domenica, Ottobre 24

Venezuela, la sfida delle Comuni contro la crisi

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Caracas – “Da quando sono bambino mi sono battuto contro l’ingiustizia, l’ho vista abbattersi su tante famiglie della mia zona e l’ho sentita in prima persona. Sono cresciuto in una zona rurale in una famiglia contadina discriminata come tante altre”, racconta Juan Angel Retaco, portavoce della Comune Negro Primero situata nella zona centrale del Venezuela.

Sono migliaia oggigiorno i portavoce delle nuove istanze territoriali che, nate a partire dal 2002, hanno acquisito personalità giuridica con la legge del 2006. Queste istituzioni, denominate Consigli comunali, gestiscono le politiche pubbliche e il bilancio di comunità composte da un minimo di 150 famiglie residenti in uno stesso ambito territoriale. Sono presenti su tutto il territorio oltre 45 mila Consigli comunali sia nelle città che nelle campagne e una parte di questi Consigli ha deciso di federarsi per dare vita alle Comuni, un modello organizzativo lanciato dal Governo dell’ex Presidente Hugo Chávez.

Le Comuni sono rappresentate da un organo con poteri finanziari, esecutivi e legislativi composto da due portavoce eletti a suffragio universale in ogni Consiglio comunale membro. I Consigli comunali sono un’espressione di democrazia diretta, visto che i cittadini residenti sul territorio possono, senza alcuna intermediazione, esercitare direttamente il potere legislativo nelle assemblee generali.

Secondo la legge del 2010, con l’unione delle Comuni che rappresentano tutto il territorio venezuelano si costituisce lo Stato comunale, modello che Chávez prima della sua morte aveva definito come l’unico compimento del progetto socialista da lui promosso. In particolare, dall’aggregazione delle Comuni sorgerebbero le Città comunali, dalla fusione delle Città comunali le Confederazioni e dall’associazione di quest’ultime nascerebbe lo Stato comunale che rimpiazzerebbe l’attuale Stato.

Dal canto loro, i partiti di opposizione al Governo di Nicolás Maduro, che oggi detengono la maggioranza in Parlamento, hanno reputato incostituzionale la formazione di un parlamento comunale nazionale composto da una selezione rotativa dei portavoce dei Consigli comunali. Uno dei più ferventi nemici delle Comuni è il sindaco del municipio Baruta di Caracas, Gerardo Blyde, della coalizione di opposizione Mud (Mesa de la Unidad democrática) che ha affermato: «le Comuni prendono spunto dai ‘soviet’ e l’adozione di questo modello organizzativo territoriale porterà il paese al comunismo».

Degli ostacoli al consolidamento delle Comuni non sono stati posti solo dall’opposizione ma anche da rappresentanti dello stesso ‘chavismo’ al Governo e al potere nelle diverse amministrazioni locali e regionali legati al vecchio modello di Stato che Chávez ha cercato di seppellire. “Si genera una tensione creativa permanente tra le Comuni e il governo”, sostiene Gerardo Rojas, portavoce della Comune urbana Ataroa di Barquisimeto, una città ad ovest del paese. “Il dialogo è fondamentale per modificare le relazioni di potere sul nostro territorio e raggiungere l’autosostenibilità, l’autonomia dallo Stato e il pieno sviluppo del tessuto sociale, economico e culturale”. Dal canto suo Retaco segnala che il Ministero delle Comuni non si è caratterizzato per celerità nella concessione della personalità giuridica alla Comune a cui appartiene (Negro Primero) visto che ha impiegato ben due anni per portare a termine questo procedimento amministrativo.

Comuni in Venezuela-2Le Comuni attualmente apportano una quantità considerevole di prodotti alimentari al fabbisogno del Venezuela, un Paese che è estremamente vulnerabile alla volatilità del prezzo del petrolio da cui dipendono gran parte delle sue importazioni. A partire dalla metà del 2014, ovvero dalla flessione del prezzo del greggio, lo Stato non ha più potuto agevolare le imprese importatrici con il tasso di cambio favorevole che era stato concesso per un decennio e quindi la quantità di prodotti sul mercato è diminuito. La scarsità permanente, esistente da due anni, di beni di prima necessità calmierati e sussidiati dallo Stato è causata non solo dalla riduzione del finanziamento del Governo alle importazioni, ma anche dalla rivendita illegale e speculativa da parte di terzi e delle stesse imprese produttrici a prezzi maggiorati fino all’800% rispetto al prezzo stabilito dalle legge.

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