domenica, Settembre 26

Venezuela, i poteri si sfidano

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Sono trascorsi quasi due mesi dall’insediamento della nuova Assemblea Nazionale in Venezuela e i Deputati non sono ancora riusciti a concretare le proprie offerte della campagna elettorale. Nonostante la grave crisi che attraversa la nazione e che soffrono i suoi cittadini, il Governo si è rifiutato di riconoscere i suoi errori ed omissioni e ha impedito, avvalendosi di tutte le scuse possibili, l’azione dei nuovi rappresentanti del popolo nel Parlamento.

Anche se il Governo aveva assicurato (attraverso la firma di un accordo con il Consiglio Nazionale Elettorale e l’UNASUR-Unione delle nazioni sudamericane) che avrebbe rispettato i risultati delle elezioni del 6 dicembre, il 23 dicembre invece, ignorando la norma costituzionale e i termini previsti, ha nominato a nuovi magistrati della Corte Suprema di Giustizia per assicurarsi il controllo del sistema di giustizia ancora per vari anni. Inoltre alcuni di questi nuovi magistrati nominati avevano appena perso come candidati del partito di Governo nelle elezioni dei deputati

Questo gli ha permesso mettere in discussione l’investitura di quasi due dozzine di Deputati innanzi al tribunale elettorale, in mano ai nuovi ‘magistrati’. Se le impugnazioni -delle quali alcune già sono state accettate e sono in corso- si concludessero con decisioni contrarie alla volontà espressa dal popolo nelle urne elettorali, l’alleanza oppositrice Mesa de la Unidad Democratica (MUD) perderebbe la maggioranza parlamentare ottenuta nelle passate elezioni e si vedrebbe impossibilitata ad attuare i cambiamenti che con urgenza richiede l’economia del Paese per alleviare la terribile situazione che vivono i venezuelani.

Sembra chiaro che i funzionari non sono disposti ad assoggettarsi allo scrutinio che spetta all’Assemblea Nazionale sul resto dei poteri pubblici. Ad esempio, secondo i calcoli dell’analista finanziario della Banca Centrale del Venezuela, Orlando Zamora, negli ultimi 17 anni entrarono nel Paese come reddito petrolifero, quasi 900.000 milioni di dollari, e quasi altri 800.000 corrispondenti a tributi, dividendi di Pdvsa e utili del BCV. Ma come potranno giustificare che la popolazione vive una insufficienza di medicine e cibo mai vista in Venezuela negli ultimi 60 anni?

Come potranno spiegare che, secondo cifre dell’ONG Osservatorio Venezuelano sulla Violenza, il 2015 si è chiuso con quasi 28.000 assassinii in tutto il Paese, e che nel 1998 (anno dell’arrivo di Hugo Chavez al potere) la cifra è stata di 4.550 omicidi, secondo i dati forniti dalla polizia giudiziale dell’epoca? Come giustificheranno che Caracas, la capitale, è diventata la città più violenta del pianeta?

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