sabato, Ottobre 23

Venezuela, tre morti nelle manifestazioni field_506ffb1d3dbe2

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Manifestazioni Venezuela

Se il Presidente Nicolas Maduro e il suo Governo, dopo la vittoria alle elezioni comunali dello scorso 8 dicembre, pensavano di potersi sedere sugli allori, forti di una rinnovata fiducia da parte dei cittadini, hanno presto dovuto ricredersi. La settimana scorsa, un’ondata di proteste ha infuocato le strade di alcune delle più grandi città venezuelane, causando tre morti, numerosi feriti e un centinaio di arresti, rinfocolando le tensioni politiche tra chavisti e antichavisti.

Inizialmente le manifestazioni erano circoscritte a piccoli gruppi di studenti delle Università di Caracas, Mérida e Táchira, scesi in strada per spingere le autorità a risolvere la situazione di insicurezza che regna nei campus universitari, dove specialmente nelle ore più tarde furti e rapine sono ormai all’ordine del giorno. Tutto ciò si inserisce nel clima di paura crescente che vivono i venezuelani di fronte all’aggravarsi del fenomeno della criminalità, specialmente dopo l’omicidio di Monica Spear, una famosa modella e attrice, uccisa in un conflitto a fuoco insieme all’ex marito.

A orchestrare queste proteste, sotto l’hashtag #LaSalida, è stata la frangia più intransigente dell’opposizione, tra cui spiccano Maria Corina Machado e Leopoldo Lopez. La prima,un deputato indipendente, ex fondatrice della discussa organizzazione per i diritti civili Sumate, ha avuto un ruolo da protagonista nel fallito tentativo di deporre dall’incarico Chavez tramite referendum, nel 2004, ed è uno dei volti di punta dell’antichavismo militante. Il secondo è il coordinatore di Voluntad Popular, un partito che fa parte dell’alleanza antichavista, ex sindaco del distretto di Chacao, impossibilitato a ricandidarsi per via di un presunto scandalo che lo avrebbe visto fare uso illecito di denaro pubblico, episodio che si è concluso con la sua inabilitazione alle cariche pubbliche (nonostante una pronucia a suo favore della Corte Interamericana dei Diritti Umani).

Secondo costoro, l’attuale situazione del Venezuela, alle prese con un Governo giudicato autoritario e antidemocratico, nonchè con un quadro economico dissestato a causa di altissimi tassi di inflazione e ammanchi di beni di prima necessità, può solo risolversi con il rovesciamento di Maduro, da compiersi tramite la mobilitazione popolare e il ricorso a un nuovo Referendum Revocatorio per il 2016, anno in cui la Presidenza giungerà al suo ‘midterm’.

Questa strategia massimalista si scontra con quella più prudente e conciliante portata avanti da Henrique Capriles, leader della Tavola dell’Unità Democratica (MUD) che riunisce tutti i partiti dell’opposizione. Capriles, nonostante avesse inizialmente negato la legittimità della risicata vittoria di Maduro alle elezioni dell’aprile 2013 con l’accusa di brogli elettorali, dopo l’ultimo fallimento alle urne dell’8 dicembre ha optato per l’apertura di un timido dialogo con il Governo sulla base della necessità di collaborare per risolvere il problema della criminalità.

Un atteggiamento che parte della coalizione ha giudicato troppo rinunciatario, scatenando un dibattito sulla necessità di un cambio ai vertici e un mutamento verso un’attività di dissidenza più conflittuale. L’ondata di malcontento crescente ha così spinto parte dell’opposizione a incitare e cavalcare le proteste per mettere pressione al Governo. Una condotta che ha avuto l’effetto di provocare una dura risposta delle autorità, che hanno proceduto a numerosi arresti di manifestanti dopo che le manifestazioni hanno cominciato a diventare violente, con lanci di molotov e sassi e scontri prolungati per le strade.

Finchè si è arrivati ai morti del 12 febbraio, che peraltro non appartengono tutti al fronte dissidente. Se infatti due studenti uccisi erano tra i manifestanti antigovernativi, la terza vittima è un membro di una frangia estremista di carattere paramilitare chiamata 23 Gennaio, uno dei cosiddetti collettivi chavisti, che girano armati e si considerano i veri custodi della rivoluzione. Sono loro che, a bordo di motociclette e a volto coperto, si sono scagliati su un gruppo di manifestanti che assaltava l’ufficio del Procuratore Generale di Caracas per liberare alcuni degli studenti arrestati dai servizi segreti venezuelani, aprendo il fuoco e ferendone uno a morte. Questo ha poi condotto all’uccisione, quasi a voler rispondere occhio per occhio, di uno dei membri del collettivo, e del secondo studente nel pomeriggio.

