sabato, ottobre 20

Venezuela: e se anche le Forze Armate voltassero le spalle a Maduro?

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Ieri Nicolas Maduro aveva invocato le armi lanciando un avvertimento all’opposizione del Venezuela in vista delle prossime elezioni per l’Assemblea costituente, chiamata a scrivere la nuova Costituzione del Paese: ciò che il chavismo non può ottenere con i voti, lo otterrà con le armi.

Poche ore fa un agente della Polizia scientifica ha rubato un elicottero che ha sorvolato e aperto il fuoco contro la sede del Ministero degli Interni (assestando 15 colpi) e contro la sede della Corte Suprema (lanciando 4 granate). L’elicottero esibiva su uno dei lati una bandiera con lo slogan ‘Libertà 350’, in allusione a un articolo della Costituzione venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche.

Perso il consenso del popolo Maduro è riuscito fino ad ora a mantenere il potere in quanto dalla sua aveva l’Esercito e la Polizia – che in questi mesi sono stati schierati a respingere l’opposizione che ha continuato a scendere in piazza pur mettendo a rischio la vita.  I fatti di ieri pongono un interrogativo sulla tenuta – o almeno sulla tenuta fino a quando – del sistema della Forze di Armate. Se anche l’Esercito e la Polizia voltasse le spalle al Presidente, la fine del chavismo di Maduro sarebbe garantita e probabilmente immediata e senza spargimento di ulteriore sangue.

«Se il Venezuela fosse travolto dal caos e dalla violenza e la rivoluzione bolivariana venisse distrutta, libereremo la nostra patria con le armi», aveva detto ieri in un comizio Maduro, dopo tre mesi di proteste antigovernative che hanno visto la morte di 76 persone, molte delle quali manifestanti. L’opposizione sembra non volersi fa intimidire e ha convocato nuove proteste, sollecitando gli elettori a impedire che le elezioni siano segnate da brogli il prossimo 30 luglio. Henrique Capriles, capo dell’opposizione, le ha definito questa dichiarazione del Presidente «una dichiarazione di guerra ai venezuelani».

Maduro ha detto che il responsabile dell’attacco è un agente della Brigata delle azioni speciali della Polizia scientifica, Oscar Perez, che risulta, a dire del Presidente, collegato con Miguel Rodriguez Torres, ex Ministro degli Interni e della Giustizia di Hugo Chavez, «che è in contatto con la Cia». Perez aveva pubblicato un manifesto su Instagram nel quale chiedeva le dimissioni del Presidente Nicolas Maduro e chiamava il popolo venezuelano a unirsi con le forze armate contro il Governo. Il Ministro venezuelano delle Comunicazioni, Ernesto Villegas, ha detto che l’aereo è stato rubato dalla base aerea militare di La Carlota, a Caracas.

Secondo Villegas, questi attacchi fanno parte di una «escalation golpista contro la Costituzione e le sue istituzioni» e ha detto che Perez è sotto inchiesta per i suoi «legami con la Central Intelligence Agency» e l’Ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela. Per il Governo venezuelano, questi sono attacchi terroristici si inseriscono nell’offensiva insurrezionale portata avanti dall’estrema destra venezuelana con il sostegno dei governi e delle potenze straniere, e Villegas ha invitato l’opposizione a condannare questi fatti.

Il malessere all’interno dell’Esercito è cresciuto nelle ultime settimane ed è ben conosciuto quanto ignorato da Maduro e dal suo Governo. Pochi giorni fa si erano registrate le dimissioni del generale Alexis Ramirez Lopez, uno dei vertici dell’Esercito, ex comandante generale delle forze armate sotto lo stesso Maduro, aveva deciso di lasciare il segretariato del Consiglio della Difesa della Nazione e del Consiglio di Stato.

L’ordine impartito da Maduro è che le ‘crepe’ all’interno delle Forze Armate non si allarghino, a qualsiasi prezzo. Quattordici ufficiali, tra cui colonnelli e capitani, erano stati arrestati nel mese di aprile, dopo l’ inizio del l’ondata di proteste, accusati di tradimento e ribellione.

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