sabato, Agosto 13

Verso le politiche 2023 … e Christine Lagarde sta a guardare Le elezioni amministrative di domenica 12 giugno, hanno prodotto più confusione che risultati. C'è chi crede di aver vinto (Meloni e Letta), chi certamente ha perso (Conte e Salvini) e chi si crede di esistere (Calenda, Renzi, Della Vedova). L'anno che ci attende pieno di nulla … con Christine Lagarde al lavoro …

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Mi sbaglierò, ma le elezioni amministrative di domenica 12 giugno, in fondo sostanzialmente marginali, hanno prodotto più confusione che risultati.
Un fatto solo pare acquisito, la ormai (spero) irreversibile scomparsa degli stellini. Dico ‘spero‘, perché quel pasticcio, sedicente movimento non partito o partito non più movimento, è servito solo a creare problemi e incomprensioni. Il loro grande successo, tutto fondato sulle urla populiste di Beppe Grillo -un comico che oggi darebbe un perù per essere accostato all’altro comico, Volodymyr Zelenski, che invece mostra un po’ di stoffa (non molta, vedrete)- ha dato forse l’illusione, sia pure ad un popolo ‘smagato’ come il nostro, che urlando e semplificando i problemi, questi ultimi si risolvono da sé.
Indimenticabile in questa direzione, la gestione di Luigi Di Maio della questione ILVA, dove i pasticci non si contavano e non si contano, a prescindere dagli isterismi di Carlo Calenda: un altro ‘sotuttoio’. Ma, poi, il populismo più ottuso e bieco, ha portato a quella grande sciocchezza che è stato ilreddito di cittadinanza‘, prodotto di superficialità e preasspochismo che ha distorto fortemente ilmercato del lavoro‘, reso più asfittico a causa del fatto che, quel ‘reddito’, benché modesto, ha indotto molti a prenderlo e poi, magari, cercare di lavorare in nero, in un Paese nel quale il nero è d’obbligo.
Accanto a quella iniziativa sciagurata, per di più, non vi è stato, e non vi è, alcun controllo o valutazione sul mercato ufficiale (meglio dire grigio) del lavoro: specialmente nel commercio al minuto e nel ‘turismo’: la maggior parte dei datori di lavoro non intende pagare bene i dipendenti, che quindi preferiscono il reddito di cittadinanza. Lo sappiamo tutti, ma non si può dire. O meglio: se lo dici sei più o meno come un filo-Putin, e magari ti scrutano e sorvegliano come sovversivo, Gabrielli docet.

Infine, per completare sui danni prodotti dagli stellini, non solo gli ‘incentivi’ all’edilizia hanno prodotto danni notevoli nel regime dei prezzi, divenuti enormi, ma hanno anche assorbito moltissima manodopera che altrimenti sarebbe stata a disposizione delle industrie turistiche.
Non pretendo di avere fatto una analisi economicamente attendibile, ma, diciamo così, una buona parte di ciò corrisponde all’esperienza quotidiana di noi tutti.

 

Accanto agli stellini, quanto a crolli, la Lega non è da meno. Del resto anch’essa, guidata da un cinico pasticcione, sostenitore di tutto e del suo contrario, ha finito per perdere quell’aura di credibilità derivata dall’idea che, benché di destra fosse almeno una forza di buon governo. Le assurde propagande di Matteo Salvini, contro l’euro, contro l’Europa, contro Draghi, contro … tutto, hanno finito per isolarla e renderla sempre meno credibile, specialmente inaffidabile.
Tra non molto, penso, i coltelli saranno in bella mostra anche a via Bellerio, a meno che la vicinanza delle elezioni politiche non induca la Lega a rinviare la resa dei conti: me lo auguro, perché così perderebbe ancora, ma sarebbe una follia di autodistruzione. Ma poi, è sempre Salvini quello che pasticcia, quando, avendo perso tutto il perdibile, si è messo straparlare di governo inadeguato, rinviando, però, a Settembre la ‘resa dei conti’: buffonate!

