lunedì, Agosto 2

Veronica (Lario), che ha matato mr B. Killeraggio mediatico? L'ex signora Berlusconi si ribella al politically correct del lifting a ogni costo

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veronica lario

 

Mi diverte la congiunzione astrale di un mio articolo di ieri,  su un collega giornalista, Francesco Palmieri (AGI), che è andato a imparare l’arte del toreo, con la nuova crociata (giusta) di Miriam Bartolini, in arte Veronica Lario. Poiché dall’arte si è allontanata da un bel po’ di anni (il suo ultimo film è del 1982; e la prima figlia Barbara è del luglio ’84, nata in un paesino svizzero, Arlesheim), sarebbe giusto richiamarla col suo nome reale. Non dimenticate, infatti, che la ‘Veronica’ è una figura tipica del torero. Copio dalla Treccani: «Figura tipica della corrida, nella quale il torero spostandosi lateralmente porta il toro a investire la cappa con il muso. Per analogia, il termine è usato anche in altri sport: per es., nel calcio, finta che consente di sbilanciare l’avversario e superarlo, e nel tennis un tipo di volata alta di rovescio».

Sento questa donna vicina per sorellanza anagrafica, visto che le  sono maggiore di poco più di un mese. E, da professionista della comunicazione, capisco la portata della sua indignazione per il killeraggio mediatico a cui è stata sottoposta dal settimanale di famiglia ‘Chi’, che ha pubblicato una sua foto senza trucchi e senza inganni,ove  porta inciso sul viso e sul corpo l’avanzare dell’età.

La signora si è giustamente indignata, invocando una sorta di diritto all’oblio; denuncia l’uso della macchina fotografica come una pistola fumante, utilizzata per svalorizzarne, canzonandola col ghigno da Franti, l’immagine… un po’ come il bullismo nelle scuole via Internet, tanto per capirci. D’altronde, il confronto indiretto con una fresca e tosta’ neanche trentenne, che ora gira per villa San Martino, alleviando la strada del tramonto del suo ex marito, è probabilmente uno degli obiettivi di questo incongruo servizio fotografico.

C’è, però, da considerare che neanche il più salvifico Photoshop, ormai, riesce a celare il disastro con cui il trascorrere del tempo  -esaltato dalle pratiche estetiche compulsive a cui il soggetto si è sottoposto-  ha piagato il sembiante di questo Dorian Gray allo zenith della decadenza fisica. E non dimentichiamo che ben vent’anni separano i due, e certo non a svantaggio di lei. Un attacco proditorio, sic et simpliciter, ed è inutile che il Direttore del settimanale autore di questa malazione cerchi di pararsi dalle critiche, asserendo che il gossip è il loro mestiere e che pubblicano anche il lievitare della pancetta di Matteo Renzi. Se fosse vera questa pretesa obiettività, allora si dovrebbero pubblicare anche le foto delle rovine fisiche che un dì ebbero il nome … dell’Innominato. Ma lui è lo sciur padrun, dunque non si può testimoniarne fotograficamente il visibile, inarrestabile declino, esaltato proprio dai presunti rimedi adottati per mascherarlo.

Noi donne, purtroppo, abbiamo un nemico strisciante e ineludibile:  si chiama menopausa, falsa tutto il nostro metabolismo e produce danni difficilmente governabili, anche a livello di peso, oltre che di rughe. E poi, quella seduttività imposta, non si sa in nome di quale tavola della legge, rappresenta una coercizione della personalità che, più che altro, fa proprio il gioco degli uomini. Essi, nell’apparenza, invecchiano più lentamente, sempre che non si pelino come vecchie scope, ma hanno un cancro interiore che li dilania, quello degliultimi fuochi’ .

L’ex marito della mia ispiratrice ne è un esempio paradigmatico, ma personalmente ne ho conosciuti altri, in cui il meccanismo era più o meno identico, anche se non così parossistico. Scatta un trip, nel cervello maschile: c’è chi ne soffre precocemente, chi sulla soglia dei 60 o 70 anni.

Il ragionamento  -mi pare di poterlo ricostruire così- collega l’imprinting di genere (maschile) incarnato nell’obbligo alla virilità fino all’ultimo respiro, all’istinto di caccia di ‘selvaggina fresca’. Ciò ad ogni costo, il che ha fatto la fortuna di certe pasticchine blu ed altri mezzi succedanei. Ho usato metafore, giri di parole, forse per evitare una cinica esposizione di certi comportamenti, ritrovabili in molti uomini, anche in quelli che pensiamo modelli di intellettuali militanti: insomma, la cupio dissolvi della loro vicenda umana li spinge a comportarsi come macchine da coito, da ricercatori della tacca al calcio del fucile (o della pistola… e qui mi fermo).

Miriam/Veronica è stata sposata per 23 anni  -con un pregresso di almeno 8 anni di relazione prima extraconiugale, con residenze diverse, poi di convivenza-  con un uomo che, all’inizio della loro relazione, era semplicemente un ricco imprenditore come molti altri. Siamo noi a usare il metro dell’attualità nel misurarlo; nei primi anni ’80 c’erano uomini ben più ricchi di lui; in politica, poi, entrò 4 anni dopo il loro matrimonio e 8 dopo l’inizio della relazione.

