domenica, Agosto 1

Venezuela: tra ristrutturazione del debito, sanzioni e colloqui con l’opposizione Oggi i colloqui con i creditori, mentre la UE ha deciso un pacchetto di sanzioni

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Quella appena iniziata è una settimana complessa per il Venezuela. Oggi i colloqui con i creditori, che dovrebbero essere l’inizio per una discussione volta a trovare un accordo sulla ristrutturazione di un debito di circa 60 miliardi di dollari in obbligazioni (il Governo e le imprese statali del Venezuela hanno circa 143 miliardi di dollari in debito estero, secondo le analisi della banca d’affari Torino Capital). Sempre oggi la UE ha deciso un pacchetto di sanzioni e all’ONU il Consiglio di Sicurezza discute della situazione politica nel Paese. Poi, il 15 novembre, nuovo giro di colloqui tra Governo e opposizione.

«Il default non raggiungerà mai il Venezuela. (Noi) avremo sempre una strategia chiara e proprio ora che la strategia è di rinegoziare e rifinanziare il debito estero», ha dichiarato ieri il Presidente Nicolas Maduro durante la sua trasmissione televisiva ‘Los Domingos con Maduro’.

Il vicepresidente Tareck El Aissami e il Ministro dell’Economia Simon Zerpa incontreranno oggi i creditori a Caracas. L’incontro era stato organizzato nei giorni scorsi, e, sul finire della scorsa settimana, fonti ‘Reuters’ indicavano come improbabile che i creditori accogliessero l’inviato, in primo luogo perché non era formalmente accettabile che la riunione si tenesse a Caracas, per tanto in una sede non neutra, in secondo luogo perché non vi erano segnali che vi fossero elementi concreti da parte venezuelana che deponessero a favore di una possibilità di soluzione, altresì i soggetti incaricati dal Governo di Caracas di condurre la trattativa sono stati colpiti dalle sanzioni americane, il che significa che i creditori non potrebbero trattare con queste persone, il farlo sarebbe un atto illegale -il Venezuela avrebbe bisogno anche di assumere avvocati e banchieri dei quali gli investitori potessero fidarsi. In ultimo, Caracas è un città insicura, dove gli stranieri, sostengono i creditori, sono a rischio.

Secondo Maduro,«il 91 per cento di tutti i titolari del debito estero venezuelano» (la gran parte del debito del Paese è in mano a Stone Harbor Investment Partners, BlackRock, Fidelity Management, GMO LLC, Pimco and Ashmore Investment Management) saranno presenti alla riunione. Questo perché al termine della scorsa settimana vi sono stati segnali di fondi disponibili in fase di trasferimento.

«La gente ha scommesso sul Venezuela dichiarando default. Il default non arriverà mai in Venezuela», ha detto ieri Maduro nel corso della sua trasmissione televisiva. Il Presidente non ha mancato di accusare le banche di sabotare i trasferimenti diretti a pagare il debito in scadenza, «Quello che succede è che le banche internazionali nascondono i fondi che sono già stati depositati – li nascondono», ha detto Maduro. «Citibank, il ​​gangster a Citibank, ha cercato di fare danni al nostro Paese».

Le sanzioni statunitensi hanno reso praticamente impossibile per il Venezuela di rifinanziare l’indebitamento perché le banche statunitensi non possono acquistare nuovi titoli venezuelani. I colloqui di ristrutturazione sono altrettanto problematici perché le sanzioni impediscono agli investitori di trattare con diversi funzionari della nuova commissione di indebitamento.

Per capire se queste trattative hanno una qualche possibilità di riuscita bisognerà vedere oggi se davvero i creditori saranno presenti in grande maggioranza e se nei prossimi giorni andranno in porto i pagamenti dei fondi che secondo il Presidente sono già stati trasferiti scorsa settimana. Debito che è solo la punta dell’’iceberg di una situazione economica che oramai è disastrosa. Secondo Torino Capital l’indice dei prezzi è continuato a salire, arrivando al 754%, entro fine anno il Paese entrerà nella spirale dell’ iperinflazione, con l’inflazione arriverà al 1.033%. Per il 2018: in assenza di riforme significative e se la crisi politica continuerà, l’accelerazione dell’inflazione proseguirà nel 2018 e potrebbe arrivare a 5.325%, sempre secondo la banca d’investimento americana.

Nel mirino delle sanzioni USA dieci alti funzionari del Governo Maduro, accusati di aver minato il processo elettorale, di censura dei media e corruzione relativa ai programmi di aiuto alimentare del Governo. Fra loro vi è anche Julian Isaias Rodriguez Diaz, ambasciatore del Venezuela in Italia. Le sanzioni comportano il congelamento di tutti beni sotto giurisdizione americana e il divieto di commercio con cittadini americani. Il nuovo provvedimento giunge dopo le elezioni amministrative del 15 ottobre «segnate da numerose irregolarità che suggeriscono fortemente l’esistenza di frodi che hanno aiutato il partito al Governo a conquistare la maggioranza dei governatorati», si legge nel documento del Dipartimento del Tesoro, elezioni che non sono state riconosciute regolari da 10 Paesi sudamericani, tra questi Argentina, Brasile e Cile.
La UE punta a: embargo alla vendita di armi e altri materiali sensibili, oltre alla stesura di una lista di funzionari venezuelani cui sarà interdetto entrare nell’Unione. La decisione è stata presa all’unanimità dagli Ambasciatori dei 28 Paesi e oggi formalizzata dai Ministri degli Esteri oggi in occasione del Consiglio Affari esteri.

Sempre oggi è in programma una riunione informale del Consiglio di sicurezza (Cds) dell’Onu sull’aggravarsi della crisi venezuelana. La riunione è stata richiesta dagli Usa. Il Cds ascolterà Luis Almagro, il segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), critico nei confronti del Presidente venezuelano.

Il prossimo 15 novembre, poi, Governo venezuelano e opposizione torneranno ad incontrarsi nella Repubblica Dominicana per un nuovo tentativo di colloqui. Lo ha confermato il Ministro delle comunicazioni Jorge Rodriguez. Al centro dei colloqui, un accordo che garantisca la pacificazione nel Paese dopo gli scontri dei mesi scorsi che lo hanno portato sul baratro della guerra civile. Julio Borges, Presidente dell’Assemblea nazionale controllata dall’opposizione, si è detto pronto a riprendere il dialogo con il Governo ma con la mediazione di Paesi terzi. A settembre, l’opposizione aveva abbandonato i negoziati a fronte del rifiuto del Governo di rendere noti i nominativi dei prigionieri politici e di consentire la distribuzione di aiuti umanitari nel Paese da parte di Nazioni straniere.

Colloqui dai quali poco pare possa venire fuori, vista la crescente divisione dell’opposizione. Mesa de la Unidad Democratica  (MUD)  -uno dei suoi leader di spicco, Henrique Capriles , nei giorni scorsi ha annunciato di essere pronto a lasciare la coalizione– è profondamente divisa e potrebbe decidere di boicottare le elezioni comunali di dicembre.

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