sabato, Maggio 15

Venezuela, la crisi degli ospedali si aggrava field_506ffb1d3dbe2

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Hospital Universitario de Caracas ospedali Venezuela

Caracas – Il pronto soccorso dell’Hospital Universitario de Caracas è stato chiuso per 10 giorni in segno di protesta dei medici e degli infermieri dell’ospedale, per la mancanza di presidi utili per la cura dei pazienti, e per le costanti violenze che si verificano all’interno della struttura.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, per i medici dell’ospedale principale di Caracas, è stato l’omicidio di due fratelli avvenuto il 29 giugno. L’incidente si è verificato quando un gruppo armato è entrato nella clinica, arrivando fino al sesto piano e là uccidendo un uomo sotto intervento chirurgico e suo fratello, che era in attesa in un corridoio. Le vittime, identificate, sono Sahid e Edinson Balza, entrambi di 28 anni. Provenivano da un quartiere di ceto popolare, nel sud della capitale, noto come Los Sin Techo, de El Cementerio.

Sono stati uccisi a colpi di arma da fuoco dai membri di un gruppo armato noto come “Colectivo Divino Niño.” Nel primo attacco, Edinson Balza è stato colpito allo stomaco ed è stato portato alla clinica universitaria nel tentativo di salvargli la vita, ma i suoi nemici sono arrivati fino al centro ospedaliero per finirlo.

Il centro è stato fondato nel 1959 e si trova all’interno del campus dell’Università Centrale del Venezuela, dove non si permette l’ingresso alleforze di polizia per un fatto di autonomia delle università.

 

Ci vogliono risposte

Quello che è successo ai fratelli Balza domenica 29 giugno ha costretto le autorità dell’Università a dare un loro commento circa i problemi che affliggono pazienti, medici e infermieri ospedalieri. «Gli ospedali sono diventati un rifugio per i criminali, perché sanno che qui la polizia non può entrare. Invitiamo le autorità dell’Università Centrale del Venezuela a permetterci di far entrare le agenzie di sicurezza per risolvere almeno in parte una delle questioni più importanti, quella della sicurezza» ha detto il Dr. José España, direttore del Policlinico Universitario.

Questa settimana c’è stato un incontro tra le autorità ospedaliere e il rettore del UCV, Cecilia García Arocha, rappresentanti del Ministero degli Interni e della Giustizia e il Ministero dell’Istruzione Superiore, per affrontare la questione della sicurezza.

È di nuovo aumentata l’attenzione sull’emergenza, così che è stata concordata la presenza della polizia ai quattro ingressi della UCV e la presenza momentanea della polizia in ospedale fino a quando i meccanismi di sicurezza saranno stati sincronizzati.

 

La realtà

Di 10 sale operatorie del centro medico, solo quattro sono operative, secondo l’ONG Médicos por la Salud. La lista dei pazienti in attesa di una data per interventi di chirurgia è di circa 3.000 persone. La struttura dell’ospedale è operativa da oltre 50 anni e attualmente mostra carenze nei condotti del condizionamento dell’aria. I medici hanno riferito che mancano anche le forniture di base per soddisfare le esigenze più semplici.

«Mancano garze, cotone, guanti chirurgici, analgesici, solo per citare poche delle cose necessarie. Ogni volta diciamo ai pazienti di comprare i prodotti di base per la loro cura, perché in ospedale non li abbiamo», ha detto il dottor José Manuel Olivares, un medico dell’ospedale.

Nell’emergenza, i pazienti adulti sono stipati nei corridoi, perché non ci sono abbastanza letti nelle camere. Un semplice giro del centro medico permetterà di vedere perdite dai pavimenti e dai tetti nei reparti d’emergenza, traumatologia e cardiologia.

Maria Contreras, parente di un paziente detenuto, ha segnalato disservizi e riferito di aver dovuto ricorrere a centri privati per provvedere agli esami del figlio. «Non riescono a fare esami ematologici e sierologici completi», ha detto la donna. I medici dell’ospedale, centro di eccellenza a livello nazionale, chiedono alle autorità sanitarie che si provveda alla carenza di forniture e alle forme di mancanza di sicurezza che danneggiano i visitatori.

 

Mancano i posti letto per molti pazienti

La situazione dell’Hospital Clínico Universitario si ripete in ogni ospedale pubblico della capitale venezuelana e nel resto del Paese, dove c’è una carenza di posti letto negli ospedali. Secondo i dati ufficiali, nel 2013, i 236 ospedali sia generali che specialistici del paese avevano 21.770 letti, secondo il Rapporto e il Bilancio annuale del Ministero della Salute. Cioè, la disponibilità è di 12 posti letto ogni 10.000 abitanti (1 per mille) che richiedono cure ospedaliere, bassa rispetto agli standard fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che suggeriscono che ci dovrebbero essere circa 4 posti letto ogni mille pazienti.

Nel Distretto della Capitale ci sono 4.861 posti letto in 16 ospedali. L’Annuario della Sanità ha rilevato che solo 2.717 lo scorso anno erano operativi, vale a dire, c’è la capacità di soddisfare solo il 56% dei pazienti, in una città dove gli incidenti in moto, i feriti per eventi violenti e una lunga lista di pazienti sono in attesa di intervento chirurgico specialistico.

José Félix Oletta, ex ministro della Sanità, dice che il numero dei posti letto è diminuito drasticamente negli ultimi anni. «Ora abbiamo meno copertura di quella che avevamo nel 1995, quando c’erano fino a 30 posti letto per 10 mila abitanti» ha detto.

L’esperto ritiene che non sia necessario costruire nuovi ospedali, ma investire nella riparazione di quelli esistenti e valutare le risorse per fornire prestazioni adeguate. Di tutti gli ospedali della città, il caso più emblematico è quello dell’Hospital Clínico Universitario, con 1.200 posti letto, più di 300 dei quali non attivi (è stato divulgato ufficiosamente).

Olivares, che è anche portavoce della Sociedad de Médicos del Universitario, ha detto che la mancanza di presidi e la inutilizzabilità delle sale operatorie e delle attrezzature spesso costringe i medici a ricoverare i pazienti per lunghi periodi, portando a un’occupazione dei letti per tempi più lunghi. “Ci sono lunghi ritardi nella risoluzione dei casi perché mancano le sale operatorie”.

Promesse mancate

Più di tre mesi fa, il vice ministro delle Risorse e Tecnologia del Ministero della Salute, Aurelio Tosta, ha annunciato l’acquisizione di 270 mila tonnellate di medicinali e forniture per rimediare al deficit negli ospedali, ma le carenze continuano in centro come quelle degli ospedali pediatrico José Manuel De Los Ríos, Periférico de Coche, Los Magallanes de Catia e l’Universitario di Caracas.

Quando è stato fatto l’annuncio, le autorità governative hanno informato che servirebbe un investimento di oltre 336 milioni -552 mila dollari- per importare farmaci e rifornire i principali centri sanitari, soprattutto quelli di Caracas, che serve la maggior parte della popolazione del Paese.

 

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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