giovedì, Ottobre 21

Vero, Draghi è l’uomo dello ‘stato di necessità’ Uno 'stato di necessità' conseguente alla irresponsabilità delle forze politiche. L’eccezione sta nelle persone che stanno nei partiti, sta nella loro ignoranza, sta nella loro impreparazione, sta nella loro corruttela, sta nella loro ... antidemocraticità

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Mario Draghi, ‘l’uomo della necessità‘, ha detto ieri il Presidente di Confindustria, Carlo Bonomi. Non male, per una volta.
A suo tempo, i professori Giorgio Agamben, Massimo Cacciari e Gianni Vattimo, hanno posto un problema serio di carattere generale, che attiene alla gestione attuale del nostro Paese in regime di permanente ‘emergenza’.
Se ho capito bene, il problema sollevato dai tre, non è quello del fatto che ci sia un Governo non scelto dalle forze politiche, ma il fatto che questo Governo sostanzialmente ignora le forze politiche. Si potrebbe aggiungere che, posto che lo faccia (e vedremo che lo fa, ma in modo particolare) potrebbe farlo ‘mimando’ una maggiore considerazione per le cosiddette forze politiche istituzionali.


Ora, guardiamo bene, proprio in relazione all’affermazione di cui sopra (e solo di quella) di Bonomi, senza starne a scandagliare i pensieri e obiettivi reconditi.
La mancata scelta del Presidente del Governo da parte delle forze politiche, non ha nulla di incostituzionale, anzi, a mio parere la Costituzione vuole esattamente questo, in ragione della rigidissima divisione dei poteri in essa strutturata. L’ho già detto, assumendomene la responsabilità, e lo ripeto. La Costituzione prevede esplicitamente e senza mezzi termini che sia il Presidente della Repubblica, da solo in prima persona, a scegliere il capo del Governo e, su proposta di quest’ultimo, i Ministri, dunque anch’essi di nomina presidenziale, tanto che, come forse ricorderete solo per citare l’ultimo, Giorgio Napolitano impedì la nomina di Nicola Gratteri alla Giustizia -cosa sgradevole, sgradita, ma perfettamente costituzionale. In merito, infatti, la Costituzione non aggiunge nulla, nemmeno una parola, salvo il fatto che, una volta scelto il Governo, questo deve ottenere la fiducia del Parlamento, cioè dal potere legislativo, che dà la fiducia all’espressione del potere esecutivo.
La prassi per la quale il Capo dello Statosentele forze politiche, i presidenti delle camere e quant’altro, è, appunto, una prassi, che così come è stata creata può essere smantellata. Attenti: da noi, diversamente che nei Paesi di Common Law, la prassi non ha rilievo normativo, è, nel caso, atto di cortesia o, se si omettesse, di scortesia. Il Capo dello Stato ha la competenza esclusiva di nominare il capo del Governo e i Ministri. Se al Parlamento non piace, non gli dà la fiducia. Ma non apre un negoziato col Presidente della Repubblica.
A suo tempo, qualcuno lo ricorderà, un ragazzotto arrogante, di fronte al rifiuto del Presidente della Repubblica di nominare un certo Governo, si mise a straparlare di messa in stato di accusa del Presidente stesso. Una bufala completa, una sciocchezza, che servì solo a fare ammuina.
Quindi su ciò non vi è dubbio alcuno. Il Presidente nomina, le Camere respingono, il Presidente rinomina e le Camere ri-respingono, e così via. È ovvio che il Presidente deve rispettare la volontà popolare, ma sta a lui e solo a lui di identificarla e agire di conseguenza. Qualunque sia, intendo, la volontà delle forze politiche, sta a lui e solo a lui di interpretare la volontà del popolo nella sua interezza e in quello specifico momento, e pertanto nominare qualcuno che interpreti quella volontà, governando non in ragione della maggioranza, ma in vista degli interessi generali, cioè non comandando. Così come è inammissibile la dittatura di una minoranza, lo è anche quella di una maggioranza. Il Capo dello Stato è l’unico a valutare la volontà dei cittadini, indipendentemente dalle forze politiche in campo e dei sondaggi: spetta a lui, magari chiedendo alla strega di Salerno, ma alla fine a lui.
In altre parole -tanto per farmi odiare definitivamente- i due ultimi Governi, sono stati la quintessenza dello stracciamento della volontà popolare reale, hanno comandato e per giunta male, non hanno governato.
Il problema diventa molto più complicato quando le forze politiche non sono in grado di esprimere una maggioranza che governi e non comandi. In merito la garanzia spetta al Presidente della Repubblica.
Ma ciò non toglie che se le forze politiche non sono in grado di fare politica bene, e di amministrare bene, di agire nell’interesse collettivo, il Presidente della Repubblica un Governo lo deve nominare per forza, e quindi può darsi, come nel caso dell’attuale Governo, che non ravvisando in alcuna forza politica la capacità di agire nell’interesse collettivo, nomini un Governo a prescindere dalle forze politiche, chiedendo loro di accettarlo in nome dell’interesse generale.
Questa non è situazione di emergenza o sottrazione di diritti costituzionalmente garantiti, è solo stato di necessità conseguente alla irresponsabilità delle forze politiche, incapaci di costruire una maggioranza che governi.


