domenica, Novembre 28

Venezuela tra i ricordi del passato e la pianificazione di un futuro incerto

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Proprio in questi giorni (dall’8 al 14 aprile) si tiene a Caracas il XII Encuentro de la Red de Intelectuales y Artistas en defensa de la humanidad che vede impegnati oltre 100 intellettuali provenienti da 18 paesi diversi per un dibattito sugli scenari presenti e futuri del sub continente latinoamericano. Nella giornata di apertura (8 aprile) il tema discusso è stato ‘Venezuela y Nuestra América entre la crisis del capitalismo y la geopolítica imperial’. In quest’occasione tra i tanti ad intervenire, lo storico venezuelano Vladimir Acosta ha rimarcato la posizione imperialista statunitense verso la regione. Washington, secondo Acosta, è colpevole di armare i suoi stessi nemici (terrorismo, narcotraffico) in una lotta continua in nome di Dio e per conto del capitalismo. Il politologo e sociologo argentino Atilio Borón invece ha insinuato una stretta correlazione tra l’ascesa della destra nella regione e le strategie statunitensi. L’argentino individua nel Nord America il vero detonatore di questo movimento neoliberale che oggi trova quale partner, aggiunge Borón, l’Argentina di Macri degna sostituta della Colombia di Uribe. Ed i relatori successivi non sono stati da meno nei toni accusatori nei confronti degli Stati Uniti come ad esempio l’economista messicana Ana Esther Ceceña che ha insinuato l’esistenza di una vera e propria guerra economica ai danni di Caracas in quanto tassello fondamentale di un mosaico latinoamericano indipendente. Dinamiche importanti quindi per le quali l’intellettuale cubano Abel Prieto giunge alla definizione dell’unico valido strumento di opposizione: la coesione sociale e regionale. Nel secondo giorno (9 aprile) il dibattito si è spostato sul tema ‘América Latina y el Caribe como campo de batalla comunicacional entre la alternativa revolucionaria y la derecha neoliberal’ ovvero sulla strumentalizzazione dei media nel generare instabilità e legittimità ai movimenti di opposizione nei diversi paesi del continente. Tra i diversi relatori il giornalista messicano Fernando Buen Abad che ha voluto riportare l’attenzione sull’attuale scenario argentino nel quale in nuovo presidente Macri ha optato per un accentramento del controllo sui canali di informazione. In tale ottica il giornalista e saggista spagnolo Pascual Serrano, ha voluto sottolineare come la gran parte dei media oggi confluiscono in grosse corporazioni finendo con il perdere la condizione indispensabile di indipendenza. La terza giornata (10 aprile) invece si è spostata sulla discussione del tema ‘Las alternativas revolucionarias frente a los desafíos de la recomposición del poder mundial. ¿Fin de un ciclo o necesidad de avanzar en el proceso de cambios?’ dove è intervenuto anche l’ex europarlamentare e filoso italiano Gianni Vittorio che si è definito come «uno dei migliaia di intellettuali europei ed occidentali che sostengono la rivoluzione chavista, anche se i media non danno spazio a queste voci» e poi ha continuato affermando che «quest’America Latina progressista è una seria minaccia per l’imperialismo che fa credere che il ciclo si è concluso». Vittorio ha poi concentrato la sua attenzione sul Brasile dando un’esplicazione dell’attuale crisi del paese, come una macchinazione statunitense. All’italiano ha fatto eco lo storico e sociologo messicano Héctor Díaz Polanco che ha indicato nella cultura il vero elemento strategico per consolidare il processo rivoluzionario latinoamericano. Interessante infine l’argomentazione del sacerdote marxista belga François Houtart che identifica le quattro sfide che si aprono davanti al percorso rivoluzionario del sub continente latinoamericano:

  • La tutela dell’ambiente;
  • Lo sviluppo dell’agricoltura campesina e indigena;
  • La riconquista della fiducia del popolo indigeno;
  • La rivalutazione della Teologia della Liberazione quale sostegno al processo rivoluzionario.

Il dibattito ovviamente è proseguito ieri (tema ‘El problema de la tierra y de la transformación socioproductiva como urgencias para el tránsito al socialismo’) così come prosegue oggi fino alla sua conclusione giovedì 14 aprile. Tornerà ovviamente il tema della sostenibilità ambientale, economica e sociale di tutti i processi oggi in essere e verranno rimarcate le sostanziali accuse di ingerenza sino ad oggi mosse contro gli Stati Uniti. In tutto ciò possiamo solo aggiungere che, a l’infuori delle reciproche accuse che Nord e Sud America scambiarsi, è fuori da ogni dubbio il fatto che ci troviamo davanti ad un mondo in pena evoluzione dove i modelli (economici e sociali) che sino ad oggi sono stati applicati hanno dimostrato seri limiti nella capacità di adattarsi al nuovo cambiamento. Pertanto la regione latinoamericana ed il Venezuela sono parte integrante di tale mutamento e in tale contesto cercano di trovare il giusto equilibrio per non soccombere alle presenti e future dinamiche mondiali.

 

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