sabato, Ottobre 23

Venezuela tra i ricordi del passato e la pianificazione di un futuro incerto

0
1 2


Oggi, 12 aprile 2016, siamo nel bel mezzo della commemorazione di quello che per certi versi può definirsi il golpe incompiuto, ovvero si ricorda quel tentato colpo di stato che dall’11 al 13 aprile 2002, tenne con il fiato sospeso il Venezuela e forse non solo. Un fatto alquanto controverso che sul piano mediatico vide prima la descrizione di un governo crudele con il suo popolo, per poi giungere ad una più tenue immagine di un popolo che cerca di far valere i propri diritti. Due raffigurazioni che possono apparire in armonia tra loro, ma che in realtà sono l’una all’opposto dell’altra. All’inizio infatti si cercava di giustificare la destituzione di Hugo Chavez Farias reo di aver armato il suo esercito contro i manifestanti. Atrocità che giustifica la nomina frettolosa di un nuovo presidente, ovvero il neoliberale Fedecámaras Pedro Carmona Estanga. Tutto va secondo i piani, o quasi perché a 48 ore dal golpe è il popolo venezuelano a ‘sorprendere’ la platea internazionale chiedendo a gran voce il ripristino della democrazia nel paese ed il ritorno del presidente legittimo Hugo Chavez. Impressionante se pensiamo che lo stesso popolo, protagonista dell’informazione mediatica, abbia ribaltato l’esito degli eventi: il 13 aprile il governo Carmona in fretta in furia abbandonava il palazzo di Miraflores per lasciare nuovamente le redini del paese a Chavez. Storie di oltre 10 anni fa che con il tempo però hanno portato alla luce le ambiguità dei media che prepararono il grande pubblico ad accettare il golpe utilizzando un ad arte la post-produzione di video poco conformi ai fatti.

Un episodio, quello del 2002, che non fece altro che rinvigorire il carisma di Chavez e di conseguenza dette longevità al progetto politico dello stesso. Oggi invece abbiamo d’avanti un altro Venezuela, ben lontano da quell’impeto di unità sociale, orfano del leader di allora (Chavez scompare nel 2013 a causa di un tumore) e in preda ad una grave crisi economica e politica. Il nuovo presidente, succeduto al defunto Chavez, è Nicola Maduro che sin dal suo esordio non è mai stato riconosciuto come vero e proprio leader bolivarista. Col senno di poi, potremmo dire che colpevole dell’instabilità del governo Maduro, è lo stesso Chavez che non ha saputo distinguere la sua figura carismatica dal progetto politico finendo con il creare una sorta di ‘lutto collettivo’ e smarrimento politico. Ma non tutto è sintetizzabile in questi termini visto che la già debole elezione di Maduro è stata seguita da un crollo del prezzo del petrolio (l’export venezuelano è connesso agli idrocarburi per oltre l’80%), da una galoppante inflazione, da un’incapacità di ridimensionare il programma assistenziale per far fronte alle emergenze economiche. Fattori che hanno finito con il permettere l’ascesa dell’opposizione al Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) fino all’eclatante risultato del raggiungimento della maggioranza in seno all’Assemblea Nazionale (6 dicembre 2015). Fin qui abbiamo chiaramente parlato di una situazione interna instabile che tuttavia assume contorni internazionali nel momento in cui Washington inizia ad attivare una pressione nei confronti di Caracas. Il 10 marzo 2015 la Casa Bianca ha descritto il Venezuela come una ‘una minaccia per la sicurezza degli Stati Uniti d’America’, dichiarazione alla quale han fatto seguito un piano sanzionatorio unilaterale (rinnovato anche quest’anno). Gioco di ruoli dove la potenza statunitense intuisce la possibilità di ledere ulteriormente alla precaria stabilità di un paese fondamentalmente in crisi, con precisi obiettivi: la dipartita del PSUV per rientrare nel paese ed usufruire senza clausole restrittive del patrimonio petrolifero disponibile (il Venezuela è il paese con la più grande disponibilità di petrolio del mondo) oltre a dismettere un ostico competitor alla leadership nel Mar Caraibico (cruciale nei flussi commerciali). Chavez era per Washington un pericoloso connettore regionale che con la sua dialettica stava riuscendo a creare un sistema regionale indipendente dalle strategie geopolitiche della Casa Bianca e la sua scomparsa ha permesso alla leadership statunitense di poter concentrare le sue attenzioni sul singolo Venezuela senza più correre il rischio di un blocco regionale. Regione che si sfalda oggi dinanzi al cambio politico in atto: l’Argentina ha voltato pagina ed è torna al neoliberismo preceduta dal Paraguay, il Brasile vive (in modo composto in confronto a Caracas) una crisi politica ed economica che fa perdere certezze al Partido dos Trabalhadores in ottica elezioni 2016, l’Uruguay non ha più la risonanza mediatica di quando era presidente Mujica, Morales in Bolivia ha avuto un duro stop alle personali ambizioni di longevità politica ed in Cile la sinistra non appare poi così tanto sinistra. Resta il solo Ecuador di Correa oggi a mantenere il suo alto profilo nel socialismo per un continente in continua evoluzione e che ancora non trova un vero percorso di coesione regionale ed indipendente lungimirante.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->