sabato, ottobre 20

Venezuela: la crisi rischia di esplodere

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Cancún, 20 giugno 2017, vertice dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA): il Ministro degli Esteri venezuelano, Delcy Rodriguez, dichiara che l’unico modo che gli Stati Uniti hanno per imporre al Venezuela le proprie decisioni è tramite l’invio dei marines.

È l’ultimo atto di uno scontro che si protrae dal 1999, ovvero da quando venne eletto per la prima volta Hugo Chávez. L’azione politica di Chávez, ex-militare ed autore di un tentativo di colpo di Stato nel 1992, è stata rivolta ad una radicale riforma dello Stato e della società venezuelana. Questa riforma, di stampo tendenzialmente socialista, ha da subito inasprito i rapporti con gli Stati Uniti che, nel 2002, hanno sostenuto il fallito tentativo di colpo di Stato di Pedro Carmona Estanga.

Nonostante il difficile rapporto tra il Venezuela e le varie amministrazioni statunitensi, il sostegno popolare al Presidente Chávez non è mai venuto meno: in tutte le consultazioni elettorali, il Presidente bolívarista è riuscito ad ottenere più della metà dei consensi. La statura politica del personaggio è stata certamente determinante in questo: in politica estera, l’approccio diretto e poco diplomatico, assieme al peso garantito dai grandi giacimenti di petrolio del Paese (i più grandi del pianeta), ha permesso al Venezuela di avere un ruolo internazionale inedito; in politica interna, la grande opera di nazionalizzazione delle grandi imprese e gli investimenti nello stato sociale hanno garantito al Governo il sostegno della popolazione.

Le cose hanno cominciato a cambiare con la scomparsa di Chávez. Morto, a causa di un tumore, nel 2013, mentre era in carica per la quarta volta, il Presidente ha lasciato il potere nelle mani del suo successore designato, Nicolás Maduro. Se in un primo momento, forte dell’investitura di Chávez, Maduro ha incassato la fiducia popolare vincendo le elezioni del 2013, le cose hanno cominciato a cambiare da qualche mese a questa parte.

La crisi economica, che in un primo momento sembrava non aver avuto gravi conseguenze sul Venezuela, ha cominciato a farsi sentire. Il calo del prezzo del petrolio ha portato il Paese in grave difficoltà: se durante le presidenze di Chávez il numero dei venezuelani che vivevano sotto la soglia di povertà era gradualmente diminuito, uno studio dello International Crisis Group ha rilevato come, in poco tempo, il numero dei poveri sia vertiginosamente salito assieme alla disoccupazione e alla mortalità infantile.

Secondo gli oppositori, la crisi che ha colpito il Paese sarebbe la naturale conseguenza della politica di Chávez, considerata economicamente insostenibile; secondo i sostenitori del Governo, invece, dietro gli attuali problemi del Venezuela ci sarebbe l’azione di gruppi di potere legati agli Stati Uniti.

Di certo c’è che la scomparsa di Chávez ha privato il movimento di una guida carismatica che riuscisse a tenere assieme l’ala intransigente e quella pragmatista del movimento bolívarista. In effetti, sembra essere in atto un violento scontro interno al Governo: stupisce il fatto che Maduro stia facendo pressioni sempre maggiori per arrivare a modificare la Costituzione della V Repubblica, ovvero quella Costituzione del 1999 ideata e fortemente voluta proprio da Chávez (secondo la gran parte degli analisti, si tratterebbe di una manovra volta a prendere tempo e a non andare al voto). Per riuscire nell’intento di modificare la Costituzione, Maduro ha forzato più volte il sistema legislativo, provocando la reazione delle opposizioni; se ai tempi di Chávez, alle opposizioni era mancato un appoggio popolare massiccio, complice la crisi economica, le cose sono ora diverse.

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