domenica, Settembre 26

Verso un Senato della Cultura? field_506ffb1d3dbe2

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SENATO-ROMANO

 

In più occasioni, dalle pagine de ‘Il Sole 24 ore’, Armando Massarenti, filosofo e responsabile dell’edizione domenicale del quotidiano, ha lanciato la proposta di un Senato delle competenze e della cultura che si sostituisca all’attuale seconda Camera italiana.

La proposta di Massarenti si inserisce all’interno del più ampio dibattito che in questi mesi sta occupando la politica nazionale su quale ruolo il Senato della Repubblica debba avere nel bicameralismo italiano. Nel dibattito politico ci si è sempre soffermati sulla possibilità di configurare la seconda Camera come una Camera delle autonomie.
Massarenti, invece, propone di fare del Senato un organo che valorizzi il merito e le competenze. La proposta è stata lanciata sull’edizione domenicale de ‘il Sole 24 ore’ con un articolo a firma del filosofo apparso l’8 dicembre 2013 e poi ripreso sempre dallo stesso autore il 5 gennaio 2014. Non è un caso che la proposta in esame abbia trovato ospitalità sulle pagine dell’edizione domenicale de ‘il Sole 24 ore’, che al tema della cultura e delle competenze è alquanto sensibile, come dimostra la campagna lanciata in favore degli Stati generali della Cultura. L’idea degli Stati Generali della Cultura nasce in risposta al grande dibattito che si è acceso nel 2012 tra lettori, istituzioni culturali, economiche e politiche dopo la pubblicazione, il 19 febbraio 2012 sempre sull’edizione domenicale de ‘il Sole 24 ore’, del Manifesto per la Cultura intitolatoNiente cultura, niente sviluppo‘, attraverso il quale veniva sollecitato il Governo a mettere la cultura al centro dell’azione di rilancio economico del Paese, con una proposta articolata in cinque grandi capisaldi, ossia 1) una Costituente per la Cultura; 2) strategie di lungo periodo; 3) cooperazione tra ministeri; 4) l’arte a scuola e la cultura scientifica; 5) merito, complementarietà pubblico-privato, sgravi ed equità fiscale.

Esaminando nel dettaglio, le ragioni della proposta di riqualificazione del Senato, secondo il filosofo, il Senato deve divenire il luogo per trattare questioni di interesse nazionale e di promozione dei diritti, supporto a una eventuale unica Camera elettiva in termini di analisi critico-giuridica delle leggi e di istruzione di indagini conoscitive: una tale proposta permetterebbe di attribuire nuovamente valore e dignità al Senato, un’istituzione intesa come luogo di valorizzazione del prestigio sociale e dell’esperienza, che nacque in Italia con il Senato romano e che fu fatta propria nonché rilanciata nientemeno che dalla Costituzione degli Stati Uniti. «Ci permettiamo di consigliare a Renzi, e a tutti i politici impegnati nelle riforme», scrive ancora Massarenti, «di guardare più alla testa che alla pancia del Paese».

Alla proposta di Massarenti sono seguite reazioni positive e negative.

Sempre su ‘Il Sole 24 ore’, ad esempio, Gianmario Demuro, docente di diritto costituzionale all’Università di Cagliari, con un articolo dal titolo ‘Niente Cultura, niente riforme‘, apparso il 9 febbraio 2014, ha scritto che «Il progetto di un Senato della cultura porta al centro del discorso pubblico l’importanza di ridare dignità alla politica ripartendo da ciò che è la base stessa della politica, la sua identità culturale».

Anche Maria Chiara Carrozza, attuale Ministro dell’Istruzione, parlando alla cerimonia inaugurale dell’anno accademico di Udine, il 3 febbraio 2014 ha rilanciato la proposta dichiarando che anche «il sistema universitario deve contribuire al processo di riforma del Paese».

Una prima concretizzazione di questa proposta, peraltro, si è avuta quasi contestualmente all’uscita dell’articolo di Massarenti: si tratta di un incontro dal titolo ‘Scienza, innovazione e salute’ organizzato il 10 dicembre 2013 dalla Commissione Sanità del Senato, coordinato proprio da Massarenti assieme a Marco Cattaneo, direttore della rivista ‘Le Scienze’.

Non mancano, tuttavia, anche reazioni di perplessità rispetto a tale proposta.

E’ il caso, ad esempio, di Sergio Romano, editorialista de ‘Il Corriere della Sera’, il quale dalla sua rubrica di risposte ai lettori del Corriere della Sera del 24 dicembre 2013 (“Risponde Sergio Romano – Nuovi compiti per il Senato camera regionale o culturale”), ha manifestato il suo scetticismo al riguardo. Intanto, secondo Romano, se verrà confermata la trasformazione del Senato in una Camera delle Regioni, i meccanismi di selezione dei Senatori rimarrebbero ancora in capo ai partiti: «vi saranno anche professionisti e uomini di cultura, ma scelti per la loro lealtà a un partito e per la loro capacità di farsi strada nella giungla della politica locale». Ma la critica forse più incisiva formulata da Romano è rappresentata dal raffronto tra il progetto in discussione di Senato delle competenze e il già esistente Cnel (Consiglio Nazionale per l’economia e il lavoro). Il Cnel, che era stato concepito proprio con il ruolo che oggi Massarenti pretenderebbe di attribuire al Senato, sembra oggi aver tradito la sua missione.

Parimenti dubbioso rispetto alla proposta de ‘Il Sole 24 Ore’ s’è mostrato Gaetano Quagliariello, Ministro delle Riforme del Governo Letta,  che in un articolo dal titolo ‘Quali obiettivi per il Senato?‘ apparso sull’edizione domenicale del quotidiano del 16 febbraio 2014 scrive: «l’idea, pur interessante sul piano culturale, appare problematica e non risolutiva rispetto ai nodi istituzionali che abbiamo di fronte». Pur non negando il fascino della proposta, Quagliariello ne evidenzia due limiti: non è chiaro chi dovrebbe scegliere i Senatori (che, in ogni caso, potrebbero non essere più eletti ma nominati), ma soprattutto la proposta non tiene conto dell’attuale contesto sociale. Al riguardo, riprendendo il paragone col Cnel già fatto da Sergio Romano, conclude il Ministro: «Nel contesto attuale il Senato dei saperi rischierebbe di riprodurre, in altro ambito, l’esperienza del Cnel che, nato con le migliori intenzioni, ha finito per smarrire nel corso degli anni la propria funzione e oggi appare in profonda crisi d’identità».

Un compromesso ragionevole sembra essere stato raggiunto nell’attuale proposta di riforma del Senato avanzata dal Segretario del PD (Partito Democratico), Matteo Renzi, il quale ha proposto  l’introduzione tra i componenti del nuovo Senato di 21 personalità del mondo della cultura nominate direttamente dal Presidente della Repubblica.

 

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