domenica, Maggio 16

Venezuela, la sfida delle Comuni contro la crisi

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Dall’insediamento al potere di Chávez fino ad oggi, la logica della stragrande maggioranza delle imprese private venezuelane è sempre stata puramente mercantilistica: abbassare i costi di produzione e aumentare il proprio guadagno alle spese dello Stato che ha concesso loro durante dieci anni un cambio agevolato trasformatosi in un sussidio indiretto. Anche la produzione agricola e la trasformazione agroalimentare delle Comuni è finanziata dallo Stato attraverso diversi fondi ma la logica di queste istituzioni è diversa: produrre sì ma con un profitto modesto, con l’obiettivo di rispondere alla domanda di beni e servizi dei settori popolari, di contribuire allo sviluppo del Paese e di far funzionare il progetto socialista lanciato da Chávez.

Le Comuni hanno fatto grandi passi avanti nella produzione primaria, nella capacità di trasformazione agroindustriale, nella distribuzione di prodotti nei mercati comunali pianificata sulla base delle necessità delle comunità locali e nell’uso di marche collettive con la denominazione di origine della Comune. Oggi possiamo dire che l’insieme delle Comuni attive in Venezuela ha la capacità di influire sull’economia nazionale”, spiega Rojas. Quest’opinione è corroborata da Moisés Guevara, portavoce della Comune di Barquisimeto Chávez une a los pueblos (Chávez unisce i popoli) che sostiene che “nel 2015 è stato prodotto dalle Comuni un dodicesimo del fabbisogno nazionale di farina di mais grazie al programma di concessione di prestiti agevolati disposto dal governo”.

Anche Isly Castellanos, portavoce della Comune rurale Minas de Buría, situata nella zona occidentale del Paese, condivide l’opinione di Rojas e Guevara sull’aumento della produzione e sul consolidamento dell’autonomia comunale che si sono registrati nonostante la crisi economica che sta affrontando il Paese. “Abbiamo creato la Comune nel 2012 a partire dall’unione di 9 Consigli comunali, oggi siamo 15 e presto si aggiungeranno altri 4 Consigli comunali. Oggi produciamo carne bovina, caprina, suina, pollame, legumi e cereali. Le politiche sociali nel campo della sanità, l’istruzione, l’economia che portiamo avanti corrispondono alle necessità della nostra comunità residente poiché sono espressione della nostra volontà, mentre spesso le politiche lanciate dal Governo centrale di Chávez erano dirette principalmente allo sviluppo urbano e hanno generato un’emigrazione dalle campagne verso le città”, chiarisce Castellanos.

L’obiettivo principale della nostra Comune è sviluppare l’agricoltura e l’allevamento senza dipendere dalle importazioni, né dall’acquisto di materie prime e strumenti di lavoro venduti dal settore privato e dallo stato. Vogliamo promuovere lo scambio commerciale con altre Comuni urbane e rurali del paese che offrono beni e servizi che noi non produciamo e che hanno economie complementari alla nostra. Lo scambio potrà eseguirsi sotto forma di baratto o con l’uso di una moneta creata dalle Comuni e sganciata dalla moneta nazionale in corso”, precisa con entusiasmo Castellanos, una ragazza di 21 anni che si è dedicata alla creazione della Comune fin dai suoi albori.

In un momento di difficoltà per il Paese che sta patendo le conseguenze della sua dipendenza da tutto ciò che è prodotto all’estero a prezzi fissati sulla base di una remunerazione del capitale e dei lavoratori del mondo occidentale estremamente più elevata di quella locale, Augusto Espinoza, portavoce della Comuna Cagigal situata sulla costa ad est del Paese, è convinto che l’obiettivo primario sia raggiungere l’autosufficienza alimentare.

Comuni in Venezuela-3La nostra produzione di tuberi, legumi, caffè, pesce, pollame e carne suina è interamente venduta ai 30 mila abitanti della zona a un prezzo un terzo più basso di quello del settore privato, afferma Espinoza con aria soddisfatta. “Oggi la nostra produzione di pollame corrisponde a un decimo del fabbisogno della popolazione della nostra sfera d’influenza poiché tuttavia siamo obbligati ad acquistare a prezzi elevati dal settore privato i componenti nutritivi necessari (cereali, soia e proteine), ma a breve saremo autosufficienti perché disporremo di tutti gli elementi di cui si compone il mangime: la farina di pesce sarà frutto della trasformazione del pesce della nostra costa in una fabbrica di proprietà comunale e i cereali e la soia saranno acquisiti sotto forma di baratto con le comune confinanti”.
“Oltre ad aumentare la produzione di cereali nel nostro territorio comunale, fra un anno, quando termineremo di costruire un altro stabilimento, produrremo anche insaccati e farina di mais. È lungo il cammino verso l’indipendenza e la libertà ma vale la pena intraprenderlo
” conclude Espinoza.

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