domenica, Agosto 1

Venezuela, continuano le proteste field_506ffb1d3dbe2

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proteste piazza Venezuela

Si lotta ancora per le strade in Venezuela, con barricate e scontri nelle maggiori città del Paese. Le manifestazioni iniziate il 12 febbraio scorso, che hanno già fatto otto morti (la maggior parte dei quali tra le fila degli studenti che si oppongono alle politiche del Governo di Nicolas Maduro) continuano a infuriare, in una sorta di stallo che non trova risposta a livello istituzionale, con entrambe le fazioni ferme sulle proprie posizioni.

A Táchira, uno Stato nella region andina, è stato dichiarato lo stato di allerta militare, mentre a Caracas il Generale Angel Vivas, un militare antichavista, ha esortato i residenti del ricco quartiere residenziale dove abita, Prados del Este, a resistere contro ‘l’invasione del dannato Stato di Cuba’. Il Generale, dopo che le barricate avevano causato la morte di un motociclista, era stato dichiarato ricercato dalla polizia, ma i manifestanti si sono presto assiepati intorno alla sua abitazione, mentre Vivas, dalla finestra, li arringava brandendo un fucile d’assalto. Una delle tante scene che illustrano in modo impietoso il clima di paranoia politica che pervade il Paese.

Nonostante i protagonisti delle manifestazioni e delle rivolte fossero gli studenti, i morti e le violenze perpetrate da polizia, esercito e gruppi paramilitari vicini al chavismo, uniti all’arresto del principale esponente dell’opposione radicale, Leopoldo Lopez, hanno presto allargato e rafforzato il numero degli oppositori, coinvolgendo anche fasce di popolazione più moderate.

Nel frattempo, i sostenitori del Governo hanno organizzato proprie marce e manifestazioni, mettendo in luce la notevole divisione politica che ancora pervade il Venezuela. Ma questa non è solo una rivolta di ricchi contro poveri, dato che anche nei barrios più umili i residenti hanno sbattuto pentole e padelle affacciati alle finestre, in segno di protesta. La difficile situazione economica e l’insicurezza dovuta all’aumento della criminalità cominciano dunque a causare malumore a prescindere dal ceto e dalla posizione sociale, anche è ancora presto per parlare di malcontento tra i supporters del Governo, che sono fortemente legati all’attuale establishment attraverso i traferimenti di denaro e risorse attuati a favore della popolazione dal socialismo.

Il destino di Lopez sembra essere una delle possibili variabili da cui dipenderà la durata, e l’esito finale, di questo movimento di protesta. Lopez è la nuova faccia dell’opposizione, una più radicale, ma non per questo necessariamente violenta. Prima di essere stato arrestato con le accuse di terrorismo e omicidio, il dirigente di Volontà Popolare (VP) uno dei partiti antichavisti meno moderati, aveva ricordato ai suoi sostenitori di rispettare la natura pacifica delle sollevazioni. Ora Lopez sconterà 45 giorni di prigione in un carcere militare, mentre si avvierà il processo. All’ex sindaco di Chacao sono state rimosse le accuse più gravi, ma rimangono i reati di danni pubblici, istigazione e associazione a delinquere. Quest’ultimo potrebbe costargli fino a dieci anni di prigione. La presenza di un leader oppositore in carcere configura un quadro che somiglia, per quest’aspetto, a quello ucraino.

Nel frattempo Henrique Capriles, il candidato di punta per la Tavola dell’Unità Democratica (MUD), la coalizione che ha conteso al PSUV (Partito Socialista Unito del Venezuela) il governo del Paese negli ultimi anni, sembra parzialmente emarginato all’interno dell’opposizione, proprio in vista della svolta più radicale intrapresa da Volontà Popolare. Capriles, già due volte candidato alla Presidenza nelle elezioni del 2012 e del 2013, perse entrambe in favore del chavismo, ha probabilmente pagato l’atteggiamento conciliante adottato negli ultimi mesi, suggellato a livello simbolico dalla stretta di mano a Maduro l’8 gennaio scorso in occasione di un incontro tra le due fazioni per discutere misure atte a porre un freno alla criminalità dilagante.

Ora che si è arrivati a uno stallo, e che le componenti più moderate di entrambi gli schieramenti, stanche di un confronto che appare fine a sé stesso, sembrano prendere nuovamente il controllo della situazione, Capriles potrebbe tornare alla ribalta. Nei prossimi giorni Maduro e Capriles dovrebbero incontrarsi per discutere della situazione, nel tentativo di calmare le acque e normalizzare un clima che scontenta entrambi. Una prospettiva che potrebbe far riprendere ad entrambi il controllo dei rispettivi schieramenti di fronte alla deriva estremista.

La dura condotta assunta dal Governo è dovuta al gran numero di militari che occupano posti nell’amministrazione, un problema che durante gli anni di Hugo Chavez non assumeva proporzioni tali da parlare di militarizzazione, nonostante  l’influenza delle Forze Armate nell’esecutivo (chavez stesso era un militare) fosse già notevole. Gli errori commessi da Maduro nella gestione delle manifestazioni scaturiscono proprio dalla volontà dei militari di usare la forza per reprimere queste forme di dissenso.

È anche vero che il fatto di avere di fronte un interlocutore più radicale può anche essere vista come un’opportunità dallo stesso Governo. Come ha sottolineato Davis Smilde sul suo blog ospitato dal Washington Office for Latin America (WOLA) ‘il Governo Maduro ha difficoltà con la gestione giornaliera della governance, ma se la cava molto meglio in un confronto diretto’. Insomma, il terreno dello scontro potrebbe anche piacere a un Governo come quello venezuelano, più a suo agio nel gridare al complotto ideologico che nel costruire politiche efficaci per fronteggiare i problemi del Paese. L’atteggiamento ambivalente dell’esecutivo potrebbe spiegarsi proprio sulla base delle divisioni all’interno della compagine chavista tra moderati e radicali. Maduro ha infatti cercato di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, facendo arrestare uno dei poliziotti responsabili delle violenze dei giorni scorsi, rilasciando quasi tutti gli studenti arrestati, ma mantenendo la retorica del complotto interno e del golpe di Stato con la connivenza di colombiani e statunitensi.

Nel frattempo l’uscita di video che mostrano agenti del SEBIN (i servizi segreti venezuelani) sparare sui manifestanti potrebbero mettere molto in difficoltà il Governo, che nonostante abbia rimosso i capi dell’Agenzia, non ha ancora risposto in modo netto alle accuse con un’inchiesta che porti alla luce i colpevoli. Forse perché il responsabile potrebbe essere il Ministro dell’Interno Miguel Rodriguez Torres, che fino a un mese fa era a capo del SEBIN, e ancora oggi pare lo controlli.

Da non dimenticare, infine, è l’impatto che la situazione economica potrebbe avere in futuro. Nel caso -più che probabile vista la condotta poco incisiva del Governo su questi temi- si dovesse aggravare il quadro di altissima inflazione, ammanchi di beni comuni, difficoltà a far fronte alle distorsioni del sistema valutario che piegano l’economia venezuelana, il rischio che basse performance economiche e malcontento possano influenzarsi a vicenda, non è da escludere.

L’attuale stato in cui versa il Paese è comunque una conseguenza del clima di insofferenza generata non solo dalla crisi economica e dalla criminalità. La radicalizzazione dell’opposizione può essere vista come l’ultimo disperato tentativo di riprendersi il Paese, di fronte alla constatazione che i margini per esprimere il dissenso sono sempre più ridotti.

 

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