venerdì, Ottobre 22

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Nonostante la fatica di sganciarsi da un sistema prevalentemente a base di carbone, anche la Polonia sta aprendo alle energie rinnovabili, grazie ad una nuova programmazione nazionale per lo sfruttamento delle energie alternative. Il Primo Ministro polacco Donald Tusk ha annunciato che la Polonia, da sempre considerata come la fucina di energia per l’Europa, ancorerà la strategia energetica nazionale sulla produzione di carbone e shale gas. Il carbone, dunque, resterà la risorsa energetica regina per Varsavia, ma l’obiettivo dei prossimi anni è quello di implementare gli investimenti in un’ottica di modernizzazione dell’intero sistema. Nel 2014, infatti, è attesa l’entrata in vigore di una nuova norma che dovrebbe dare slancio a questo settore introducendo incentivi e snellendo la burocrazia inerente. Il governo ha pensato di puntare al fotovoltaico per superare la propria arretratezza energetica in quanto è quello che permette di sfruttare ampie fasce di territorio che non sono redditizie dal punto di vista agricolo ma nemmeno edificabili. Non mancherà l’attenzione anche agli impianti idroelettrici ed eolici, e nemmeno gli investimenti nel settore della mobilità ad idrogeno, dove già sono stati fatti notevoli passi in avanti. Nel venire incontro alle esigenze ecologiche il piano di Varsavia prevede poi l’obbligo per i costruttori di realizzare case ecologiche, che abbiano il minor impatto ambientale possibile e siano rigorosamente a risparmio energetico.

Alla fine del 2012, il Governo polacco si è occupato dell’aggiornamento inerente la normativa nazionale (la Direttiva 2009/28/CE) allo scopo di raddoppiare, entro il 2020, la quota di energia verde proveniente da fonte rinnovabile e raggiungere così la percentuale di produzione del 15.5%. Il tutto per essere competitivi anche sul nuovo mercato green e, soprattutto, per andare incontro alle richieste di un Unione Europea sempre più attenta alle emissioni. Il progetto polacco è dunque quello di triplicare i contributi al settore fotovoltaico aumentandone così l’attrazione per gli investitori. Il Ministero dell’Economia pensa così di poter raggiungere i 50 MW entro il primo anno di applicazione del decreto e i 700MW entro la dedline del progetto, il 2020. Il tutto partendo dai, ben poco invidiabili, 3MW di potenza attuali. 

Per fare tutto questo la Polonia intende partire da incentivi e allaccio alla rete gratuito per i piccoli produttori, ovvero quelli fino a 40kW, e tariffe agevolate per gli impianti entro i 200kW. Sono inoltre previsti incentivi per i parchi fotovoltaici provvisti di certificati verdi e tutte le strutture che produrranno fino a 100 kW avranno diritto a sgravi e tariffe fisse per 15 anni. I guadagni derivanti dalla vendita di energia saranno stimabili in circa 190 PLN/MWh (circa 47 euro per megawatt orario). Per gli impianti con capacità maggiore, che sarebbero poi quelli ai quali si fa riferimento per parlare di investimenti nel settore fotovoltaico, potranno godere di un sistema di incentivazione incentrato sull’emissione di certificati verdi (emessi dall’Autorità per la regolamentazione dell’energia) dedicato agli impianti eccedenti la soglia dei 200 kW. Va ricordato che negli ultimi anni il prezzo di questi certificati si è attestato intorno ai 50 euro per MW, prezzo atto a bilanciare l’offerta e la domanda di certificati, anche se la maggioranza di questi erano richiesti per la co-combustione di biomasse e carbone. A questi dati si deve aggiungere il fatto che nel 2013 ciascun MW prodotto da una centrale a energia solare con una capacità minima di 3 MW ha prodotto circa 0,17 euro per kWh. A questo si sono aggiunti 0,05 euro per kWh quale prezzo dell’energia prodotta. Il valore risultante dalla rispettiva addizione è stato dunque pari a 0,22 euro per kWh che potrebbe arrivare nel 2014 anche ad 0,26 euro per kWh qualora il mercato dovesse muoversi in tal senso. Appare dunque evidente che grazie alle manovre in essere sarà sempre più conveniente investire nel settore dell’energia solare.

Questa nuova norma è importante non solo per la Polonia in sé, il suo pacchetto energetico e la necessità di mantenere gli accordi presi con Bruxelles. Questa misura è estremamente rilevante anche per le dinamiche energetiche ed economiche regionali. Varsavia è una delle poche realtà che in questi anni di crisi non ha subito la recessione, ma anzi, ha visto una crescita media del proprio Pil negli ultimi quattro anni pari al 3%.

Considerato poi che il progetto di legge dovrebbe entrare in vigore a partire da circa la metà del 2014, appare ragionevole prevedere un crescente interesse degli operatori italiani in favore di un Paese che, nonostante tutto, offre ulteriori margini di crescita.

Infatti già nel 2013 l’Italia si è mossa per stringere partnership sempre più importanti con la Polonia. Lo sviluppo del binario “Ecologia-Economia”, concentrato principalmente sull’utilizzo delle fonti di energia alternative a basso impatto ambientale, è stato al centro del seminario italo-polacco “Green Energy for Aeronautic and Automotive Applications”. Questo si è svolto ad aprile a Varsavia ed è il frutto di un’iniziativa congiunta dell’Ufficio Ice (Istituto commercio estero), dell’Ambasciata italiana e dell’Istituto Italiano di cultura nella capitale polacca. Il ciclo di conferenze fa parte delle iniziative riconducibili all’azione del Ministero Affari Esteri per la crescita ed è stato organizzato per promuovere e rafforzare la collaborazione bilaterale. Com’è ovvio durante i lavori i due Paesi si sono confrontati sui risultati più recenti in materia di rinnovabili e di scoperte scientifiche inerenti all’energia alternativa e il suo utilizzo. In particolare la Polonia ha presentato, insieme alle norme sul fotovoltaico che incentiveranno gli investimenti esteri con l’anno a venire, anche lo sviluppo di progetti di alimentazione “green” per diverse gamme di veicoli. In particolare le soluzioni trovate sfruttano l’energia solare, i biocarburanti, i gas naturali e l’idrogeno.

Da quanto si evince dalle misure che il Governo Tusk sta mettendo in piedi, e dai progetti sin qui realizzati, le energie rinnovabili saranno un settore in crescita nei prossimi anni. Certo, almeno per i primi tempi, rimarranno complementari ad un sistema tradizionale di produzione energetica legato al carbone. Il settore energetico in Polonia è caratterizzato da una produzione primaria basata sui fossili, carbone e lignite da soli coprono il 56% della domanda, seguiti dal greggio con il 25 %. Ad ogni modo l’uso delle energie rinnovabili, secondo calcoli forniti dal governo polacco, subirà comunque un incremento del 12 % tra il 2010 e il 2020. Tutto ciò resta valido se la Polonia continuerà a portare avanti il proprio progetto nei termini previsti, fattore non scontato visti i dissapori interni al governo che hanno portato, tra le altre cose, alla sostituzione del ministro dello sviluppo economico “green-friendly”, Waldemar Pawlak, con Janusz Piechocinski, la cui posizione sul fotovoltaico non risulta ancora chiara.

 

 

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