sabato, Settembre 25

Venezuela al vaglio del Mercosur field_506ffbaa4a8d4

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Dopo la discussione in seno all’Osa, una nuova sfida attende il Venezuela sul piano internazionale. Questa volta oggetto della diatriba non è tanto una questione ideologica bensì la più concreta nomina dello stesso paese alla presidenza temporale del Mercosur. La carta costitutiva del partenariato commerciale latinoamericano infatti prevede che la sua presidenza spetti a rotazione ad ogni suo membro seguendo un criterio alfabetico. Presidente uscente il mandatario uruguayano Tabaré Vázquez che in data 12 luglio avrebbe già dovuto cedere il passo per la gestione dei futuri sei mesi, al suo corrispettivo venezuelano Nicola Maduro. Tuttavia le vicissitudini venezuelane dell’ultimo anno, hanno spinto i paesi cofondatori a tergiversare nel dare seguito a quanto previsto dall’atto costitutivo del Mercosur. Ogni membro ha dimostrato le proprie perplessità sull’avanzamento venezuelano alla presidenza partendo dalla medesima matrice ovvero tutti servano dubbi sul rispetto dei diritti umani all’interno del paese, sulla corrispondenza con i parametri democratici insiti nell’acquisizione dello status di membro dell’organo ed infine più concretamente, si contesta a Caracas l’incompiutezza dei parametri economici necessari a far parte dell’organismo regionale. Tutte argomentazioni puntualmente contestate dal governo venezuelano che ad oltranza fa leva sull’atto costitutivo del Mercosur che legittima la successione alfabetica alla presidenza temporale (ricordiamo sei mesi) dello stesso. Ovviamente, andando nel particolare, nell’unanimità possiamo ben vedere le connotazioni particolari di ogni singolo paese membro ovvero di Uruguay, Argentina, Brasile e Paraguay. Quest’ultimo paese è proprio quello che in modo più esplicito si oppone all’avanzata venezuelana e l’attuale presidente Horacio Cartes non usa mezzi termini nell’affermare che ‘il mondo è testimone degli abusi subiti dal popolo del Venezuela. Quando i diritti umani e le libertà fondamentali non vengono rispettate, come avviene in questo momento in Venezuela, non possiamo rimanere in silenzio. Questo è il momento in cui dobbiamo far arrivare la nostra totale solidarietà al popolo venezuelano affinché possa godere del rispetto irrinunciabile della propria libertà civile in un contesto di pieno rispetto della sua Costituzione’. Piena contrapposizione quindi all’operato di Maduro verso il quale non nasconde il desiderio di tradurre il criterio democratico in discriminante utile a sospendere Caracas dalla partecipazione al Mercosur. Più prudente l’atteggiamento brasiliano che pur dando adito ad exploit poco diplomatici come quello di José Serra, ministro degli esteri, che sul tema ha affermato che ‘immaginare il Venezuela alla guida del Mercosur a tratti mette i brividi pensando alle sfide che proprio il Mercosur ha difronte’, più genericamente l’attuale governo temporeggia. Brasilia ha richiesto di rimandare ogni valutazione ad agosto ed è facile darsi una risposta su questa proroga. Temer per dare effettivo peso ad un’eventuale antagonismo a Caracas ha bisogno di una legittimità stabile del proprio governo che ad oggi passa per il giudizio definitivo sull’impeachment ai danni di Dilma Rousseff. Nell’eventualità di una definitiva condanna ai danni della Rousseff, Temer sarebbe legittimamente presidente del Brasile fino al 2018 e quindi ben libero di attuare la propria politica senza alcun ostacolo. Pertanto l’attuale governo preferisce attendere una soluzione della crisi politica interna per poi proiettarsi verso un maggiore attivismo geopolitico regionale. Differente l’atteggiamento di Macri che da Buenos Aires non nasconde la propria ostilità nei confronti di Caracas.

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