sabato, Ottobre 23

Venezuela, è ancora emergenza omicidi field_506ffb1d3dbe2

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Le uccisioni, la sera del 6 gennaio scorso, della modella e attrice Monica Spear e del suo ex marito, Thomas Henry Berry, hanno scosso profondamente gli animi in Venezuela, riportando in auge il tema dell’insicurezza dovuta alla criminalità dilagante. Sono infatti migliaia le vittime di omicidio nel Paese sudamericano, che rimane uno dei più pericolosi della regione, secondo solo all’Honduras, la nazione con il più alto tasso di uccisioni al mondo.

Le statistiche recentemente presentate dal Governo di Nicolas Maduro indicavano come il tasso di omicidi fosse sceso drasticamente nel 2013. Secondo il Governo, con 39 morti violente ogni 100.000 abitanti, il numero di uccisioni si sarebbe ridotto del 30% nell’ultimo anno.

Queste cifre si scontrano però con quelle elaborate da diverse ONG, che dipingono un quadro ben più fosco. Secondo l’Osservatorio Venezuelano della Violenza (OVV) il tasso di omicidi è di 79 su 100.000 abitanti, quasi il doppio di quello ufficiale. Se questi numeri fossero esatti, la violenza sarebbe in aumento, e non in diminuzione, dato che l’anno precedente il calcolo si fermava a 73 morti su 100.000 abitanti.

Ma i tentativi dell’amministrazione Maduro per presentare una situazione più rassicurante sono comunque naufragati di fronte allo sdegno collettivo per la morte della Spear, una celebrità amata da molti venezuelani. L’opinione pubblica ora invoca a gran voce un giro di vite per contrastare l’insicurezza per le strade.

Ma quali sono le cause dell’incapacità delle amministrazioni venezuelane di affrontare con successo il problema?

Una delle cause della criminalità dilagante è sempre stata indicata nella struttura inefficiente delle forze di polizia. Già nel 2009, l’ex Presidente Hugo Chavez aveva riformato, con un ambizioso piano quinquennale, la loro organizzazione, con l’intento di diminuirne il carattere militaresco, carattere che aveva portato a numerose violazioni dei diritti umani, senza peraltro incidere in maniera efficace sui tassi di criminalità.

Il tentativo è però parzialmente fallito, tanto che in questi primi mesi di amministrazione, Maduro ha subito nuovamente le pressioni dell’esercito, che hanno portato all’aumento di nomine di militari ritirati o ancora in attività all’interno dell’amministrazione pubblica.

Per delineare con maggiore chiarezza questi argomenti, abbiamo chiesto un parere a David Smilde, senior fellow presso il Washington Office on Latin America, Professore di Sociologia all’Università della Georgia ed esperto di Venezuela.

Professor Smilde, gli sforzi compiuti da Chavez e poi da Maduro per trasformare le forze di polizia da un tipo di organizzazione militare a uno civile sembrano non aver funzionato. E non solo durante i Governi chavisti, dato che la militarizzazione ha caratterizzato buona parte della storia del Paese. Quali sono le ragioni di questo fallimento storico?

In effetti non si può ancora dire che non abbiano funzionato. La riforma delle forze di polizia è iniziata nel 2009 e ha portato alla creazione di leggi, regolamenti, istituzioni e discorsi che, nel loro insieme, rafforzano un modello di politiche civili. Quello che Maduro ha fatto è stato rimpiazzare tutti i civili che dirigevano le istituzioni di pubblica sicurezza –come il Ministero di Giustizia e Affari Interni, il capo della polizia nazionale, il rettore dell’UNES (Universidad Experimental Nacional), il direttore della Mision a Toda Vida– con ufficiali militari ritirati o ancora in attività. È probabile che costoro reinterpretino, riformulino e rivedano l’attuale esecuzione di tutte queste leggi, regolamenti e istituzioni in modo tale da ritornare al tradizionale approccio militarizzato verso la pubblica sicurezza.

