venerdì, Maggio 7

Venezuela: black out perchè l'energia non vale

0
1 2


Dal canto suo, il Governo ha imputato l’attuale carenza di energia elettrica a cause di forza maggiore come gli impatti del cambiamento climatico, l’aumento della qualità di vita, e quindi del consumo, della popolazione, e al maggior accesso all’elettricità registrto a partire dal primo Governo Chávez, ed ai ripetuti atti di sabotaggio compiuti ai danni del sistema elettrico. Solo nell’ultimo anno sono stati rilevati 74 atti di vandalismo contro impianti elettrici dal Ministro Luis Motta. Il Venezuela è estremamente vulnerabile alla siccità che si è abbattuta sul Paese tropicale da due anni, poiché la principale fonte di energia è tuttora l’idroelettrica, che copre il 70% del fabbisogno nazionale.

Vi è da considerare anche il fatto che il Venezuela non è l’unico Paese dell’America Latina che ha patito e sta patendo una crisi elettrica. Anche la vicina Colombia, secondo la Corte dei conti, sarebbe a un passo dal vedersi costretta ad adottare misure di razionamento dell’uso dell’elettricità, causa gli impatti del fenomeno El Niño. Molte voci si sono levate per accusare il Governo conservatore di Juan Manuel Santos di errori nella pianificazione e la Banca Interamericana di Sviluppo ha invitato la Colombia a rimboccarsi le maniche nella costruzione di nuove infrastrutture energetiche per rispondere alla crescente domanda.
Nel 2001 è toccato al Brasile di dover disporre limitazioni nella fornitura di elettricità a causa di un black out e, a seguito dell’aumento delle tariffe imposte nel 2014, il Paese si è caratterizzato per avere uno dei prezzi più alti al mondo per i consumatori industriali. Inoltre, quest’anno anche l’Argentina ha sofferto una crisi elettrica che ha implicato, durante i mesi caldi dell’anno, la riduzione di un 5% della fornitura di energia che è stata preceduta da un aumento delle tariffe fino al 500%.

Per rispondere alla crisi elettrica cominciata nel 2009, a partire dal 2010 il Governo venezuelano chavista ha investito nello sviluppo delle infrastrutture del gas naturale.

Sono stati costruiti circa 2 mila kilometri di gasdotti dal primo Governo socialista di Chávez fino ad oggi, e negli ultimi 4 anni abbiamo installato circa 200 km di gasdotti all’anno, una cifra notevole per l’America latina”, afferma Antón Castillo, il Presidente di Pdvsa Gas, la filiale della compagnia energetica statale. “Il nostro obiettivo è stato trasportare il gas dai siti di produzione alle centrali termoelettriche, per sostituire il gasolio usato come combustibile con il gas naturale, un’energia meno inquinante e presente in abbondanza in Venezuela, ottavo al mondo per le sue riverve. Da un lato, abbiamo scelto di vendere sul mercato internazionale il petrolio e i prodotti raffinati, che rappresentano un grosso introito per lo Stato e che venivano usati in precedenza nel settore elettrico. Dall’altro, abbiamo ottimizzato l’uso del gas per alimentare, in primo luogo, le centrali termoelettriche e, in secondo luogo, le industrie petrolchimiche e siderurgiche. L’anno scorso sono passate da 12 a 30 le centrali a gas e sono stati sostituiti 60 mila barili di petrolio al giorno”, spiega il responsabile dell’estrazione, trattamento e trasporto del gas, ma non delle centrali termoelettriche, di competenza di Corpoelec.

Oltre alla messa in servizio di gasdotti, Pdvsa Gas ha iniziato, due anni fa, progetti miranti a ridurre drasticamente il gas flaring e il gas venting attraverso la costruzione di impianti di trattamento e compressione e di reti di raccolta”, sostiene Castillo. “I Governi precedenti a Chávez avevano investito unicamente nello sfruttamento del petrolio, materia prima facilmente collocabile sul mercato internazionale mentre il gas non era stato valorizzato. Negli ultimi 10 anni Pdvsa ha voluto rivoluzionare il Paese, abbandonando il modello mono-esportatore di greggio e puntando, invece,  sull’industrializzazione del gas naturale con l’obiettivo di soddisfare l’intero fabbisogno energetico del Paese, attraverso l’utilizzo del gas per la produzione di energia elettrica, sia come combustibile per gli autoveicoli, che nel settore industriale, commerciale e residenziale”, conclude.

Misura necessaria su cui, da più di un anno, convergono voci provenienti sia dall’opposizione che dal chavismo è l’aumento delle tariffe del servizio elettrico, fra le più basse al mondo, e la più bassa in America latina. Attualmente il prezzo del kilowatt ora (kWh) è di 3,2 centesimi di dollari, 216% meno di quello che pagano i colombiani e dieci volte di meno di quello che pagano gli italiani, e questo sussidio pubblico dell’energia elettrica implica un costo di circa 7 miliardi di dollari all’anno per il Paese.

Dal canto loro, diversi economisti ed esponenti dei partiti di opposizione puntano il dito sulle perdite di elettricità dovute ai furti permanenti che si registrano principalmente nei quartieri popolari, in cui i consumatori illegali si riforniscono con un allacciamento fai da te a monte del contatore. In un momento di crisi economica, l’impresa statale Corpoelec non ha voluto inimicarsi le classi meno abbienti applicando delle sanzioni sicuramente impopolari.
Ormai sembra non più postergabile la decisione di un aumento delle tariffe dell’elettricità ed, infatti, lo stesso Maduro ha proposto di aprire un dibattito nazionale sulle politiche di risparmio energetico. Secondo l’economista del CIM (Centro internacional Miranda), Víctor Álvarez: «finché il costo dei servizi pubblici non rappresenterà quasi nulla in un budget familiare, lo spreco continuerà. Il sussidio esagerato si converte in uno stimolo perverso allo spreco. Quando il prezzo di un bene o servizio corrisponde al suo costo, la domanda tende ad auto-regolarsi perché la società gli attribuisce il giusto valore».

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->