domenica, Aprile 18

Venezuela: minare bitcoin contro la crisi finanziaria per sfuggire all’iperinflazione In Venezuela la difficile situazione politica ed economica ha fatto esplodere il fenomeno della mineria di criptovaluta nel Paese

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“Benvenuta nella miniera del XXI secolo”. Mentre i miei occhi si abituano all’oscuritá della stanza registro un forte ronzio di macchine, spie intermittenti e un gran calore. Juan apre un poco una serranda. Niente piccone e caschetto, i nuovi minatori sono potenti computer, e il nuovo oro si chiama Bitcoin. “La crisi in corso in Venezuela, con un’inflazione che ha toccato il 2000% a fine 2017 e il Bolívar in caduta libera, molti venezuelani hanno visto nella mineria di criptomoneta una valvola di sfogo e il bitcoin come una sorta di valuta estera, solo più facile da accedere rispetto al dollaro” racconta Juan (nome fittizio) mentre mi mostra orgoglioso parte della sua Granja de Bitcoin (Mining Farm), un appartamento di 60m2 con aria condizionata in un quartiere esclusivo di Caracas: circa 40 hardware Antminer di produzione cinese operano 24 ore su 24 cavando a fondo nel sistema per risolvere i complessi algoritmi delle transazione del bitcoin. A 22 anni, Juan, sifrino (giovane di buona famiglia) di Caracas, è un piccolo imprenditore che come molti approfittano delle tante zone grigie di un Venezuela sempre piú allo sbando.

Cosa significa minare criptomoneta?

In seguito allo straordinario boom del Bitcoin, che nel 2017 ha aumentato il suo valore di oltre il 1500%, quasi tutti hanno una seppur vaga idea di cosa sia la criptomoneta piú famosa al mondo. Pochi, però, conoscono la realtá di questi misteriosi minatori che tuttavia sono parte integrante del funzionamento del Bitcoin. Di fatto il mining è l’attivitá di generazione di nuova moneta: Satoshi Nakamoto, creatore della moneta virtuale (o creatori, nessuno sa davvero chi si nasconde dietro allo pseudonimo), progettó il sistema affinchè assegnasse bitcoin come premio agli utenti della rete che contribuiscono tramite la propria potenza di calcolo alla gestione ed alla sicurezza della rete stessa. La probabilitá che un certo client riceva la ricompensa dipende dalla potenza computazionale fornita alla rete. In parole semplici, estrarre bitcoin consiste nel risolvere complessi problemi computazionali, che richiedono sempre più risorse con il passare del tempo. Per garantire, infatti, che non vengano generate più monete di quanto inizialmente previsto, il processo di estrazione è collegato a un indice di difficoltà. Tale indice aumenta quando più potenza di calcolo si unisce alla rete bitcoin e diminuisce quando ci sono meno minatori in competizione per i blocchi di rete. Con il crescere della difficoltá degli algoritmi della blockchain (elenco degli scambi di bitcoin) è stato necessario aggiornare l’hardware: quando nacque il bitcoin era possibile utilizzare la CPU dei propri PC per minare bitcoin. Dopo la fase di test gli stessi minatori iniziarono ad usare le schede grafiche dei propri computer che erogavano più potenza di calcolo rispetto alla CPU. Con l’aumento dei miner, il rapporto tra profitti e consumi di energia elettrica aumentó rendendo la tecnologia inefficiente. Attualmente l’estrazione di bitcoin è dominata da hardware ASIC (Application Specific Integrated Circuit), chip progettati, costruiti e ottimizzati per questo scopo che consumano drasticamente meno energia rispetto alle schede grafiche.

Anomalie venezuelane

Quello del consumo di energia elettrica è uno dei fattori chiave che hanno fatto esplodere il fenomeno della mineria in Venezuela: in molti paesi infatti, il prezzo per kilowatt ora (kWh) rende antieconomica il mining. Ma non nella República Bolivariana dove le tariffe del settore sono le piú basse del continente grazie ai pesanti sussidi del governo. “Il costo dell’elettricitá in Venezuela è di circa 0,002 dollari per kWh, praticamente regalata”. Facciamo un rapido calcolo: considerando il consumo medio orario di un Antminer S9 (1.375kW) e supponendo un’efficienza dell’80%, un miner venezuelano riceverá una bolletta mensile di circa 2,5$. In Italia, dove l’elettricitá costa circa 0,29$/kWh, lo stesso miner dovrebbe sborsare circa 360$. Una differenza non da poco. “Con l’attuale valore del bitcoin che si aggira attorno ai 14.000$ ogni cliente sta realizzando il corrispondente in dollari di circa 23-27$ al giorno. Nel mese, questo significa un guadagno da 150 a 180 volte il salario minimo venezuelano (recentemente aumentato da Maduro a 797,510 bolívares, circa 4,5$ al cambio parallelo, ndr). “Che te ne pare?” sorride Juan, “Un incentivo niente male per investire nel mining.

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