venerdì, Ottobre 22

Venezuela: è iniziato il tramonto del chavismo

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In Venezuela è iniziato il tramonto del chavismo. Il Paese ieri ha votato per eleggere i 167 deputati dell’Assemblea Nazionale, il Parlamento unicamerale di Caracas; il 74,25% degli aventi diritto si è recato alle urne -affluenza massiccia che ha consigliato il rinvio di 1 ora della chiusura dei seggi- e la Commissione elettorale,  il Consejo Nacional Electoral (CNE), nella persona del suo Presidente, Tibisay Lucena, ha annunciato i risultati.
Il Partido Socialista Unido de Venezuela (PSUV) del Presidente Nicolas Maduro, erede di Hugo Rafael Chávez, ha portato a casa 46 deputati, contro i 99 di Unità Roundtable (MUD)  -il conteggio dei voti non è terminato e l’opposizione paventa raggiungere quota 113 deputati.

L’opposizione venezuelana ha vinto le elezioni sconfiggendo i socialisti per la prima volta in 16 anni, lanciando la sfida al Presidente del Venezuela Maduro, responsabile di mantenere il Paese ben saldo al chavismo.

Il Presidente  ha riconosciuto la sconfitta, la peggiore per il chavismo da quando il movimento fondato da Chavez ha preso il potere nella Nazione sudamericana nel 1999. «Siamo qui, con la morale e l’etica, per riconoscere questi risultati negativi», ha detto Maduro in un discorso alla Nazione, parlando, però, di una «guerra economica» contro di lui che ha condotto ai risultati di oggi «la guerra economica ha trionfato oggi», e minimizzando gli esiti di questa vittoria dell’opposizione.

Che la rivoluzione fosse finita lo si era capito da mesi. Dalla morte di Hugo Chávez, il Venezuela si era avviato verso il disastro economico, politico e sociale. Il ‘caudillo’ Chávez era riuscito a tenere le redini malgrado il Paese si stesse sgretolando sotto i colpi del chavismo, Meduro non ha avuto lo stesso carisma. Ecco l’analisi della crisi che ha condotto ai risultati elettorali di oggi.

La fine del chavismo è ora in mano al MUD, una coalizione che ha assunto consistenza nel 2009, e che ha al suo interno formazioni politiche che vanno dalla sinistra moderata all’estrema destra, con tensioni tra moderati e radicali che sono il vero punto debole del cartello.
L’ala radicale del Mud è guidata da Leopoldo Lopez, condannato a settembre a 14 anni di carcere per incitazione alla violenza. Gli altri due leader radicali sono il Sindaco (destituito) di Caracas, Antonio Ledezma (in carcere per aver complottato contro il Presidente) e l’ex deputato Maria Corina Machado, la cui candidatura è stata bloccata dal consiglio elettorale. L’ala moderata è guidata da Henrique Capriles, Governatore dello Stato di Miranda, due volte candidato presidenziale già sconfitto di stretta misura da Maduro nel 2013.

Grande gioia ora nel MUD, che dopo anni di sconfitte, ha festeggiato la vittoria arrivata, soprattutto, causa la recessione economica del Venezuela. «I risultati sono come speravamo. Il Venezuela ha vinto. E ‘irreversibile», ha twittato Capriles.

Se l’opposizione raggiungesse i 113 deputati avrebbe la maggioranza dei due terzi necessaria per portare avanti riforme radicali.
L’opposizione ha capitalizzato lo scontento dei 29 milioni di venezuelani che attribuiscono la crisi economica all’ondata di nazionalizzazioni, ai controlli valutari rigidi, all’ostilità verso il settore privato che ha aggravato la crisi causata soprattutto dal crollo del prezzo del petrolio -dal quale il Paese dipende per il 96 per cento delle sue esportazione. Si tratta di vedere in quali politiche avrà la capacità di tradurre la fiducia conquistata.

 

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