giovedì, Settembre 16

Venezuela, la guerra tra Stato e paramilitari field_506ffbaa4a8d4

0
1 2 3


«Ci hanno chiamato il giorno prima delle elezioni legislative di dicembre scorso e ci hanno ordinato di votare per la coalizione d’opposizione Mud», il Mud è Mesa de la Unidad democrática, chi parla è Jairo – nome di fantasia adottato per proteggere il testimone -, portavoce di un consiglio comunale del quartiere di San Vicente, una zona controllata da un’organizzazione criminale, nella città venezuelana di Maracay. «Il boss e i vicecapo della nostra zona sono in lotta con il Governo attuale filo-chavista di Nicolás Maduro» afferma sicuro di sé mentre sale per le scale impervie che portano a casa sua. Jairo è nato a San Vicente, un quartiere dove vivono circa 60 mila persone appartenenti alle fasce più povere della popolazione della città, si è laureato ma non esercita la professione corrispondente alla sua formazione, preferisce vivere di vendite a domicilio che, se da un lato gli permettono maggiori profitti, lo obbligano a vivere nella precarietà. Jairo sostiene che l’organizzazione criminale si è strutturata gerarchicamente per riuscire a controllare gli affari illeciti della zona dove opera: «Da un anno una banda detiene il controllo di questo quartiere e impedisce l’accesso della Polizia. Tutti i consigli comunali, le istanze di autogestione del territorio elette dai residenti, sono sottomessi alle regole imposte daipransitos’, i vicecapo, i quali, a loro volta, ricevono ordini dal boss che si trova nel carcere di Tocorón a circa 40 km dalla città. Sono diminuiti i furti e le rapine nella zona perché l’organizzazione si incarica dell’ordine pubblico, uccidendo direttamente i responsabili dei delitti».

Inoltre nella fattispecie di San Vicente «l’organizzazione criminale usa uno spazio pubblico immenso come base per le proprie operazioni illecite che è adibito a discarica di rifiuti tossici, deposito di veicoli rubati, nascondiglio di ostaggi sequestrati e fossa comune, e il governo regionale filo-chavista vuole riprenderne il controllo, perciò a maggior ragione i primi sono in guerra permanente con il governo» assicura con tranquillità come se niente fosse.

Il sociologo e direttore dell’associazione Paz Activa (Pace Attiva), Luis Cedeño, e l’analista politico del think tank Misión Verdad (Missione Verità), Diego Sequera, concordano sul fatto che dei nuovi gruppi irregolari armati come la banda di San Vicente abbiano negli ultimi due anni, non solo ampliato il loro controllo territoriale, ma anche adottato una gerarchia simile a quella di un corpo armato ufficiale. Anche il più importante quotidiano di cronaca venezuelano ‘Ultimas Noticias’, conferma l’adozione di una struttura militare da parte delle organizzazioni nuove e di quelle che si sono consolidate negli ultimi anni sostenendo che «non funzionano come un apparato delinquenziale». «In particolare a Caracas, queste organizzazioni che ricevono ordini dai centri penitenziari di varie regioni del Paese hanno pianificato di mettere da parte la Polizia per impadronirsi di intere zone popolari» si legge nella testata.

Dal canto suo, Freddy Bernal, l’ex capo della Polizia e attuale dirigente del PSUV (Partido socialista unido de Venezuela), asserisce che queste organizzazioni hanno ereditato ed applicano le tecniche paramilitari colombiane: «I gruppi irregolari sono portatori di una cultura paramilitare e di una forma paramilitare di fare politica, ciò non significa che siano composti da membri delle AUC (Autodefensas unidas de Colombia)», un’organizzazione paramilitare colombiana di estrema destra «giacché il 99% dei paramilitari che agiscono oggi in Venezuela sono venezuelani».

I delitti compiuti da questi gruppi criminali spaziano dall’omicidio a pagamento, all’estorsione, rapina, rapimento, produzione e distribuzione di grandi quantità di stupefacenti, microtraffico di droghe, frode cambiaria, traffico di armi e contrabbando di prodotti calmierati nascosti e rivenduti al mercato nero e all’estero a un prezzo molto più alto.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->