sabato, Aprile 17

Verso un ordine post-bipolare? L'assetto internazionale imperniato sugli Usa sta collassando

0

L’ordine internazionale unipolare costruito attorno agli Stati Uniti all’indomani della disintegrazione dell’Unione Sovietica è ormai agli sgoccioli. Le ‘picconate’ infertegli da Donald Trump nel corso della sua turbolenta e vorticosa presidenza hanno semplicemente accelerato un processo di declino che già da diversi anni sembrava ormai irreversibile. Il tycoon newyorkese intende abbattere l’approccio multipolare, considerato dannoso per gli interessi economici statunitensi, in favore di una postura unilaterale mirata a gettare tutta la forza statunitense sul piatto della bilancia per ridisegnare l’assetto economico e geopolitico planetario.

I principali nemici individuati dal presidente Usa sono soprattutto quelli che hanno nei confronti degli Stati Uniti cospicui avanzi commerciali, a partire da Cina e Germania. Quest’ultima, poi, non si limita a invadere il mercato statunitense con i suoi prodotti d’alta qualità profittando di una moneta depressa e di tariffe favorevoli, ma pretende anche che Washington continui a garantirle protezione militare. Gli Usa dovrebbero quindi ovviare con i propri mezzi militari al vuoto nelle spese belliche creatosi in Europa occidentale, dove un numero piuttosto rilevante di Paesi rifiuta ormai da tempo di stanziare fondo corrispondenti ad almeno il 2% del Pil alla difesa, come imporrebbero i vincoli Nato. Segno che in buon parte della rumsfeldiana ‘vecchia Europa’ l’Alleanza Atlantica viene percepita sempre più come un braccio armato della politica estera statunitense, di cui non vale la pena sostenere i costi specialmente alla luce della virata protezionista operata da Trump. Non a caso, Berlino va da tempo predicando la necessità di costituire una forza di difesa europea scollegata dalla Nato, mentre in alcuni ambienti conservatori tedeschi ha cominciato a farsi strada l’idea di «pensare l’impensabile», ovvero dotare la Germania di un proprio arsenale nucleare necessario a recuperare la piena sovranità del Paese, in cui tutt’oggi stazionano un corposo contingente militare Usa, decine di bombe atomiche statunitensi e installazioni spionistiche legate alla National Security Agency.

Ormai, soltanto i Paesi della ‘nuova Europa’ – a partire dalla Polonia e dai Baltici – rimangono straconvinti che la Nato continui a rappresentare un fondamentale fattore di stabilità di fronte alla presunta aggressività russa. Costoro godono dell’appoggio sia dello ‘Stato profondo’ Usa che dello stesso Trump, sebbene  per motivi alquanto differenti. Gli apparati militari e di intelligence considerano l’atlantismo della “nuova Europa” un elemento molto utile a mantenere ampio il fossato che separa la Russia dalla Germania, mentre la Casa Bianca apprezza la loro determinazione ad acquistare sistemi d’arma prodotti dal complesso militar-industriale Usa. Nella visione del tycoon, l’importanza dell’Alleanza Atlantica si riduce essenzialmente nell’agevolare la vendita di armi di fabbricazione statunitense agli alleati europei, perché per altri versi rappresenta un fardello imperiale il cui mantenimento richiede spese sempre meno sostenibili.

Trump, d’altro canto, non condivide affatto la radicale ostilità dello ‘Stato profondo’ nei confronti della Russia, giudicata invece un potenziale partner in un’ottica di contenimento della Cina a cui delegare alcuni compiti legati alla gestione della sicurezza in determinate aree geografiche particolarmente caotiche. Specie dopo il recente vertice di Helsinki, come scrive Federico Rampini, «per Mosca c’è un concreto recupero d’influenza già in atto in Medio Oriente e che ora potrà estendersi all’Europa: dove le lobby confindustriali si uniscono ai diversi partiti russofili nel chiedere la fine delle sanzioni. Al momento opportuno Putin potrà rilanciare il suo vecchio progetto di comunità economica Eurasiatica. L’obiettivo finale è spezzare l’aggancio ‘innaturale’ Ue-Usa, due realtà separate da un oceano, per risucchiare l’Europa nel suo alveo naturale: piccola propaggine del continente asiatico. Se questa è la direzione di marcia, lo slittamento a Oriente finirà per rafforzare la Cina […]. Putin […] ha anche accennato a un vantaggio concreto per gli europei: il suo modello di stabilizzazione del Medio Oriente che punta sulla ‘ricetta Assad’, promette di fermare i flussi migratori con l’aiuto dei vari sultani locali. Questo scenario però implica la presa d’atto che la leadership americana è in declino e quindi va condivisa».

Non stupisce pertanto che l’establishment statunitense stia conducendo una guerra senza quartiere contro la Casa Bianca, come si evince dal prolungarsi del Russiagate e dagli attacchi concentrici cui Trump è stato sottoposto a seguito dell’incontro di Helsinki con Vladimir Putin. Le spaccature interne agli apparati di potere statunitensi si riflettono anche sul ‘vecchio continente’, dove buona parte degli apparati dirigenziali sembra ancora dotata di stretti legami con gli ambienti che avevano sostenuto il candidato democratico Hillary Clinton alle elezioni del 2016 e si trovano ora spiazzati di fronte all’imprevedibilità trumpiana.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->