È dunque probabile che siano proprio le frange più estreme di entrambi gli schieramenti ad aver causato l’escalation reciproca della violenza tra le strade, ripercuotendosi però a livello istituzionale. Maduro ha presto preso le difese del ‘compagno vigliaccamente ucciso dai fascisti’, accusando gli organizzatori, e in particolare Lopez, di voler attuare un vero e proprio golpe, sulla falsariga di quello che nel 2002 condusse al collasso economico del Paese, la deposizione lampo di Chavez e il suo ritorno sull’onda del sostegno popolare. Il Presidente ha accusato -un film già visto in passato- le emittenti televisive private che mandavano in onda immagine degli scontri tra polizia e manifestanti di fare propaganda antigovernativa e incitare alla violenza, e ha oscurato il canale di un’emittente colombiana.

Un mandato di arresto è stato infine spiccato nei confronti di Lopez per incitamento alla violenza e terrorismo, anche se per il momento non è ancora stato eseguito, dato che il politico si è nascosto. Molte voci all’interno della maggioranza hanno poi spinto per la rimozione dall’incarico della Machado, che potrebbe così essere processata con simili accuse. Un esito che non farebbe altro che trasformare i due esponenti in martiri agli occhi dei loro seguaci, aumentando il loro protagonismo sulla scena politica. Da parte loro, i manifestanti e i politici che li sostengono hanno puntato il dito contro le violenze governative, e in modo particolare contro i presunti rapporti che legano esponenti delle alte sfere chaviste con i gruppi armati come 23 Gennaio. Il Governo è accusato di finanziare i collettivi e usarli come braccio armato della repressione.

Forte di queste accuse, sembra che Lopez stia giocandosi tutte le carte che ha a disposizione. È da poco uscito un video su youtube, in cui l’ex sindaco, in una stanza anonima (perfino un quadro è stato oscurato per non dare indizi sulla sua posizione) lancia un messaggio per una mobilitazione popolare pacifica il 18 febbraio, che attraverserà il centro di Caracas e si dirigerà di fronte al Ministero della Giustizia. Lì la folla avanzerà precise richieste: la smobilitazione e la repressione dei collettivi chavisti, la garanzia del diritto alla protesta, il rilascio di tutti gli studenti ancora in carcere, ma soprattutto “che si faccia chiarezza sulla responsabilità dello Stato negli omicidi avvenuti il 12 febbraio”.

Un simile messaggio in stile rivoluzionario potrebbe suscitare grandi entusiasmi tra la popolazione, a patto che il numero di persone che scenderà a protestare sia sufficiente da dare impatto all’avvenimento. Ma è difficile prevedere gli esiti di questo sviluppo, che potrebbe fungere da detonatore della rabbia popolare generalizzata per la difficile situazione economica e sociale che vive il Paese. In tanti hanno, fin dai tempi di Chavez, previsto una escalation tale da sfociare nello scontro armato tra due fazioni che da tempo non riescono a trovare una intesa sui meccanismi democratici che possano garantire un dibattito politico meno polarizzato. Ma non è certamente nell’interesse del Governo aumentare l’odio dell’opposizione in un momento così delicato.

Maduro cercava di essere conciliante, e aveva trovato un interlocutore più moderato in Capriles, ma l’escalation delle proteste lo ha costretto a mostrare il volto più oscuro del Governo, con il suo carico di militarizzazione, censure, persecuzione giuridica degli avversari. Il mandato di arresto per Lopez è stata la certamente la mossa più incauta. Maduro non potrà certo cedere alle richieste dei manifestanti senza dare segni di debolezza. Il vero vincitore sembra dunque essere Lopez, che nel video ha annunciato che, se il Governo volesse arrestarlo, dovrà farlo in Piazza Venezuela, dinnanzi a tutti. Il martirio perfetto per chi ambisce a porsi come nuova guida dell’Alleanza antichavista. È ormai lui il candidato di punta?

 

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