martedì, Ottobre 19

Venezuela: verso l’isolamento internazionale con schizofrenia

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L’uscita dall’Organizzazione degli Stati Americani sancisce l’inizio dell’isolamento di Maduro, autorizza all’uso del termine ‘dittatura’ da parte della comunità internazionale (il cui segretario generale OAS, Luis Almagro, aveva definito Maduro ‘un dittatore’ prima della convocazione della riunione straordinaria), appare una mossa che potrebbe favorire l’opposizione che, con la decisione del proseguimento ad oltranza delle manifestazioni di protesta per le strade del Paese, sembra aver alzato il tiro, putando ad aumentare il costo politico della repressione per Maduro.  La comunità internazionale, infatti, è unveicolo importante per aumentare i costi per il Governo nel proseguire la repressione, affermano Dany Bahar e Harold Trinkunas del centro studi Brookings Institution.
Ora, però, dopo una trentina di morti in meno di un mese, sia l’opposizione (ostacolata da divisioni interne, incapace di tradurre la mobilitazione pubblica in vittorie politiche) che la comunità internazionale dovranno considerare come ridurre i costi dell’uscita dalla crisi. Una dei primi tentativi è stato quello, reso noto ieri, di puntare a rimettere in pista, dopo un primo fallimento, la mediazione del Vaticano, invocata in primo luogo proprio dalla OAS. Il Vaticano, però, sembra insistere sulle precondizioni in qualche modo già fissate a gennaio, dopo che in dicembre aveva dato disponibilità condizionata a lavorare per il confronto tra Governo e opposizione: via libera ad arrivo di aiuti umanitari, un calendario per le elezioni; restituzione delle prerogative al Parlamento e scarcerazione dei prigionieri politici. La decisione di Maduro di indire le elezioni locali potrebbe essere una forma di apertura che il Vaticano guarda con attenzione.
Altro percorso è quello che passa dagli Stati Uniti, che, per quanto concentrati su altre aree, hanno, anche attraverso OAS, la possibilità di aumentare i costi dell’Amministrazione Maduro di perseguire politiche antidemocratiche e ridurre i costi di un ritorno alla democrazia. Per farlo potrebbero agire con i principali partner regionali, in primis Argentina, Brasile, Colombia, Perù. Potrebbero agire per ridurre il sostegno regionale a Maduro, anche mettendo in atto azioni di supporto -non ultimo petrolifero- a questi Paesi, legati al Venezuela anche causa la dipendenza dal petrolio del maggior produttore dell’area, sostengono gli analisti del Brookings Institution. Altresì, si potrebbe aumentare l’assistenza finanziaria alle organizzazioni della società civile fornendo cibo e medicine per i venezuelani, così che la pressione internazionale si traduca in pressione contro Maduro e che non rischi di ‘punire’ il popolo venezuelano.
Si tratterà, altresì, di sostenere gli sforzi dell’opposizione in Venezuela per costruire una piattaforma di collaborazione tra le diverse anime delle forze anti-Maduro, e poi sostenerne i costi di strutturazione anche attraverso interventi di istituzioni internazionali, come il Fondo monetario internazionale (FMI), per offrire incentivi finanziari per lo svolgimento di elezioni libere ed eque nel 2018, e perché l’opposizione possa competere in quelle elezioni. Tale coordinamento comporterebbe sviluppare e pubblicizzare anche un piano credibile per riavviare l’economia del Venezuela.
In ultimo gli USA potrebbero non scartare strumenti come un regime di sanzioni che colpisca i guadagni derivanti dal petrolio e il blocco ai finanziamenti, per quanto questi strumenti possano essere a rischio, perché il governo Maduro potrebbe addossare la colpa della crisi economica sugli Stati Uniti e sugli ‘Stati mercenari’, come sono stati qualificati dal Ministro degli Esteri gli Stati che OAS che ieri hanno votato a favore del provvedimento che poi ha determinato l’uscita del Venezuela dalla comunità internazionale.
La decisione di queste ore degli Stati Uniti di azzerare gli aiuti al Venezuela (fino ad ora gli USA hanno assicurato 20 milioni di dollari) a resta da interpretare. La decisione è stata presa nel contesto di una revisione degli aiuti USA a un insieme di Paesi dell’America Latina, ma è evidente che a tale provvedimento potrebbero seguirne altri finalizzati al sostegno all’opposizione.

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