 

Tutti i giornali hanno titolano e continuano sul fatto che ha vinto Giorgia Meloni. A me pare un po’ esagerato, specie perché valutare l’importanza di un partito sulla base di una votazione amministrativa nemmeno molto rilevante, mi pare azzardato. Ma certo ha avuto successo in termini percentuali (ma sempre intorno al 20% si discute!), e Meloni comincia a rivendicare la guida della destra. Dubito che possa riuscirci, non tanto per Salvini, quanto per Silvio Berlusconi, che certamente non ha nessuna voglia di ‘morire meloniano’.
E comunque anche lì la questione è come quella degli stellini: quali sono le idee e le linee politiche di Meloni? Mistero. Aggravato dal fatto che è anti-Europa e continua a parlare di blocchi navali e sciocchezze simili.
E qui, credo, casca l’asino.
Christine Lagarde, il cui antitalianismo è proverbiale (anche se poi è stata richiamata all’ordine), avverte che non coprirà più i debiti degli Stati membri (cioè dell’Italia, che ne ha uno immenso), e che si accinge ad alzare i tassi. Cose così, o si fanno il Venerdì sera all’improvviso, oppure mirano a creare crolli in borsa e sballottolii dello spread. E infatti, è accaduto, ma i provvedimenti annunciati sono solo annunciati. Ora io posso credere tutto, ma che Lagarde non sappia certe cose non lo crederò mai. Quindi lo ha fatto apposta. Quale sia il disegno, è più difficile dirlo. O forse no, il filoamericanismo della signora è ben noto!
E certo è che il disegno favorisce gli USA, che vogliono una Europa debole e divisa. Ma per ora mi fermo qui.

 

Resta da parlare dell’altro partito che, secondo la gran parte dei commentatori, ha vinto: il PD. Se devo dire la verità, questa vittoria io non l’ho vista. Ma si sa io sono strabico, e quindi … E poi Enrico Letta sa tutto, è stato pure a Sciences-Po!
Il punto è che con le elezioni politiche del prossimo anno, il PD dovrebbe cercare di tornare al governo. Oddio, dico ‘dovrebbe’ perché sarebbe bene evitare Meloni, ma la gelatina a cui è ormai ridotto il PD, specie con la cura Letta, con la sinistra ha a che fare come con i cavoli a merenda.
Comunque, per governare deve cercare di avere una maggioranza, e con chi la fa? Matteo Renzi e Carlo Calenda, col supporto di Benedetto Dalla Vedova, raccontano di avare almeno il 15%. Raccontano, ma la realtà spesso è diversa dalle speranze. Ma, poi, come potrebbe mai il PD allearsi con due fuoriusciti come Calenda e Renzi? Specialmente Renzi.
Spero di sbagliare, ma questo sarà il centro di discussione dei prossimi mesi: non Meloni, che per ora deve solo tacere e sperare di fare il botto nel 2023, dicendo il meno possibile, nascondendosi, insomma. Certo, io non credo che ci sia persona al mondo (dopo Salvini e Di Maio) più spregevole dal mio punto di vista, ma ugualmente mi fa quasi tenerezza pensare che dovrà ‘accordarsi’ con Salvini e Berlusconi … e forse Renzi, poveraccia!
Il PD, partendo dal 20% ha bisogno almeno di un altro 20%. E dove lo trova? Ovviamente gli stellini sono un abbraccio mortale. Ma, ad onore del vero, dove mai può guadare altrove Letta? Certo, non è un bel guardare. E qui, probabilmente, potrebbe entrare in gioco l’altro nulla della politica italiana, Luigi Di Maio, che potrebbe spaccare gli stellini, e assicurare una alleanza subordinata a Letta, mentre il resto degli stellini (più simbolico che reale) affonderà con Giuseppe Conte e, magari, Grillo, per ottenere un paio di seggi in Parlamento. Ma, ciò pure fatto, il resto Letta dove lo piglia? Scusatemi il linguaggio vernacolare. È la carta che sperano di giocare Calenda, Renzi (quest’ultimo meno) e Dalla Vedova, che credono di esistere. Ma, a mio parere, i conti potrebbero non tornare. Voglio dire che nulla esclude che anche così la maggioranza non ci sia o sia dubbia. E a quel punto, se non Calenda, certamente Renzi e Dalla Vedova potrebbero trovare conveniente dare una mano a Meloni: sarebbero decisivi eripulirebberol’immagine nerastra di Meloni, e quindi potrebbero chiedere un buon prezzo. Al contrario a Letta non potrebbero chiedere gran che.

Abbiamo davanti un periodo di bizantinismi e propagandismi senza costrutto. Giusto nel momento in cui l’Italia avrebbe bisogno di una guida sicura e decisa, saremo nel pieno del marasma e dei protagonismi.
Auguri!

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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