mercoledì, Aprile 14

Venezuela: storia di E. Da Caracas una voce di denuncia: quello che sta succedendo è orribile, terrificante

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Oggi non scrivo io, oggi io scrivo sotto dettatura, quella di una ‘voce’ che mi viene dal Venezuela, uno di quei Paesi in rivolta del quale Italia e comunità internazionale non se ne occupano.

 

Caracas – Ciao a tutti, mi chiamo E. Un nome breve, un po’ strano. Ma non è un vezzo, vi assicuro. In realtà il mio è un nome vero, col suo bravo cognome, ma non posso scriverlo per motivi di sicurezza. Sono nata a Caracas, Venezuela, ma sono stata molto tempo in Italia, da quando avevo otto anni.

Il lavoro di mio padre, poi diventato di mio fratello e mio, è sempre stato qui in Venezuela e le nostre vite sono sempre state strettamente legate a questo Paese.  La grande crisi economica e il controllo totale del Governo sul dollaro, moneta su cui si basa l’intera economia, hanno fatto si che io dovessi rimanere qui, almeno fino a tempi migliori, e vivere in prima persona quello che sta succedendo. Che è orribile, terrificante. E vorrei che gli italiani lo sapessero, è un dovere che sento nei confronti del mio Paese, diventare nel mio piccolo il tramite, un canale d’informazione speciale che attraverso l’Indro possa aprire un angolo visuale privilegiato, anche se è un privilegio triste, drammatico.

In Italia i nomi di Hugo Chavez e di Nicolas Maduro sono noti. In genere all’estero si sa che Chavez è stato un uomo di grande carisma e promotore di una politica decisamente di sinistra, invisa agli Stati Uniti e appoggiata fortemente da Cuba. Dopo la morte del Presidente Chavez nel  marzo del 2013, il potere è stato assunto per intero dal suo prescelto, Nicolas Maduro.

Sotto il suo controllo, l’ingerenza cubana  è diventata un vero e proprio dominio. Maduro è uomo dei Castro, da noi gira addirittura la voce che Chavez sia stato ucciso dai Castro. Era diventato scomodo, il potere assoluto, la popolarità immensa e il seguito che aveva l’avevano convinto che avrebbe potuto fare qualunque cosa di testa sua, senza nessun condizionamento da parte di nessuno, tantomeno da Cuba, dove vengono inviati 12 miliardi di dollari al mese, in petrolio e sovvenzioni di vario genere. Ma non è stato così.

La crisi è cominciata nel 2013, con l’economia  a picco, e il nascere delle prime proteste.

Il 4 febbraio 2014 scoppia la rivolta nel Tachira, Stato andino di università e di frontiera (il Venezuela è una confederazione di Stati) per l’ennesimo stupro di una studentessa. Il 12 febbraio il Venezuela scende in strada e vengono uccisi i primi 2 ragazzi. Da quel momento la rivolta è quasi ovunque. E’ l’inizio di uno stato di ribellione, repressione e morti.

La censura televisiva è totale, quella della carta stampata un po’ meno, ma comunque forte, gli unici mezzi di comunicazione che il Governo non è riuscito a bloccare sono Twitter e You tube e con quelli le notizie corrono veloci e cerchiamo dii mantenerci aggiornati.

La repressione è stata brutale, spropositata.  Chi protestava era armato di fischietto e bandiera e hanno risposto con lacrimogeni in quantità industriale, pallottole antisommossa e spesso con armi da fuoco, che ci fossero o no manifestanti. Il gas era tanto che anziani e bambini piccoli dovevano essere portati di corsa all’ospedale per asfissia. I ragazzi non dispongono di armi, hanno imparato a fare molotov, come avviene,  credo, in ogni ribellione che duri cosi tanto tempo.

Da un po’ sono iniziati raid notturni violenti, in molti quartieri ‘caldi’, notti intere, per mesi. Violazioni di domicilio continue, senza ordine e spesso con la forza

L’anno scorso ci sono state quasi 25.000 morti violente, il 2014 si sta avviando sulla stessa strada.  2.900 persone sono state arrestate da quel fatidico 4 febbraio, 140 incriminati con accuse pesanti e fantasiose, tra cui il terrorismo è la preferita,  molte di esse mandate in carcere di massima sicurezza, con criminali di ogni genere. Pensate che nel carcere di Santa Rosa perfino i detenuti, i criminali comuni, si sono ribellati, indignati per il fatto che fossero imprigionati con loro i ragazzi ribelli. Ovviamente è scattata una repressione durissima, con 4 morti e molti feriti.

Sono 90, a oggi, i casi accertati e riconosciuti di tortura, a tutti indistintamente ‘trato inhumano y cruel’. Ma se ti puoi permettere di pagare da 30.000 a 90.000 bolivares, sei libero in poche ore. Considerate che lo stipendio minimo, in Venezuela, è di 3.742 bolivares. Hanno arrestato persone anziane, donne incinte e bambini,  Presidenti  ed  esponenti di vari ONG che rappresentano i diritti umani, violati ogni giorno, rischia la prigione chiunque protesti o difenda chi protesta.

Il Governo intanto promulga leggi castriste come l’istituzione di comuni o l’ indottrinamento obbligatorio dei bambini fin dall’asilo.

Il Foro Penal Venezolano lavora gratis giorno e notte, in senso letterale, da 3 mesi, la lotta va avanti cosi come la repressione e gli arresti. Se la ribellione  fallirà con certezza  verrà instaurato un regime controllato da Cuba, con buona pace di diritti e libertà e nell’indifferenza del mondo.

 

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