sabato, Dicembre 4

Venezuela, Onu denuncia violenze contro i manifestanti Un esperto di Nord Corea sarà il nuovo ambasciatore scelto dalla Casa Bianca per rappresentare gli Usa in Corea del Sud

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La maggior parte delle vittime delle proteste contro il governo del Venezuela sono state causate dalle forze di sicurezza o dai gruppi armati legati al presidente Nicolas Maduro. Lo sostiene un rapporto dell’Alto Commissariato Onu per i diritti umani presentato oggi a Ginevra. Nel documento, l’Onu accusa anche il governo venezuelano di attuare una «repressione politica» per «porre fine al dissenso politico e instillare paura tra la popolazione per porre fine alle proteste» che stanno investendo il Paese dallo scorso aprile, quando Maduro ha avviato i primi passi per consolidare il suo potere e indebolire il Parlamento controllato dall’opposizione.

Ma le tensioni a Caracas divampano anche sul fronte estero. Si inasprisce, infatti, lo scontro diplomatico tra Venezuela e Francia, dopo che il presidente francese, Emmanuel Macron, ieri aveva definito il paese sudamericano guidato da Nicolas Maduro una «dittatura», parlando di «ingerenza negli affari interni» e addirittura «aggressione» del Venezuela.  «Tali aggressioni non contribuiscono al buono stato delle relazioni che storicamente abbiamo mantenuto tra i due paesi», recita una nota del governo, secondo la quale le parole di Macron mostrano «un profondo disconoscimento della realtà».

Dopo le parole di Macron e la replica di Caracas, una nota del ministero degli Esteri francese chiede alle autorità venezuelane di offrire molto rapidamente garanzie in materia di rispetto dello stato di diritto e delle libertà fondamentali e che sulla base di tali garanzie la Francia e l’Unione europea valuteranno le loro relazioni con il paese sudamericano.

Intanto, Mosca fa sapere che le sanzioni statunitensi contro Caracas non influenzeranno la disponibilità della Russia a sviluppare e a rafforzare la cooperazione con il Paese: lo ha detto la portavoce del ministro degli Esteri, Maria Zakharova.

A proposito di Russia e Stati Uniti, dopo le voci dei giorni scorsi arriva la conferma: nel 2016 Michael Cohen, legale dell’allora candidato alla presidenza Usa Donald Trump, inviò una email al Cremlino per chiedere collaborazione per la costruzione della Trump Tower a Mosca. Lo afferma il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, il quale ha spiegato tuttavia di non aver mai informato il presidente Vladimir Putin, perché le questioni di affari non sono di competenza della presidenza russa.

Nella email, ha continuato Peskov, si diceva che «una certa società russa insieme a determinate persone mirava a costruire a Moscow City un grattacielo, ma la questione non andava e chiedevano aiuto con una raccomandazione o lo sblocco di questo business». «Siccome non reagiamo a tali temi d’affari, perché non rientra nel nostro lavoro, non abbiamo dato una risposta», ha concluso, sottolineando di non conoscere l’avvocato Cohen anche se la sua lettera era indirizzata a lui personalmente.

Critiche a Trump anche dall’Onu. Con i suoi attacchi ai media, l’inquilino della Casa Bianca incita alla violenza contro i giornalisti e indebolisce la libertà di stampa. Lo denunciato l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Zeid Raad al Hussein, in un riferimento diretto ai continui attacchi del presidente degli Stati Uniti a Cnn, New York Times e Washington Post, in particolare. «Definire queste organizzazioni ‘false’, fake, fa danni enormi – ha accusato – e riferirsi in questo modo ai giornalisti, lo devo chiedere, non è che un incitamento per altri ad attaccare i giornalisti». Trump, è l’accusa di Zeid, ha messo in moto un meccanismo che include «istigazione, paura, autocensura e violenza».

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