venerdì, Aprile 16

Venezuela, fine del dominio rosso nell'Assemblea Nazionale?

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Caracas – Più di tre lustri di dominio ‘chavista’ sembrano giunti al termine. È la sensazione di gran parte di chi per anni si è opposto al Governo, prima di Hugo Chavez e poi di Nicolás Maduro, attuale Presidente del Venezuela.

Il Potere Legislativo, dal 2005 sotto il dominio quasi assoluto del chavismo, sarà rinnovato domenica prossima, grazie alle elezioni che potrebbero sancire la sostituzione dell’egemonia ‘ufficialista’ con una nuova maggioranza da parte di quella che finora è stata l’opposizione.

Secondo gli ultimi sondaggi, l’opposizione, rappresentata dalla coalizione di Partiti e organizzazioni politiche Mesa de la Unidad Democratica (MUD), è in vantaggio sulle intenzioni di voto, rispetto all’attuale partito di Governo, di ben 30 punti percentuali, una situazione che non si era mai presentata nei 17 anni di Governo chavista. Durante le ultime elezioni presidenziali, Henrique Capriles Radonski, candidato della MUD, perse con un margine molto sottile (1,49%), a causa del fatto che la macchina dell’ufficialismo si mobilitò per ottenere i voti gli diedero la vittoria, ma solo dopo che i seggi elettorali avrebbero dovuto già essere chiusi. Di fatto l’opposizione non riuscì ad imporsi all’ufficialismo.

Durante le elezioni del 2010 per eleggere i rappresentanti al Parlamento, la MUD, nonostante ottenne un’importante quantità di voti (la differenza con il partito di governo fu di meno del 1%) vinse solo 54 poltrone delle 165 che si votavano in quell’occasione.

Ora la situzione sembra radicalmente diversa e l’Assemblea Nazionale che verrà eletta per il periodo 2016-2021 potrà rappresentare l’inizio dei cambiamenti che si aspetta gran parte della popolazione per uscire dalla crisi che coinvolge quasi tutti, specialmente dalla morte di Hugo Chávez Frías.

Flor 1

 

Elezioni in tempo di crisi

Gli analisti sono d’accordo sul fatto che i venezuelani aspettano il giorno delle elezioni in un clima di tensione e incertezza, alimentato dalla scarsità dei prodotti basici, dall’inflazione e dall’insicurezza personale. A ciò si somma l’accanimento contro la stampa indipendente e il monopolio dei mezzi di comunicazione in mano dello Stato, oltre alla palese sottomissione dei poteri pubblici nei confronti dell’Esecutivo. Il deterioramento sociale, economico e istituzionale ha generato un malcontento generalizzato in costante aumento, addirittura nella base chavista che fino ad oggi ha sostenuto incondizionatamente il governo.

Una nuova Assemblea Nazionale, dove una voce contraria può essere udita e presa in considerazione, potrebbe, a quanto pare, servire come valvola di sfogo e bombola d’ossigeno, nonostante, avvertono gli esperti, nell’immediato non si potrà evitare l’acutizzarsi della crisi economica. Ciononostante, si ipotizza che un cambio nel Parlamento permetterà una riorientazione dell’economia che, a medio termine, porterà un allevio della crisi per la maggior parte dei venezuelani.

Per questo motivo molti, soprattutto i cittadini comuni, vedono come necessario un cambiamento nell’organo istituzionale di rappresentazione popolare e di accordo sociale.

Le decisioni dell’Assemblea vengono prese grazie a due tipi di maggioranza: maggioranza semplice e maggioranza qualificata. Questa può essere di due tipi: una sorretta dai due terzi e l’altra dai tre quinti dei deputati.

La Costituzione Nazionale del Venezuela stabilisce che l’Assemblea Nazionale, l’organo del Potere Legislativo, tra le varie funzioni ha la facoltà di: elaborare e approvare le leggi della Repubblica; approvare il budget nazionale; controllare il Potere Esecutivo e gli organi di Governo; nominare i membri dei poteri Giudiziale, Cittadino ed Elettorale e rimuoverli dai loro incarichi; riformare la Costituzione; censurare e sostituire il Vice Presidente e i Ministri e proporre referendum.

Nel 2005, con l’arrivo del chavismo nell’Assemblea, quando l’opposizione si negò a partecipare alle elezioni per eleggere i Deputati in quanto considerò insufficienti le garanzie, le funzioni del Legislativo andarono diluendosi, al punto che negli ultimi dieci anni cedette all’Esecutivo la facoltà di legislare in cinque occasioni. Dal primo mandato di Hugo Chavez, nel 1999, il Presidente della Repubblica (Chavez prima e Maduro poi) è stato abilitato per un totale di più di sei anni.

Attraverso le leggi abilitanti (strumento giuridico che da facoltà al Presidente della Repubblica di stabilire dei decreti-legge in caso di necessità o emergenza), l’Esecutivo ha sanzionato le norme che, nel loro insieme, sono andate configurando ciò che il Governo ha chiamato lo Stato Comunale e il Potere Popolare, i quali non sono stabiliti né regolati nella Costituzione Nazionale.

Questa è precisamente una della ragioni principali per le quali stavolta le forze oppositrici si sono affannate nell’evitare errori e hanno consolidato un’unione che permetta di portare i propri candidati al Palazzo Federale Legislativo. Così come viene evidenziato nelle attuazioni politiche dell’ufficialismo non è stato un compito facile, dato che il Governo ha mobilitato le risorse dello Stato per favorire le proprie candidature, e si è avvalso anche dell’organismo incaricato delle elezioni in Venezuela, il Consiglio Nazionale Elettorale (assicurandosi che quattro dei suoi cinque presìdi siano collegati al Partito Socialista Unito del Venezuela al governo), e del potere giuridico per ostacolare le aspirazioni dei candidati non collegati al settore ufficiale. Ciò senza contare la situazione di stato di allerta che coinvolge tre Stati confinanti con la Colombia.

Inoltre, l’opposizione ha dovuto affrontare la campagna in un clima di violenza crescente: assalti ai cortei, cariche e spari sono culminati con la morte di un dirigente politico durante un meeting. Inoltre, a causa del controllo che l’Esecutivo esercita sui mezzi di comunicazione, non c’è stato equilibrio e i candidati della MUD non han potuto far arrivare al pubblico le proprie proposte con la facilità con la quale han potuto fare i candidati ufficialisti.

La negazione del CNE che ha proibito la presenza di osservatori qualificati dell’Organizzazione degli Stati Americani e dell’Unione Europea si è sommata ai fattori che i partiti riuniti nella MUD e le organizzazioni non governative dei diritti umani, compreso il segretario generale dell’Organizzazione degli Stati Americani, Luis Almagro, in una lettera presentate alla presidentessa del CNE hanno denunciato come inquietanti.

Nel periodo legislativo che si conclude con le elezioni di domenica, la presenza dell’opposizione nel Palazzo Federale Legislativo non è riuscita a frenare la visione statista e militarista che il Presidente Chavez ha lasciato in eredità. In questo modo, ricorrendo ancora a colpi e mezzi giuridici, l’ufficialismo ha impedito l’espressione plurale in Parlamento.

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