domenica, Maggio 16

Venezuela, la sfida delle Comuni contro la crisi

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La produzione comunale permette, quindi, la vendita diretta del produttore al consumatore e l’eliminazione di una miriade di intermediari della filiera che hanno la capacità di far gonfiare il prezzo di un bene fino al 1.000%. Il sistema comunale si qualifica quindi come una valida alternativa ad un sistema agroalimentare intensivo impiantato in altri Paesi dell’America latina e fondato sulla specializzazione produttiva che penalizza il primo anello della filiera: i produttori agricoli, i quali si trovano impotenti ad essere compressi fra i crescenti costi dei fattori produttivi e i prezzi di vendita all’ingrosso imposti dal settore privato.

I mercati all’ingrosso in tutto il Venezuela sono gestiti da mafie organizzate che schiacciano i piccoli produttori imponendogli dei prezzi estremamente bassi rispetto al loro esorbitante guadagno”, precisa Raminfo Villegas, portavoce della Comune urbana Chávez une a los pueblos. “Il modus operandi degli acquirenti all’ingrosso che controllano i mercati è il seguente: fanno aspettare durante diversi giorni i contadini in fila davanti ai mercati minacciandoli di non comprare il loro raccolto. I produttori agricoli cercano di opporsi all’abbassamento del prezzo di acquisto ma alla fine sono obbligati a cedere per due motivi: evitare che i loro prodotti, essendo deperibili, marciscano e non pagare un prezzo spropositato per l’affitto del camion usato per il trasporto”.

Retaco, di Negro Primero, una delle Comuni più antiche che ha cominciato il suo processo di gestazione nel 2003, concorda con Villegas sugli attuali benefici della gestione comunale.Una prova della nostra efficienza è data dall’aumento del territorio a gestione comunale: abbiamo cominciato con un’assemblea di qualche centinaio di cittadini e oggigiorno la Comune è composta da 13 organizzazioni socio-produttive e 12 mila e 500 cittadini, inoltre abbiamo già intavolato delle discussioni con altre 4 Comuni limitrofe con l’obiettivo di creare la prima Città comunale del paese” dice con umiltà.

La gestione comunale non si traduce obbligatoriamente in proprietà collettiva delle terre e dei mezzi di produzione, ciò varia secondo il territorio e la volontà degli abitanti. “Nella nostra Comune vi sono 1.200 appezzamenti di circa 40 ettari l’uno a gestione familiare e 50 ettari di terra di proprietà comunale, entrambi sono finanziati attraverso la spesa pubblica della Comune. La partecipazione di un produttore agricolo in una Comune implica l’assoggettamento all’imposta comunale che si traduce nella cessione di una parte della sua produzione alla Comune” indica Retaco, mentre nella Comune Minas de Buría circa il 10% della terra coltivata è di proprietà collettiva.

Il Governo di Maduro per adempiere a una delle linee direttive della politica lanciata dall’ex Presidente Chávez ha finanziato numerosi progetti di sviluppo presentati dai Consigli comunali e dalle Comuni. La legge stabilisce che il 33% delle entrate tributarie dello Stato sia destinato alle Comuni, il 5% all’amministrazione centrale e il 62% alle amministrazioni regionali e locali. “Il 33% di questo 62% dovrebbe essere trasferito dalle amministrazioni regionali e locali alle Comuni ma ciò non è avvenuto”, precisa Retaco contrariato aggiungendo che “il dibattito permanente è una caratteristica di qualsiasi processo rivoluzionario che voglia questionare e modificare l’ordine prestabilito”.

Le Comuni non sono ancora, quindi, autonome a livello finanziario visto che parte delle loro attività dipende dai finanziamienti ricevuti dall’Amministrazione centrale e dalla banca pubblica. “Applichiamo il principio dell’autocostruzione e dell’autofinanziamento quando ciò è possibile”, dichiara Castellanos, “altrimenti svolgiamo i progetti con finanziamento pubblico depositato presso una banca pubblica tradizionale. Il nostro obiettivo a medio termine è creare una banca della Comune con competenza ad emettere una valuta locale complementare a quella ufficiale nazionale”.

“Oggi possiamo riscontrare” conclude Rojas, “un maggiore entusiasmo e una più ampia volontà della popolazione nella costruzione delle Comuni rispetto agli anni della congiuntura favorevole, quando il petrolio si aggirava intorno ai 100$ al barile. La crisi può accellerare la creazione e la registrazione di queste strutture di autogoverno comunitario in tutto il Paese”.

Queste stesse istanze territoriali che, attraverso la pratica dei settori popolari, daranno le risposte ai molteplici quesiti ancora aperti sulla loro gestione, stanno svolgendo inoltre un ruolo nuovo: stanno ridimensionando il concetto di dominio del sistema economico a favore del sistema sociale e culturale, ridefinendo cosa deve crescere e cosa deve decrescere.

 

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