L’intervista comparsa domenica scorsa in esclusiva su ‘Il Messaggero   –è sul quotidiano romano che scrive Maria Latella, bravissima biografa ufficiale di Veronica è lo sfogo di una donna accoltellata alle spalle. Il divorzio ormai è cosa fatta, si parla persino di un matrimonio coup de théâtre di lui con l’attuale accompagnatrice/badante.

A Veronica, invece, che non aveva fan club  -a differenza di Dudù… siamo proprio messi male-  è riuscito di compiere un suo gesto emblematico solo allorché, il 28 aprile 2009, ha fatto outing con l’ ‘ANSA‘, denunciando la pratica maniacale del marito di circondarsi di una corte dei miracoli femminile (e solo i miracoli ci volevano per lui!) e di avere una processione di ‘favorite’. Spiegò Veronica: «Finora mi ero sempre rivolta ai giornali. Se stavolta ho scelto l’Ansa, è perché tutti sappiano che i miei figli e io siamo vittime e non complici di questa situazione».

Il ruolo pubblico di lui  -che all’epoca era Premier pro tempore di questo sventurato Paese. L’altro ieri, per motivi elettorali, se n’è uscito con la frase tranchant che solo i disperati votano 5Stelle: ma, secondo lui, chi ci ha condotti al culmine della disperazione, se non i guasti che ha prodotto a questo Paese, nella sostanza e nell’immagine?  -rendeva particolarmente vulnerabile le Istituzioni rispetto a un Primo Ministro soggetto ad ogni possibile ricatto (e la cronaca successiva ha dimostrato che ce ne sono stati a iosa).

Mi sono documentata sulla rassegna stampa di quel giorno convulso e non senza conseguenze anche per altri che, per svolgere professionalmente il loro lavoro, si sono trovati a fare le spese di un duello fra coniugi e, magari, anche di una resa dei conti di mera portata economica.

Veronica Lario era davvero incandescente, esasperata dalle bêtises commesse da colui che era ancora suo marito: il recruitment per le Europee nelle liste dell’ancora vivo PDL di certe ragazzotte del tutto incongrue; l’emersione di notizie pesanti e pecoreccie sulle suecene eleganti‘; la partecipazione alla festa di compleanno di una diciottenne napoletana   -una fissazione, ‘ste partenopee: avranno un fascino fatale sul nostro play… old?-   che aveva prodotto un chiacchiericcio ingovernabile.

Tutto rimestava nel calderone della sua rabbia. Non oso pensare quale fosse la famosa ‘frase pesante’, contenuta nelle sue dichiarazioni e che il direttore dell’ ‘ANSA‘, Giampiero Gramaglia le chiese di mitigare, perché passibile di querela. Potrei persino chiederla ad uno dei due dialoganti, ma sono certa che neanche sotto tortura la verrei a sapere: troppo professionalità, troppa classe. Comunque, malgrado l’amputazione della frase fatidica, l’intervista, persino andando in rete alle 22:30  -quante ribattute nei quotidiani procurò, ovvero riedizione delle prime pagine?-   feceer botto’. Un vero coup de théâtre anch’essa. Con vari esiti: uno, soprattutto, assolutamente ingiusto. Ma la notizia non fu tanto sorprendente per il destinatario della colata lavica di indignazione, perché lo stesso direttore dell’ ‘ANSA‘ aveva parlato prima con Paolo Bonaiuti, poi con lo stesso marito di Veronica, che erano in visita di Stato a Varsavia, avvertendoli correttamente dell’intervista.

Io, che sono dotata di una fantasia sbrigliata   -ripeto, non ho mai raccolto un fiato da nessuno dei protagonisti della vicenda-, già me lo immagino come Mr B. abbia approcciato il dialogo, cercando di convincere il suo interlocutore a non pubblicare l’intervista: prima scendendo in campo con melliflua bonomia, barzellette, frizzi, lazzi e cotillon, magari sostenendo l’instabilità emotiva dell’ancora moglie in carica; poi, trovandosi di fronte ad un diniego improntato alla più coscienziosa professionalità, utilizzando toni sempre più autoritari e da ‘lei non sa cosa le può capitare se non fa come dico io!’. Gli uomini di quello stampo sono prevedibili fino al minimo particolare, anche nella cieca vendicatività.

Ritengo che quella sera sia partito il processo di decomposizione … in corpore vili, di un personaggio che aveva condotto l’Italia in un surrettizio Paese delle Meraviglie. E che tutti noi dobbiamo essere grati a Veronica e non invidiosi del trattamento economico che le è fruttato il divorzio. Solo una donna può attestare quanto il denaro non possa ripagare il dolore e la delusione di un matrimonio con una persona così disistimabile; l’averci concepito tre figli e trovarsi di fronte ad una specie di sconosciuto eroto-compulsivo; l’aver creduto in un futuro insieme. Potremmo, ad esempio, chiederlo ad Ann Sinclair, l’ex moglie di Dominique Strauss Kahn.

La pubblicazione delle foto ‘rubensiane’ di Veronica un po’ ‘scasciata’, come lo siamo tutte noi che accettiamo di crescere e di invecchiare e di non essere le eterne odalische per il piacere di qualche sultano, da parte del settimanale – protesi della vendetta lo ritengo un’offesa a moltissime donne, quelle che in trincea combattiamo per avere il bollino blu di ‘donna vera, senza aggiunta di ringiovanenti e conservanti’.

 

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