martedì, Novembre 30

Venezuela: black out perchè l'energia non vale

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CaracasYusbelli Figueroa esce correndo di casa nella città di Maracaibo alle 6 del mattino per portare a scuola i suoi due bambini e lascia due condizionatori in funzionamento in due camere con le rispettive finestre aperte e la luce accesa in due stanze della casa. Questo tipo di abitudini sono molto comuni tra le classi sia abbienti che umili venezuelane.

A tre mesi dalla prima riduzione da 5 a 4 giorni lavorativi nelle istituzioni pubbliche, ancora oggi le amministrazioni lavorano solo 2 giorni su cinque e la fornitura elettrica al settore residenziale è sospesa per tre ore al giorno. Quest’ultima misura non si applica nella capitale, né nella zona costiera vicina a Caracas, né nell’isola turistica di Margarita. Il decreto di emergenza elettrica, ha imposto il black out unicamente per fasce orarie diurne, comprese tra le 7 del mattino e le 8 di sera.

Per affrontare la crisi elettrica, oltre alle misure sopraindicate, il Governo di Nicolás Maduro ha spronato la riduzione del consumo energetico domestico che corrisponde a più del 60% del totale a livello nazionale portando avanti campagne di sensibilizzazione sul risparmio energetico e ha ridotto la fornitura elettrica a centri commerciali e hotel, enti a cui è stata imposta l’autogenerazione.

Ma perché ancora oggi il Venezuela sta soffrendo la mancanza di elettricità quando la prima crisi era sopravvenuta nel 2009? Secondo il Gruppo Ricardo Zuloaga, formato da analisti ed esperti nel campo dell’elettricità, la crisi è dovuta ad un’erronea pianificazione governativa, visto che la generazione, trasmissione, distribuzione e vendita è di competenza esclusiva dello Stato, a partire dalla nazionalizzazione del settore promossa da Hugo Chávez nel 2007.
«Il fenomeno climatico El Niño, a cui il Governo attribuisce la responsabilità delle attuali carenze», si legge nel documento degli assessori della coalizione di opposizione Mud (Mesa de la Unidad democrática – Alleanza dell’Unità democratica), «si riesce cogliere con sufficiente anticipazione per prevedere l’applicazione di misure preventive quali l’aumento della generazione termoelettrica e la diminuzione della produzione idroelettrica».

Inoltre, secondo due tra gli autori del documento, Víctor Poleo, exviceministro dell’Energia tra il 1999 e il 2001 durante il primo Governo Chávez, e José Aguilar, l’attuale carenza di elettricità è dovuta alla commisstione di molteplici reati di concussione e corruzione da parte delle autorità. «A seguito del decreto del 2010, che prevedeva le misure per affrontare la crisi elettrica», afferma Poleo, «Corpoelec, l’impresa pubblica responsabile del settore elettrico, ha acquistato 12 centrali termoelettriche con un sovrapprezzo di 3.200 milioni di dollari»; mentre secondo Aguilar: «nel 2010 sono stati investiti 40 miliardi di dollari per aumentare la generazione elettrica ed oggi non vi è un riscontro di questo investimento». Entrambi concludono che «il Parlamento» in mano all’opposizione «deve richiedere un resoconto urgente al Ministro dell’Energia elettrica Luis Motta Dominguez affinché si possano imputare le responsabilità dell’attuale collasso del sistema elettrico che sicuramente ricadranno sul Governo». Queste denunce sono state fatte, fino ad adesso, senza allegare nessun tipo di prova. L’opposizione ha convocato varie manifestazioni in diverse città del Paese per protestare contro i black out, a cui hanno aderito qualche centinaio di persone.

Il deputato della coalizione Mud e Presidente della Commissione parlamentaria che indaga sulla crisi elettrica, Jorge Millán, ha affermato che “il Governo non ha presentato un piano per risolvere l’attuale crisi poiché ha semplicemente ridotto l’orario lavorativo delle istituzioni pubbliche restringendo ancora di più la possibilità di superare l’attuale crisi economica e politica” e ha aggiunto che nello specifico “sta indagando sull’enorme ritardo nella costruzione della centrale idroelettrica Tocoma nel sud del Paese”.

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