania. Questo lascia intuire che l’Unione Europea non ha una visione d’insieme, gli Stati si muovono in maniera frammentata, senza una politica comune. La paura delle istituzioni europee è che gli investimenti cinesi vadano a danneggiare l’Unione Europea attraverso una vera e propria politica di divide et impera, afferma Sergio Miracola.

Inoltre, la Commissione europea e Federica Mogherini hanno avvisato in un comunicato congiunto gli Stati membri che in mancanza di una totale unità, nessuno è realmente in grado di conseguire i suoi obiettivi con la Cina, né l’Unione Europea né alcuno dei suoi Stati membri. “L’Europa, nel complesso, è in difficoltà, ma sta guardando con interesse e preoccupazione all’Oriente come alternativa geopolitica agli Stati Uniti, un Paese che è in grande affanno”. Sempre secondo Sergio Miracola, “Il summit di domani, da un lato è un’opportunità perché cerca di marcare ulteriormente quelli che erano gli equilibri stabiliti a fine marzo, dall’altro dimostra che l’Europa, pur aprendosi ai cinesi, richiede maggiore sicurezza legislativa. L’Unione Europea richiede che gli investimenti cinesi siano monitorati e che la stessa ne possa beneficiare senza che questi danneggino la sicurezza dell’Unione”.

All’ordine del giorno si discute di economia, commercio, governance e diritti umani. Ma andiamo per ordine: Cina e Unione Europea discutono per rafforzare la cooperazione bilaterale e per modificare le relazioni bilaterali in materia di scambi e investimenti. Modificare perché urge trovare una soluzione che prevenga il trattamento discriminatorio dei rispettivi operatori economici.

Altro argomento che verrà trattato è quello del futuro della governance globale e di come affrontare le sfide comuni. Si prevede un rinnovato sostegno a favore del multilateralismo, coordinato e allineato al lavoro delle Nazioni Unite (ONU). Inoltre, nel summit eurocinese saranno importanti le questioni dello sviluppo sostenibile e della cybersicurezza tra cui la sicurezza delle reti 5G.

Il vertice di Bruxelles sarà l’occasione per discutere delle varie iniziative cinesi per collegare in maniera più efficace e veloce l’Europa con l’Asia. I leaders europei e cinesi dovranno individuare ulteriori sinergie per quanto riguarda la connettività tra i due estremi del continente euroasiatico.

Ed infine, non dimentichiamo i diritti umani, che figurano nell’ordine del giorno. Il dialogo sui diritti umani tra Unione Europea e Cina è stato avviato nel 1995 come dialogo costruttivo per favorire il rispetto e la promozione dei diritti umani in Cina. I temi trattati sono stati la pena di morte, la rieducazione tramite il lavoro (pratica abolita nel 2014), libertà civili, il rispetto delle minoranze e il ricorso alla tortura. Al 37° dialogo tra UE e Cina, del 2 e 3 aprile 2019, i vertici europei hanno espresso preoccupazione per gli «sviluppi preoccupanti» nella regione del nordovest cinese, lo Xinjiang. In quell’occasione, l’Unione Europea ha, inoltre, chiesto la liberazione dei dissidenti e degli attivisti inseriti nei campi di rieducazione.

“La principale differenza, rispetto al XX Summit del luglio 2018, è la volontà europea di essere più assertivi, ovvero dimostrare di essere forti ed autorevoli nelle discussioni”, afferma Sergio Miracola. “Questo si deduce, ad esempio, dal fatto che Juncker ha partecipato all’incontro parigino di marzo con Angela Merkel, Emmanuel Macron e Xi Jinping, dimostrando che l’Europa era presente (a differenza del caso italiano). Però, è anche vero che questa assertività non paga, perché manca un piano strategico europeo complessivo. Vediamo un’Europa che vuole cercare di sembrare più assertiva, ma senza avere gli strumenti per farlo, anche perché gli Stati membri stanno continuando con le loro politiche in maniera del tutto indipendente, smarcandosi dall’Unione Europea nella maggior parte dei casi”.