Mi dispiace per il prof. Vattimo, ma quando dice «Non è possibile ordinare un trattamento sanitario obbligatorio per tutti senza tenere conto della volontà di alcuni», è vero esattamente il contrario, perché la dittatura della minoranza («alcuni») è inammissibile di per sé!
Inoltre, non è scritto da nessuna parte (e sarebbe sciocco) che il Governo deve essere composto di parlamentari. Deve, però, essere composto con il consenso dei parlamentari (che devono dare la fiducia) a meno che quel consenso sia impossibile da ottenere, per volontà delle forze politiche stesse. In tal caso, però, un Governo deve comunque esserci, e non può essere quello dimissionario, proprio perché dimissionario! E quindi, mi spingo fino a ribadire quello che ho scritto parecchio tempo fa, così come il Capo dello Stato ‘deve’ per forza scegliere un Governo, il Parlamento ‘deve’ dargli la fiducia, per garantire l’interesse superiore del Paese, che deve funzionare e permettere alle autorità competenti di indire le elezioni, una volta che il Presidente (e qui sarebbe obbligato) constati l’impossibilità concreta di formare anche eccezionalmente una maggioranza.
Nel caso dell’attuale Governo il Presidente della Repubblica, vista l’impossibilità di formare una maggioranza capace di governare e non di comandare, ha nominato Mario Draghi, che in Parlamento ha ottenuto la fiducia -una fiducia mai vista prima-, se non l’avesse ottenuta si sarebbe andati alle elezioni. Ma, si obbietterà, si sarebbe anche perso una parte dei soldi europei. Può darsi: ma è stato il Parlamento a decidere di non correre quel rischio, dando la fiducia piuttosto che andare alle elezioni -si è trovato cioè esattamente nella situazione che illustravo prime, doveva dare la fiducia. Che lo abbia fatto anche per biechi interessi personali e di potere è molto probabile, ma lo ha fatto, ed era liberissimo di non farlo.
E allora, questo solo voglio dire, a parte la coincidenza del ‘semestre bianco’, non c’è nulla di eccezionale, perché le regole costituzionali sono state rispettate pienamente. Obietterete: ma la ‘Costituzione vivente? ‘Rispondo: il Paese deve vivere, non può affondare per i litigi di quattro scalmanati. Il Paese ha il diritto di essere governato.
Di eccezionale c’è, dunque, solo l’incapacità politica, la pochezza di quelle persone che si sono dimostrate incapaci di gestire questa situazione nell’interesse della totalità degli italiani.
Se le forze politiche non sono capaci di governare, è sulle forze politiche che si deve agire, perché migliorino. Che poi, l’unico modo per sperare di migliorare sia quello di rivoluzionare il sistema dei partiti, mandando a casa quei politicanti incalliti che non sono incapaci anche solo di governare in concreto, la colpa non è né di Draghi né (diciamo non interamente, va’) di Mattarella.
L’eccezione -ed è l’unica obiezione che farei a quei tre filosofi impegnati- sta nelle persone che stanno nei partiti, sta nella loro ignoranza, sta nella loro impreparazione, sta nella loro corruttela, sta nella loro … antidemocraticità.
Ne parlavo l’altro giorno, accennando agli ‘sforzi’ di Fabrizio Barca: se la ‘base’ preme per alcune cose e i vertici la impediscono, sono i vertici che vanno mandati a casa, e c’è poco da sganasciarsi dalle risate.
L’alternativa lasciata solo intravedere dai tre filosofi, sarebbe il ritorno in scena della ‘base’, cioè del popolo, cioè, come recita la Costituzione e garantisce il Diritto internazionale, la riappropriazione e realizzazione da parte del popolo dell’affermazione «la sovranità appartiene al popolo … », e quindi ai suoi veri o presunti rappresentanti politici.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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