Le ragioni del fallimento della riforma della pubblica sicurezza (anche se penso che “fallimento” sia una parola troppo forte dato che c’è stato un effettivo cambiamento sul piano istituzionale e del linguaggio) sono molteplici. Le più importanti sono che, fin dall’inizio, la maggior parte delle forze armate si sono opposte alla riforma poiché essa rappresenta una minaccia alla loro autorità, alle loro finanze, alla loro routine e alle basi del loro potere. In aggiunta, le politiche militari da “mano dura” hanno una grande risonanza nella cultura venezuelana. Il cittadino comune tende a pensare che il modo migliore per combattere il crimine sia attraverso la forza bruta e il riempimento delle prigioni. Un corpo di polizia con un addestramento che comprende i diritti umani e che cerca di sviluppare un senso di solidarietà comunitaria è duro da vendere.

E naturalmente ci sono un paio di problemi generali quando si tratta di riforme di questo tipo. Ci vuole molto tempo per implementarle nel modo giusto e perché abbiano un effetto positivo, si parla di una decina d’anni. Ma dal momento che le persone stanno soffrendo proprio ora quest’ondata di criminalità, la loro pazienza verso riforme di lungo periodo è scarsa.

Come può influire l’omicidio di Monica Spear e di suo marito sul modo in cui il Governo, e il popolo venezuelano, guardano al tema della sicurezza? L’establishment sarà spinto ad affrontare il tema con più risoluzione?

L’omicidio di Monica Spear è stata un po’ quello che l’undici settembre ha rappresentato per gli Stati Uniti. Ha permesso alle persone al potere di portare avanti più velocemente ciò che già volevano fare. L’undici settembre ha permesso all’amministrazione Bush di restringere i diritti civili attraverso il Patriot Act. L’uccisione di Monica Spear ha permesso all’amministrazione Maduro di proseguire con le sostituzioni di ruoli chiave dell’apparato di pubblica sicurezza, portandolo sotto il controllo militare. Ciò non rappresenta un discostamento dalle precedenti politiche del Governo Maduro. Già a giugno 2013 aveva portato avanti il il Plan Patria Segura.

Il numero di ex membri delle forze armate all’interno della pubblica amministrazione sta aumentando. È la prova che l’esercito sta aumentando la sua stretta sul Governo e sulla società civile o si tratta di una scelta politica deliberata da parte dell’establishment?

In pratica Chavez aveva tre fonti di appoggio. Innanzitutto il grande carisma che gli garantiva il sostegno del popolo. In secondo luogo, aveva i movimenti sociali di sinistra che lo vedevano come l’uomo che li avrebbe portati al socialismo. Il terzo erano le forze armate. Maduro non gode dello stesso sostegno popolare di Chavez, né la piena fiducia dei movimenti sociali di sinistra. Sembra avere perciò identificato le forze armate come il principale garante della sua permanenza al potere. Non è tanto una questione di minacce da parte loro o concessioni da parte di Maduro, ma del fatto che Maduro veda in loro un’opportunità. I militari sono gli unici all’interno del settore pubblico ad aver ricevuto aumenti al di sopra il tasso di inflazione. E Maduro ha concesso loro uno spazio crescente all’interno del Governo, tra cui un ruolo, assai ambito, nell’ambito della sicurezza pubblica.

Secondo lei, qual è la strada migliore che il Venezuela dovrà percorrere per porre finalmente un freno alla piaga della criminalità?

Per porre fine all’ondata di criminalità il Venezuela ha bisogno di portare avanti ed estendere la riforma delle forze di sicurezza, ed eliminare completamente le forze armate dalle sue funzioni di ordine pubblico, come del resto prescrive la Costituzione. In ogni caso, è altrettanto importante che si attui una riforma del sistema giudiziario, penale e correzionale. Finchè non avrà a disposizione un sistema giudiziario e carcerario adeguato, sarà difficile per qualunque poliziotto, civile o militare che sia, svolgere efficacemente le proprie funzioni.

 

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