mercoledì, Maggio 12

Venezuela-Paraguay, distensione per il Mercosur field_506ffb1d3dbe2

0

Cartes

Il 18 dicembre la Camera dei deputati paraguayana ha approvato il protocollo di adesione del Venezuela all’interno del Mercosur, che sancisce definitivamente l’ingresso del Paese all’interno dell’organizzazione di Stati americani che riuniva già, oltre ai due Paesi citati, le economie di Brasile, Argentina e Uruguay. In realtà si è trattato di poco più di una formalità, dato che il Venezuela è già membro del Mercosur -di cui per di più detiene in questo momento la Presidenza semestrale- dall’estate del 2012, quando l’allora Presidente venezuelano Hugo Chavez riuscì a ottenere l’ingresso di Caracas nell’Organizzazione, uno dei suoi ultimi successi diplomatici prima della morte avvenuta lo scorso marzo.

Il Venezuela era riuscito nel suo intento sfruttando la sospensione del Paraguay dall’associazione per via della rimozione dal suo ruolo dell’ex Presidente Fernando Lugo, che con una procedura di impeachment del Parlamento è stato destituito in un processo che aveva sollevato molte perplessità in quanto a trasparenza e legittimità costituzionale. La sospensione era stata votata dagli altri membri, non contenti della gestione politica della vicenda.

Il Paraguay era stato, negli ultimi anni, il principale ostacolo alle ambizioni venezuelane, dato che nonostante l’appoggio di Lugo alla candidatura venezuelana, il Parlamento si era opposto al protocollo di adesione in due diverse occasioni (nel 2009 e nel 2010), costringendo il Presidente a desistere in mancanza di una maggioranza a supporto. Come d’accordo, con l’avvento delle nuove elezioni e una normalizzazione della situazione politica paraguayana, lo scorso agosto il Paese, ora guidato dal conservatore Horacio Cartes del Partido Colorado, ha fatto ritorno nel Mercosur. Le polemiche non si sono però placate, e in questo periodo i paraguayani hanno continuato a opporsi all’entrata del Venezuela ‘dalla porta sul retro’, protestando per quello che è stato interpretato da molti come un escamotage volto a scavalcare l’opposizione del Paese. Nel frattempo, mettevano in dubbio anche la legittimità della propria sospensione, dato che, a parer loro, non si era verificata nessuna delle circostanze che la giustificassero previste dai trattati costitutivi.

Prima di assumere la Presidenza, Cartes aveva dunque sospeso il rientro del proprio Paese nel Mercosur, ritenendo che l’intera faccenda fosse una palese violazione delle norme dell’Organizzazione. Ultimamente il Governo di Cartes ha però mutato le sue posizioni e in ottobre ha ristabilito le relazioni diplomatiche con il Venezuela, fino all’approvazione del protocollo, che era già passato in Senato due settimane fa. Fino ad allora, la maggioranza che sosteneva il nuovo Governo continuava ad opporsi all’ingresso del Venezuela.

Le relazioni, in realtà, erano tese più per gli strascichi dell‘affair Lugo che per questioni legate al Mercosur. L’episodio che aveva scatenato l’ira dei paraguayani riguardava la condotta di Maduro durante il processo di empeachment dell’ex vescovo datosi alla politica. Il successore di Chavez era stato filmato mentre consigliava ai militari paraguayani di mandare l’esercito per le strade per difendere il loro Presidente, una mossa improvvida che i paraguayani non avevano digerito e che sembrava cementare la loro convinzione che a Caracas non venisse rispettato lo stato di diritto, nè a casa propria, nè in casa altrui. Lo scandalo del filmato aveva anche causato la dichiarazione, da parte del Paraguay, di considerare Maduro persona non grata, dichiarazione che è stata revocata sempre nel corso della seduta parlamentare sul protocollo.

