martedì, Settembre 21

Vertice Italia-Francia: lo spazio l’ha scampata A Napoli oggi non si firmerà il bilaterale dello spazio: siamo liberi di come concepire le alleanze

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Lo avevamo detto subito: l’accordo impostato tra Italia e Francia in materia di spazio non va bene. E poi lo abbiamo anche scritto.

Oggi, lo ricordiamo, si svolgerà a Napoli il vertice tra i due Paesi nella prestigiosa sede di Palazzo Reale, e si concluderà con la ratificazione di una serie di documenti previsti che riguarderanno meccanismi di mutuo beneficio.
Ma tra questi non ci sarà il bilaterale dello spazio.

Nel documento, sia pur nel burocratese più spinto, come tutti i testi in cui diplomazia, richiami a normative passate e formalismo asfittico rappresentano il mix di lunghe ponderazioni, è stato facile ravvedere tutti i rischi che abbiamo raccontato nei nostri articoli: una Francia molto disponibile alla cooperazione purchè fosse fatta con il garbo che si usa a Parigi e in nessun altro posto del mondo. E con quel pizzico di gentile superbia che avrebbe finito per soggiogare il nostro Paese a un’eterna sudditanza, non sconosciuta alle realtà industriali con cui siamo abituati a incontrarci.

Ma questa volta è andata bene. Il Presidente Emmanuel Macron e i suoi ministri, non firmeranno quell’accordo.
Non vogliamo fare dietrologia: un contratto -lo sappiamo- viene da molto lontano e questo, ci par di capire, è stato redatto diverse amministrazioni fa, quando era tempo che certi funzionari di Stato proponevano grandi alleanze con gli Stati stranieri, abbagliati da promesse di cooperazione, ma senza domandarsi minimamente quali fossero le garanzie ai danni che potevano arrecare le azioni corrispondenti, non solo all’economia ma anche all’intero sistema industriale nazionale.

Questa volta lo spazio non sarà della partita e dobbiamo riconoscere che il Sottosegretario Riccardo Fraccaro e il suo staff devono aver riconosciuto, con grande intuito, tutte le trappole disseminate nei capitoli proposti: non ultima, tra le righe, la limitazione che i nostri vicini avrebbero potuto imporre alla stipula di alleanze con gli Stati Uniti, storico -e diciamo pure pregiato- partner dell’Italia per la realizzazione della tecnologia spaziale. Basti ricordare che tutto il programma San Marco, ideato da Luigi Broglio e Carlo Buongiorno, non avrebbe avuto alcuno sviluppo se l’America non avesse fornito il suo sostegno tecnologico e i suoi lanciatori. Tanto almeno da poter entrare in un mondo scientifico che ci era ancora lontano.

Ora, non pensiamo che la non firma di questo documento abbia risolto tutti i problemi spaziali del nostro Paese. Ci sono ancora molte situazioni da definire e tante grane che restano aperte: non ultima l’opportunità di utilizzare una tecnologia già collaudata per le prossime missioni lunari della Nasa, evitando di disperdere risorse importanti in collaborazioni asiatiche che il registro della geopolitica aveva considerato irrealizzabili prima ancora che fossero concepite.

In questa operazione di Fraccaro vediamo un importante passo in avanti verso un nuovo modo di affrontare la politica dello spazio. Una lancia spezzata verso atteggiamenti di forzata sudditanza in cui l’arroganza non sarebbe stata misurabile tanto dalle richieste dei francesi quanto dalla remissività degli italiani.

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