domenica, Agosto 14

Veramente la Cina pensa di sfidare Elon Musk? Le comunicazioni veloci offerte dalla costellazione Starlink sarebbero una minaccia militare molto pericolosa per la sicurezza cinese

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Lui ha 51 anni e, secondo ‘Forbes’, con un patrimonio stimato di 228 miliardi di dollari, risulta essere la persona più ricca del mondo. E non fa niente che ‘Wikipedia’ riporta che lo definiscono con un epiteto irripetibile. Elon Musk è a capo della compagnia aerospaziale SpaceX, della casa automobilistica Tesla, cofondatore di Neuralink, Presidente di SolarCity, fondatore di The Boring Company e cofondatore di PayPal e OpenAI. E soprattutto, è uno degli uomini più temuti dall’establishment del Presidente cinese Xi Jinping.

Secondo un report firmato da Ren Yuanzhen, dell’Institute of Tracking and Telecommunications con un team di cinque ricercatori senior e destinato alle alte sfere del potere, le comunicazioni veloci offerte dalla costellazione Starlink sarebbero una minaccia militare molto pericolosa per la sicurezza della Cina.

Starlink -lo ricordiamo- è una costellazione di satelliti per l’accesso a internet satellitare globale in banda larga che una volta completata, sarà costituita da migliaia di piccoli oggetti prodotti in serie da SpaceX. A maggio 2021 erano 1.433 i satelliti operativi. Al momento, qualche centinaio in più.

Ma perchè un sistema economico di comunicazioni -una minaccia per qualsiasi potere assoluto e quindi una delle principali preoccupazioni del Partito Comunista Cinese- spaventa anche l’apparato di difesa? Secondo gli studiosi, sia i droni che i caccia americani hanno potenziato la loro velocità di connessione dati di 100 volte se collegati alla rete Starlink e quindi l’allarme che ne deriva supera la dialettica civile per essere uno dei motivi di apprensione strategica.

Un vecchio detto ricordato dall’analista americano David Cowhig recita così: «Per ogni misura dall’alto, c’è una contromisura dal basso». Che si usi la barriera linguistica e nel contempo l’intimidazione riportata da un lavoro scientifico può essere un utile strumento di dissuasione ma molto fragile per impedire che la circolazione delle notizie possa infrangere la muraglia che un sistema totalitario utilizza per proteggere le sue opacità. E dunque sembrerebbe ardito pensare che la più grande potenza industriale del mondo si limiti ad ostacolare la comunicazione solo con mezzi arcaici e assolutamente vulnerabili.

Un inoppugnabile argomento contro le mega costellazioni può avere un suo fondamento: la preoccupazione di un intasamento di oggetti orbitanti dovrebbe essere comune per tutti gli abitanti del pianeta Terra; ancor più nell’orbita bassa, che è considerata dai militari e dagli economisti la regione più strategica dello spazio. Solo lo scorso anno proprio il governo di Pechino protestò all’agenzia delle Nazioni Unite per gli affari spaziali UNOOSA per un paio di rischi di collisione degli Starlink con Tiangong, la stazione abitata che ebbe necessità di compiere leggere deorbitazioni a 555 km. di quota per evitare i disastri.

Ma è pur vero che circa quindici anni fa lo stesso governo cinese dovè riconoscere di avere effettuato il test antisatellite, abbattendo il proprio relitto Fengyun-1C con un missile lanciato da una base regionale provocando una nuvola di circa 3.000 detriti residui che ancora sono intercettabili con comprensibili rischi disastrosi.

Pazzie simili sono state effettuate anche da americani, russi, indiani, quindi nessun paese con reali capacità missilistiche è titolato a sentirsi migliore degli altri.

Ma un’affermazione del genere escluderebbe da parte cinese ogni possibilità di generare attacchi da fantascienza anche perché le conseguenze, diciamocelo, sarebbero apocalittiche.

La censura posta in cinque o sei pagine del lavoro di Ren, non ci permette la conoscenza di troppi dettagli. Da quanto compreso riteniamo che nei centri spaziali cinesi si stiano sviluppando tecnologie di disturbo con un’arma a microonde ad altissima potenza nota come Relativistic Klystron Amplifier per bruciare l’elettronica sensibile degli Starlink e abbatterne la potenzialità militare. Però, secondo alcuni esperti, un dispositivo così sofisticato a bordo di un satellite attaccante non è ancora pronto e l’emissione di un bombardamento intenso di radiazioni con la tecnologia odierna porterebbe il killer alla sua distruzione.

Anche sull’impiego dei laser a terra ci sono molti dubbi in quanto la loro potenza per superare la distorsione atmosferica e danneggiare i veicoli già in orbita bassa sembrerebbe prematura. Non c’è da star tranquilli perché in questo momento, con una guerra in corso in Europa che sta polarizzando l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale, un’azione di forza contro dei satelliti automatici, potrebbe passare come una notizia di secondo piano. Naturalmente non è così perché qualora l’impero di Xi dovesse puntare i suoi malumori contro oggetti americani, preziosi quanto strategici, le relazioni tra le due superpotenze potrebbero sbordare da qualsiasi tolleranza e in questo momento non gioverebbe a nessuno.

In una situazione così complicata però abbiamo ripescato una notizia di marzo di quest’anno del Wall Street Journal secondo cui il deputato repubblicano Chris Stewart, membro della House Intelligence Committe, ha denunziato alcune dichiarazioni di Elon Musk che avrebbe definito i cinesi più laboriosi degli americani e che quando, in occasione dei cento anni del Partito di governo, aveva lodato lo sviluppo delle infrastrutture del grande paese asiatico, la sua gentilezza sarebbe stata ricambiata con prestiti miliardari da due banche cinesi, che includevano 1,4 miliardi di dollari e terreni a basso costo su cui edificare le proprie strutture da destinare alla costruzione di una fabbrica a Shanghai per 2.000 persone ma poi l’imprenditore ormai americano avrebbe ripagato tutto quello che doveva, stando agli accordi.

Il fatto è, trapela dall’articolo del quotidiano newyorkese, che in Cina sarebbero finite anche alcune riservatezze di troppo relative ai motori elettrici, che la rigida amministrazione americana non dovrebbe tollerare. Almeno così è nei rapporti con i suoi alleati, Italia compresa!

Un altro deputato repubblicano Marco Rubio ha proposto un disegno di legge con cui impedire alla NASA di stringere accordi con aziende che hanno rapporti con la Cina con cui SpaceX sta comunque facendo affari.

Ci domandiamo dunque se questi intrecci di interessi dell’uomo più ricco del mondo con quello che una volta era il mondo del Catai, possano essere realmente compromessi da un pericoloso braccio di ferro non del tutto baricentrato dove adesso sta sorgendo.

La risposta speriamo non doverla apprendere nei prossimi giorni!

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