Ma in un momento storico in cui gli Stati membri europei sono molto attivi per la firma di accordi bilaterali in materia economica e commerciale con la Cina, cosa aspettarci da questo summit? Paradossalmente, pur essendoci maggiore assertività da parte dell’Unione Europea, le parti dovrebbero avvicinarsi, anche come conseguenza della firma del memorandum italiano e di quella degli altri Paesi per accordi commerciali davvero enormi (in cui si parla anche di 60-70 miliardi di dollari, come tra Germania e Cina)”, risponde Sergio Miracola. “Per cui c’è tutto l’obiettivo di avvicinarsi, anche se la retorica rimane quella di sempre (anzi, è anche più aggressiva): poche volte l’Unione Europea ha discusso così direttamente con la Cina di diritti umani. In questo caso, lo sta facendo in maniera decisa perché vuole dimostrare il proprio assetto valoriale, però questo spesso apre la porta a quelli che sono interessi di natura più finanziaria. Quindi, c’è maggiore vicinanza perché gli eventi di marzo hanno avvicinato e aperto le porte al dragone del mercato europeo.

Ma non perdiamo d’occhio il punto di vista cinese. “La Cina vuole ottenere l’accesso alla tecnologia europea e il controllo digitale con la sua tecnologia del 5G, ragiona Sergio Miracola. “Il mercato europeo per la Cina è fondamentale perché è solido e ricco. In Africa cercano di fare lo stesso, solo che l’instabilità sociopolitica ed economica rappresenta un grosso rischio per l’impalcatura strutturale che la Cina ha messo in piedi. Invece, in Europa, i Paesi sono avanzati e industrializzati: la Cina avrebbe accesso ad un mercato enorme.

Sul Global Times, voce ufficiale del Governo cinese, si legge che questa «sarà un’importante occasione per aumentare gli scambi tra Cina e l’Europa». Secondo Sergio Miracola, “la Cina, invece, vuole sfruttare la fragilità europea per far sì che quei finanziamenti della ‘Belt Road Iniziative’ possano penetrare ulteriormente il mercato europeo, così da aumentare i propri vantaggi a discapito di quelli dei partner europei”. Inoltre, attacca i mezzi di comunicazione occidentali che «vociferano di un possibile fallimento nella firma di un accordo congiunto tra Unione Europea e Cina, inasprendo le differenze tra le due parti». Per quanto riguarda la questione dello Xinjiang, Global Times chiude la questione con un secco: «è ovvio per la Cina rifiutare il discorso sullo Xinjiang in un accordo congiunto».

Inoltre, la stessa fonte parla di un’Europa che aumenta la propria collaborazione con la Cina, ma allo stesso tempo è impaurita da essa. Come se fosse un fattore psicologico che ora è ben visibile agli occhi cinesi. «Gli europei temono la competizione con la Cina. Hanno paura di perdere competitività nel mondo tecnologico e di venire marginalizzati dalla superpotenza economica cinese», la stessa accusa che rivolgono agli Stati Uniti.

La stessa fonte colpisce nel centro della questione qualche riga dopo: «gli europei oscillano tra Cina e Stati Uniti. Non è certo se la Cina sia più un partner strategico oppure un competitor, dati gli interessi sovrapposti su questioni internazionali come sicurezza, commercio, cambiamento climatico e multilateralismo». Infatti, l’osservatore più preoccupato è oltreoceano: Gli Stati Uniti aspettano il resoconto del summit tra UE e Cina, anche se questi summit sono sempre serviti a rimarcare dei punti di vista e quelle che possono essere direzioni programmatiche. Non credo che il summit porti a rotture, è normale che le frustrazioni americane saranno in linea anche con quanto successo a marzo. Gli Stati Uniti hanno paura che l’Unione Europea continui a genuflettersi davanti alle richieste e le proposte cinesi, sostiene Sergio Miracola.

Infine, il Global Times suggerisce all’Unione Europea di prendersi tempo per riflettere su se stessa e di colmare il divario sociopolitico tra l’Europa orientale e quella occidentale. Insomma, a scuola di politica e di economia dalla Cina, la lezione filosofica magari si poteva risparmiare, ma è lecito in democrazia. All’Unione Europea resta solo da spolverare i suoi trattati sui diritti umani e farsi forte di una storia che da molti politici europei, oggi, è messa a repentaglio.

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