La maggioranza ha evidentemente dovuto prendere atto dell’ormai irrevocabile entrata del Venezuela nel Mercosur, e probabilmente ha preferito uscire dall’empasse istituzionale che poteva emarginare il Paraguay dalle scelte politiche regionali. A facilitare la distensione hanno anche contribuito le pressioni dei ‘grandi’, Brasile e Argentina, nonchè l’atteggiamento conciliante di Maduro, che ormai ha tutti i motivi per dimostrarsi benevolo, avendo raggiunto ampiamente i suoi scopi.

Ad opporsi ancora alla convivenza nel Mercosur con il Venezuela sono stati i liberali del Partido Liberal Radical Auténtico (PLRA), che nel corso della votazione hanno lasciato l’aula per protesta, rimarcando il dietrofront, a loro avviso inaccettabile, da parte del Governo di Cartes.

Possiamo rimanere nel limbo, restare (nel Mercosur) e allo stesso tempo non esserci’, ha dichiarato il deputato José María Ibáñez, che fa parte maggioranza conservatrice del Partido Colorado ora al Governo, aggiungendo che, nonostante il Paraguay fosse stato ‘sospeso in modo illegale, ingiusto e illegittimo’, oggi ci si ritrova in uno scenario mutato, che impone di seguire il processo di integrazione, che appare ormai inevitabile. Una considerazione che dimostra come il Governo abbia deciso, suo malgrado, di accettare una situazione che non poteva mutare.

La verità è che il Paraguay teme le ritorsioni negative che un’esclusione dal blocco economico potrebbe causare su un’economia che fatica a tenere il passo con le medie di crescita dei vicini. I prodotti agricoli paraguayani hanno come compratori principali gli altri Paesi del Mercosur, ed essere considerati i paria della regione avrebbe conseguenze negative. Inoltre, il Paraguay guarda ancor più degli altri membri ai capitali stranieri, di cui ha disperato bisogno. Il mutato quadro politico è da mettere in relazione con gli ultimi piani del Mercosur. Per fine gennaio è stata infatti fissata la scadenza che permetta ai Paesi dell’Organizzazione (con l’eccezione del Venezuela) e all’Unione Europea di valutare le posizioni reciproche per un accordo bilaterale che liberalizzi parzialmente i commerci tra i due blocchi economici. Come ha riconosciuto con schiettezza il Ministro degli Esteri Elario Lizaga, ‘se volevamo partecipare (all’accordo con l’Ue), dovevamo prendere questa decisioneUn successo in questi incontri aprirebbe nuovi mercati per il settore agricolo sudamericano, mentre un fallimento significherebbe togliere uno sbocco importante ai prodotti della regione.

I dialoghi per l’apertura di nuovi canali economici hanno avuto inizio nel 2000, e si annunciano complessi, data la storica tendenza sudamericana al protezionismo, specialmente in settori deboli esposti alla concorrenza europea. Ma ora che la Cina ha invaso con i suoi prodotti competitivi anche il mercato sudamericano, anche Paesi come il Brasile, che pensavano di contare solo sul vastissimo mercato interno, sono stati costretti a valutare nuove possibilità.

La normalizzazione delle relazioni tra gli Stati del Mercosur potrebbe però non essere sufficiente a rilanciare l’Organizzazione, che spesso viene criticata per la sua gestione più orientata a fini politici che economici, dovuta in particolar modo allo scarso entusiasmo che i Governi di centro-sinistra che dominano l’associazione hanno nei confronti della liberalizzazione. Si è spesso fatto notare come negli ultimi tredici anni ci siano stati più di 350 accordi commerciali tra Stati registrati dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), ma solo quattro di questi siano stati conclusi dal Mercosur (peraltro con Stati minori come Egitto e Israele). Del resto, anche i commerci interni tra i membri sono stagnanti da almeno  un decennio.

Finora il Brasile, che senza dubbio è il più dinamico del blocco, ha sopportato pazientemente la turbolenta ed erratica gestione dei rapporti interni e le esitazioni dell’Argentina di Cristina Kirchner, ma ora spinge con più forza verso una maggiore risolutezza, preparando ambiziosi piani commerciali. Resta da vedere quanto riuscirà a imporsi sui suoi timidi partner, o se alla fine, dovrà cavarsela da solo in un accordo i stile proprio europeo a due velocità .

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->